La campagna elettorale del Pdl riparte da Napoli
05 Aprile 2008
Napoli Capitale. Silvio Berlusconi scompagina ancora una volta le carte ridando fiato ad una campagna elettorale abbastanza povera di slanci. Piove a dirotto a Napoli ma dal palco preparato apposta per lui e Fini, il Cavaliere scalda gli oltre 50mila accorsi da tutta la Campania per ascoltarlo. Sarebbe quasi primavera ma sembra inverno per il cielo plumbeo ed il vento che spazza la piazza. Ma l’ex premier non delude le attese e incita i napoletani soprattutto quando promette di celebrare il primo consiglio dei ministri nella città partenopea. Non uno slogan quello del leader del Pdl ma un impegno preciso che decide di prendere con la cittadinanza: “Avrò qui una sede operativa – spiega Berlusconi – e mi interesserò direttamente, fisicamente, personalmente della situazione fino a quando si troverà una soluzione al problema”. Il tutto sotto l’abile regia di Gianni Letta che starebbe già lavorando al progetto di spostare l’esecutivo a Palazzo Reale o negli edifici della Prefettura: “La Costituzione consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove e di eleggere come luogo di lavoro un’altra sede”. Il Cavaliere travolto dall’entusiasmo dei napoletani va avanti lanciando fendenti alla sinistra ed affondando il colpo nel punto più debole: la vicenda rifiuti. Riposiziona così al centro del confronto elettorale il tema rifiuti, ancora irrisolto nella città a quasi tre mesi dalla nomina del Super Commissario De Gennaro. Il tutto in una giornata, quella di ieri, che è sembrata quasi ritagliare addosso ai due principali candidati premier una sorta di faccia a faccia. Un face to face tutto campano, con Berlusconi a Napoli e Veltroni a Caserta. Tra una selva di manifesti e striscioni contro Bassolino il leader del Pdl punta così il dito contro “il gruppo alla Regione del centrosinistra per metà indagato, una circostanza di cui Veltroni e Bassolino dovrebbero vergognarsi”. Da qui l’amara constatazione di aver “umiliato l’Italia con la vergogna delle cataste di rifiuti riprese dalle tv di tutto il mondo”. Un tema quello dei rifiuti a cui Berlusconi, una volta premier, vuole dedicare il massimo precisando anche di non aver “detto che risolverò in due mesi la questione, ma che dopo due mesi , se non ci saranno segni evidenti di una soluzione concreta, allora comincerà ad essere responsabilità anche mia”. Dai rifiuti alla mozzarella nell’elenco dei disastri del centrosinistra. Una vicenda per il Cavaliere gestita male, convinto che “se c’erano dei dubbi bisognava condurre le indagini con la massima riservatezza. Poi si vede che alla fine c’erano solo tre aziende… e invece hanno rovinato il mercato della mozzarella per tutti”. Intanto il cielo sembra dare un attimo di tregua ed allora arriva la stoccata a Veltroni che per l’occasione diventa “Walterino sette doppiezze”, che “ha disatteso tutti gli impegni presi” ed a cui consiglia di cambiare slogan in “si può bluffare”. E’ un crescendo il ritmo berlusconiano che passa ad elencare le “doppiezze di Walterino”: “Avevano promesso che sarebbero andati da soli e si sono alleati con i Radicali e con Di Pietro, il peggio del peggio del peggio del giustizialismo”. Tra le “doppiezze di Walterino” c’è pure l’alleanza con la sinistra: “Avevano detto che sarebbero presentati alle elezioni distinti dalla sinistra ed invece sono presenti nelle amministrative con candidati unici”. La pioggia si è placata ma il Cavaliere non ancora, e così ricorda anche che “avevano promesso di dare vita ad una nuova classe dirigente ed invece hanno candidato nelle liste tutti i ministri ed i sottosegretari del governo Prodi”. Non manca nemmeno l’attacco alla promessa di destinare il tesoretto “agli indigenti”. Un tesoretto che però, ricorda il leader del Pdl “Padoa Schioppa ha detto che non c’è”. Il Cavaliere non si ferma, è un fiume in piena e con sè trascina i cinquantamila napoletani che lo seguono con cori da stadio. Bandiere che sventolano, palloncini che volano e coriandoli tricolore che attraversano la piazza. Ogni tanto c’è una pausa ma poi riprende veloce perché “il Pd non è altro che l’ultimo trasformismo del Partito Comunista. E’ una sorta di mimetizzazione del Pci come lo era stato prima il Pds e poi i Ds”. Dall’attacco all’appello, e così si rivolge agli elettori perché è necessario un “voto ampio alla Camera ed al Senato, avremo bisogno di una vasta maggioranza per varare i primi provvedimenti che saranno duri ed impopolari a causa dei gravi e difficili problemi”. La pioggia intanto torna a cadere giù di nuovo con insistenza, proprio quando sta per concludere il Cavaliere. C’è solo il tempo di un ultimo appello: “Se avessi uno spadone ve lo batterei sulla spalla destra, su quella sinistra non ce la farei, nominandovi missionari di libertà e verità”. L’ultimo messaggio ai napoletani ma anche un avvertimento a non abbassare la guardia. La vittoria è nell’aria ma il ricordo della beffa del 2006 è ancora troppo forte.
