La Campania ora s’inventa la raccolta differenziata ‘fai da te’

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La Campania ora s’inventa la raccolta differenziata ‘fai da te’

06 Febbraio 2008

Raccolta differenziata, in questi giorni in Campania non si parla d’altro: la soluzione di tutti i mali è lì a portata di mano. Comitati civici, associazioni, sindacati, organizzazioni di volontariato e normali cittadini, tutti presi dalla nuova moda: la differenziata fai da te! Tutto è iniziato a Gianturco all’indomani dell’inclusione nel piano De Gennaro degli stabilimenti dell’ex manifattura dei tabacchi tra i siti di stoccaggio delle ecoballe. Nel giro di poche ore i cittadini del quartiere, spalleggiati dai giovani del vicino centro sociale Officina 99, la cui struttura è stata nobilmente acquistata pochi anni fa dal Comune di Napoli e donata ai suoi occupanti abusivi, hanno inscenato blocchi stradali e forme di protesta tipiche di questo periodo. Con una variante: mostrare la propria disponibilità alla risoluzione dell’emergenza con azioni concrete, attraverso la creazione di un’isola ecologica dove raccogliere rifiuti differenziati. Da qui in tanti hanno improvvisato forme di raccolta utilizzando contenitori artigianali, sensibilizzando i cittadini. Indubbiamente tutto questo può avere ripercussioni positive, nella speranza che l’insorgenza di questo nuovo e insolito spirito civico nella popolazione possa permanere nel tempo, laddove è stato completamente assente nel recente passato. Ma il problema è ben più complesso. Innanzitutto perché la parte di rifiuti che non può essere riciclata in qualche modo, è destinata alle discariche o all’incenerimento; in secondo luogo perché si è ancora in piena emergenza.

Montagne di rifiuti indifferenziati sono ancora disseminate in tutta la regione. Si parla di oltre centomila tonnellate la cui destinazione è ancora incerta alla luce delle difficoltà riscontrate nella riapertura delle discariche individuate dal nuovo supercommissario per l’emergenza. Il famigerato “grande buco” dove destinare i rifiuti, stenta a prendere forma, ma anche superata l’emergenza, la raccolta differenziata è una soluzione obbligata ma non interamente risolutiva. I comuni hanno ancora un mese di tempo per elaborare il piano per la raccolta differenziata e avranno altri 60 giorni per la realizzazione del piano stesso. La mancata attuazione da parte delle amministrazioni comunali di queste misure nei tempi stabiliti determinerà l’immediato commissariamento dei comuni inadempienti. Questo è l’unico dato certo entro cui ci si sta muovendo, ma in ambito locale è tanta la confusione e l’improvvisazione. Sembra scontato dirlo, ma da questo punto di vista Napoli è in prima linea. Anziché presentare il proprio piano, l’amministrazione comunale ha pensato bene di organizzare, con l’Asia, la giornata ecologica per la raccolta differenziata. Una manifestazione tesa a educare e sensibilizzare la popolazione a una gestione dei rifiuti domestici più appropriata e sostenibile, portata in scena per 4 ore in dieci piazze, una per ogni municipalità. Così la giunta comunale crede di poter risolvere un problema che si trascina da decenni e che vede la città all’11% di raccolta differenziata, attraverso gli slogan che campeggiano sui manifesti 6×4 realizzati per dare eco all’iniziativa: “chi ama Napoli fa la differenza”, “chi più ne ha più ne porti” e così via. 

Sembra di vivere quasi nella paradossale inversione dei ruoli, con i cittadini e le associazioni che cercano di individuare gli strumenti per realizzare la differenziata e il comune che si perde in opere di sensibilizzazione alle quali non fa seguire azioni concrete. È bene ricordare che nel Programma di governo della città di Napoli, presentato dal rieletto sindaco Iervolino nella seduta inaugurale del nuovo consiglio comunale nell