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La Casa Bianca sventa il fallimento di Gm e Chrysler

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Dopo settimane di dichiarazioni, ripensamenti e silenzi, la Casa Bianca ha finalmente prodotto un piano di aiuti finanziari ai colossi automobilistici di Detroit in difficoltà, che consentirà a General Motors e a Chrysler di non fallire almeno fino a dopo l'insediamento del Presidente eletto Barack Obama. Il prestito ponte a breve termine, del valore complessivo di 17,4 miliardi di dollari, concederà ai due costruttori l'accesso a 13,4 miliardi in prestiti nei mesi di dicembre e gennaio, mentre altri 4 miliardi saranno disponibili in febbraio. A General Motors andranno 9,4 miliardi, mentre 4 saranno messi a disposizione di Chrysler. Rick Wagoner, amministratore delegato di Gm, e Bob Nardelli, a.d. di Chrysler, hanno ringraziato la Casa Bianca, promettendo di fare tutto il possibile per ritornare alla profittabilità.

Ford, il colosso relativamente più in salute dal punto di vista finanziario, ha detto di non aver bisogno di assistenza, ma ha spesso ripetuto che il suo destino è legato alla sopravvivenza delle altre società e ha ribadito la richiesta di un'apertura di una linea di credito per 9 miliardi di dollari in caso la situazione economica possa deteriorarsi.

Il pacchetto da tempo alle società fino al 31 marzo 2009 per riorganizzarsi e proporre al governo piani che dimostrino la possibilità di tornare ad un flusso di cassa positivo e di poter quindi ripagare i debiti.

Se il ritorno alla solidità finanziaria di lungo termine non risulterà credibile, le società dovranno ripagare i prestiti, una cosa pressoché impossibile che verosimilmente ne determinerebbe il fallimento. Un funzionario del Tesoro ha detto che l'amministrazione Obama avrà la possibilità di rinegoziare i termini dei prestiti con le società.

Parlando dalla Casa Bianca questa mattina il Presidente degli Stati Uniti George W.Bush ha detto che l'amministrazione si è opposta ad un decisione di far entrare le società in amministrazione controllata, come nei giorni scorsi si era detto, per il rischio troppo grande che questo sarebbe stato il preludio ad una rapida e disastrosa liquidazione. "Nel mezzo della crisi finanziaria e della recessione, lasciarle fallire non sarebbe responsabile", ha detto Bush. Il governo avrà anche la possibilità di diventare azionista delle società, sulla falsa riga di quanto avvenuto nel comparto finanziario, e di fatto nazionalizzando parzialmente il settore. Inoltre alle società verrà chiesto di accettare limiti agli stipendi dei dirigenti e di rinunciare ad alcuni privlegi come i jet aziendali.

La maggiora parte dei fondi, 13,4 miliardi di dollari, verranno prelevati dal pacchetto di salvataggio da 700 miliardi di dollari per il sistema finanziario americano (Tarp). La prima tranche del Tarp autorizzata dal Congresso, 350 miliardi di dollari, andrà quindi ad esaurirsi, e gli altri 4 miliardi di dollari per Detroit andranno prelevati dalla seconda parte. A questo proposito il segretario al Tesoro Henry Paulson ha comunicato oggi l'intenzione di rivolgersi al più presto al Congresso per sbloccare gli altri fondi. La Casa Bianca lo ha successivamente smentito, almeno in parte, dicendo di non esserne ancora sicura, e di considerare di lasciare a Obama la decisioni di rivolgersi al Congresso per ottenere la seconda parte del Tarp.

Bush ha detto che in circostanze economiche normali, la sua amministrazione, per coerenza ideologica, non avrebbe avuto dubbi e che la scelta opportuna è sempre quella di lasciar fallire società private che non riescono a proseguire l'attività. Queste, ha però aggiunto, sono circostanze straordinarie, e consentire il fallimento di Detroit nel mezzo della recessione e della crisi finanziaria è una responsabilità troppo grande, anche alla luce dei già tanti problemi che quest'amministrazione lascerà in eredità al prossimo Presidente. "Peggiorerebbe un mercato del lavoro già debole ed enfatizzerebbe la crisi finanziaria", ha detto Bush, "Potrebbe far entrare la nostra economia sofferente in un recessione più lunga e profonda. E lascerebbe il prossimo Presidente di fronte al crollo di uno dei principali settori industriale nel suo primo giorno in carica", ha detto.

Le decisione del governo ha trovato l'accordo di Obama, per cui a questo punto, tutti coloro che hanno un interesse nelle società dovranno fare scelte dure e coraggiose. "Le azioni di oggi sono un passo necessario per evitare il collasso della nostra industria automobilistica che avrebbe conseguenze devastanti per la nostra economia e i nostri lavoratori", ha detto. Le società e tutti coloro che hanno interessi, inclusi operai, concessionari, creditori e fornitori "devono fare scelte dure necessarie a raggiungere una solidità di lungo periodo".

Il piano di oggi mantiene le figura dello "zar dell'auto" per vigilare sul processo di ristrutturazione in questi mesi. Nel breve periodo il ruolo sarà assunto da Paulson, ma il vice capo di Gabinetto della Casa Bianca Joel Kaplan ha detto che se il team di Obama vorrà qualcun altro, anche in questo periodo, la Casa Bianca è aperta.

Anche al sindacato dello United Auto Workers verranno chiesti sacrifici, come l'eliminazione di un programma che garantisce agli operai licenziati di percepire fino al 95% dello stipendio anche per anni dopo aver lasciato la società. Lo Uaw, nonostante abbia ringraziato Bush per gli aiuti, ha anche detto che chiederà a Obama alcune condizioni del piano ritenute "ingiuste".

Fsn-Emc

 

 

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