“La Cena”, un romanzo sul perché i genitori giustificano il bullismo

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“La Cena”, un romanzo sul perché i genitori giustificano il bullismo

11 Aprile 2010

La  cena di Herman Koch è la sorpresa editoriale dell’anno. Vincitore del premio del pubblico 2009 è stato conteso dalle case editrici di tutto il mondo; verrà pubblicato in undici paesi. Ha scalato le classifiche vendendo in pochi mesi oltre 250.000 copie. L’autore è noto come giornalista, romanziere e autore televisivo. Perché questo successo? E perché mi ha interessato scriverne? Per l’argomento che tratta e per la curiosità che ha suscitato. In questo momento la violenza giovanile è al centro delle cronache, non c’è giorno che non ci sia una notizia. Il romanzo parla appunto di violenza giovanile e di famiglie. Aggiungerei di violenza familiare. Mentre si legge sembra di leggere una notizia di cronaca. E’ un dramma violento, contemporaneo. Mi ha colpito che sia stato così letto. Forse molti si sono identificati. Si sono visti seduti a cena a giustificare la propria violenza e quella dei propri figli. A dare un valore diverso alla propria vita e a quella dei propri figli rispetto alla vita degli altri.

La cosa che colpisce maggiormente nel racconto è la percezione che della violenza commessa da due giovani adolescenti hanno i rispettivi genitori. Essi si troveranno appunto a cena in un lussuoso ristorante per parlare del futuro dei loro figli. Michael e Rick questi i nomi dei ragazzi. Quindici anni, hanno ucciso una barbona mentre cercavano di  prendere i soldi da un bancomat. Lei per sua sfortuna si era rifugiata lì. Le telecamere hanno ripreso la scena che è passata nei telegiornali. Si cercano i ragazzi che ancora non sono stati identificati. Il loro arresto può essere imminente poiché le immagini sono state scaricate anche su internet.

La storia si sviluppa durante l’arrivo delle portate. I tempi sono scanditi: aperitivo, antipasto, secondo piatto, dessert, digestivo, mancia. E’ il cibo che fa da intermezzo ma anche da anticipatore delle emozioni che si snocciolano nel racconto di Paul il padre di Michael. Egli ricorda momenti della propria vita in cui appare la sua  violenza che oggi lo fa sentire responsabile dei comportamenti del figlio. Il racconto è un thriller. Si sa già cosa è accaduto sin dall’inizio, ma la suspense è in tutto il romanzo che si legge in fretta. Si ha voglia di capire cosa accadrà, perché si sta male. Ci si meraviglia di continuo nell’andare avanti nella storia. L’autore ci sorprende lentamente ma in modo implacabile. Il cinismo inaspettato e la violenza pervadono il racconto. I dialoghi serrati dei commensali spiazzano. Cosa saranno capaci di fare i quattro protagonisti pur di salvare i propri figli? E cosa saranno ancora capaci di fare i figli…?

I genitori sono due fratelli; il rapporto tra i due è complesso e feroce, almeno così è visto da uno di loro. Il lettore è preso dal vortice saliente di violenza che farà dire ad una delle due madri, che quella barbona puzzava e non doveva essere lì! Che sicuramente la vita dei ragazzi non deve essere rovinata! La voce che narra è quella del padre di Michael, insegnante che ha dovuto lasciare il lavoro. Il fratello, Serge dovrà invece affrontare le elezioni poiché probabilmente diventerà primo ministro in Olanda, è qui che si svolge la vicenda. Le mamme risolute e sconcertanti per i loro comportamenti, fanno immediatamente intuire che tra i propri figli e la vita degli altri non ci può e non ci deve essere nessun collegamento.

Vale la pena leggerlo. E’ una storia contemporanea che fa riflettere. Molto dura ma è così attuale che dà i brividi. E’ una storia dei nostri giorni, non solo per il fatto accaduto, ma per i ragionamenti che porteranno avanti alcuni di loro. Ragionamenti serrati e implacabili pronti a creare teorie perfette dove i colpevoli hanno ragione grazie a sofisticate giustificazioni, che avvieranno la storia alla conclusione sconcertante. E’ un romanzo che rispecchia i nostri tempi. I rapporti che intercorrono tra adulti e giovani. Le fragilità dei figli che si rispecchiano nelle debolezze dei genitori. Vi si rintraccia la paura, la vigliaccheria, la patologia, l’assenza di regole, l’assenza di etica, la noia e soprattutto: il non senso che attraversa storie come questa, con il quale facciamo i conti sempre più spesso di questi tempi… "Papà, che c’è? Stai ridendo! Hai riso anche la prima volta quando ti ho raccontato del bancomat. Vado avanti? Sicuro che vuoi sapere tutto?