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La Cei invita a difendere l’unicità del matrimonio

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“La legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo”. Attacca senza mezzi termini le politiche sui diritti dei conviventi la nota che il Consiglio Episcopale Permanente ha emesso proprio questo pomeriggio. Un richiamo ai cattolici – quelli che fanno politica ma anche i cittadini cattolici – ad un’assunzione di responsabilità nel difendere la famiglia fondata sul matrimonio. “Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune”. Il bene comune, dunque, è la difesa della famiglia tradizionale, sostengono i vescovi. Ed è un dovere del legislatore, di chi fa politica, promuoverne e difenderne il valore. Un dovere tanto più categorico per i politici cattolici, a cui si rivolgono i vescovi quando affermano che i cristiani non possono “appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”.

“Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica”. Nessuna discesa in campo della Chiesa cattolica, continuano nella nota. Nessuna ingerenza nella politica italiana. Ma – si legge – è compito del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi». Nessun interesse politico da affermare. “Solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera”.

Una battaglia che accomuna credenti e non credenti, quella per la famiglia, in nome di due principi: l’importanza del nucleo familiare come cellula primaria del contesto sociale e come luogo di socializzazione primario per l’individuo.“Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli. […] Solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. %C3

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1 COMMENT

  1. Condivido sostanzialmente il
    Condivido sostanzialmente il contenuto della nota. Preciso, però, quanto segue: 1) nel “bene comune” rientra il “bene famiglia”, fondata sul matrimonio indissolubile che ha per fondamento l’ordine naturale. E’ riduttivo, quindi,(e strategicamente perdente) identificare il “bene comune” con la sola difesa della famiglia (tradizionale). 2)il problema non riguarda solamente i cattolici ma tutti gli uomini-cittadini (il discorso è, pertanto, “laico”, non fideistico).In ultima analisi, il vero problema è quello dell’ordinamento giuridico dello Stato che non può essere agnostico e non può pretendere di fondarsi né sulla sovranità (filosoficamente intesa), né sui principi di “laicità” e di “assoluta autoderminazione della persona” che, secondo la Corte costituzionale italiana sono i due principi cardine del nostro ordinamento costituzionale. 3)improprio è pertanto il richiamo alla Costituzione da parte dei Vescovi. Il “concetto” di persona ivi accolto non è quello classico e, tanto meno, quello cristiano.

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