“La Chiesa guarda agli atti pubblici, anche se il Cav. non è Carlo d’Austria”

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“La Chiesa guarda agli atti pubblici, anche se il Cav. non è Carlo d’Austria”

23 Gennaio 2011

 

Il suo modello è Carlo d’Austria, ultimo statista ad essere beatificato dalla Chiesa per la coerenza tra vita privata e ruolo pubblico. Ma a ben guardare, e non da ora, di epigoni all’orizzonte della scena politica Alfredo Mantovano non ne scorge. Da cattolico ricorda come la dottrina sociale della Chiesa inviti a guardare anzitutto ai comportamenti pubblici, cioè azione di governo e leggi. Atti concreti che “questo esecutivo ha fatto, ad esempio sulla difesa della vita” diversamente dal cattolico Prodi favorevole ai “Dico o a un testamento biologico para-eutanasico”. Muove da qui l’analisi del sottosegretario all’Interno che affronta il Rubygate da magistrato, da politico e, appunto, da cattolico.

Onorevole Mantovano, che idea si è fatto del Rubygate?

Stiamo al dato processuale: il contenuto degli atti giudiziari noti – il decreto di perquisizione e l’avviso a comparire – appare totalmente privo di fondamento, sia per l’accusa di concussione che per quella di prostituzione minorile. La concussione prevede un abuso della funzione o dell’incarico pubblico, la costrizione del destinatario di questo abuso. Se si legge la relazione del questore di Milano e prima ancora quella del funzionario che si è occupato della telefonata, non viene rilevato né l’abuso né la costrizione. La prostituzione minorile deve necessariamente basarsi sulla consapevolezza della minore età che dagli stessi atti non solo non emerge ma addirittura appare smentita.

Sta dicendo che quella dei pm milanesi è un’inchiesta basata sul nulla?

A mio avviso questa iniziativa giudiziaria ha un solo scopo: infangare e delegittimare il premier.

E’ il solito ritornello del centrodestra…

Faccio un discorso sul piano politico-giudiziario, al netto delle considerazioni di carattere etico perché occorre distinguere i due aspetti. Do per scontato cià che molti hanno rilevato in questi giorni a proposito dell’uso massiccio di mezzi e uomini nell’attività investigativa; mi fermo su un particolare apparentemente tecnico.

Quale?

Il decreto di perquisizione arrivato alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera è un atto che serve ad acquisire elementi din indagine e normalmente ha una motivazione che non supera le cinque righe, in certi casi può arrivare a dieci e sfido chiunque ad andare a Milano per verificarlo con atti analoghi. Questo, invece, è un atto composto da quasi quattrocento pagine con allegate tutte le dichiarazioni e le intercettazioni  (o perlomeno una parte significativa di esse) raccolte in questi mesi. Se siamo arrivati a quota quattrocento, è perché vi è la piena consapevolezza che l’esito giudiziario non sarà una condanna per concussione o prostituzione; dunque si punta a un effetto immediato, ovvero infangare il capo del governo e delegittimarlo attraverso la diffusione di materiale di indagine.

Ritiene ci sia stata una violazione delle norme procedurali da parte della procura di Milano?

Non sono in grado di dire se c’è stata violazione delle norme procedurali, dico che emerge con chiarezza l’uso politico e mediatico di strumenti di indagine.

Ad esempio le intercettazioni? Eravate a un passo dalla riforma ma la legge è finita in un binario morto, perché?.

Seguiamo la logica del procedimento penale nel quale il reato più grave è la concussione: questa secondo i pm si realizza a fine maggio 2010 mentre le intercettazioni telefoniche partono da gennaio 2010.

C’è stato un abuso?

La risposta viene bene per comparazione: ho letto sui quotidiani che si sta parlando di decine di migliaia di conversazioni intercettate, forse centomila. Mi chiedo: quanti fascicoli per rapina o per furto aggravato o per estorsione in questo momento sono sui tavoli della procura di Milano e quali mezzi vengono impiegati per dare seguito alle denunce presentate per questi fatti?

Sta dicendo che la procura non avrebbe dovuto indagare sul Rubygate?

Sto dicendo che esiste l’obbligatorietà dell’azione penale che non può valere solo quando l’ipotetico indagato è Berlusconi ma vale per l’estorsore, per il ladro, per il rapinatore. Se vengono impiegati massicciamente strumenti investigativi per dire agli italiani come il premier passa le serate a casa sua, allora queste risorse vengono sottratte ad altro tipo di attività giudiziaria. Per questo sarei interessato a conoscere i numeri delle rapine e delle denunce e di quelle che hanno avuto esito giudiziario con sentenza.

Sì ma perché la legge sulle intercettazioni si è arenata?

Diciamo che c’è stato il tentativo di portarla a compimento, poi conosciamo la storia, nel senso che più volte ci sono stati intoppi di tipo istituzionale.

Berlusconi ha deciso di non andare dai pm di Milano, lei però sostiene che avrebbe dovuto farlo, Perché?

Se la Procura di Milano usa strumenti giudiziari per avere un risultato politico, a mio avviso una reazione adeguata è usare lo strumento giudiziario e cioè presentarsi ai pm per dare un senso politico a questa presenza.

In che senso?

Dicendo: proprio perché non vi riconosco competenti e avete violato le disposizioni formali e sostanziali, ve lo dico in faccia e aggiungo che questo rappresenta l’ennesimo, forse il più clamoroso esempio che conferma l’esigenza di una riforma complessiva della giustizia. In altre parole, se c’è una guerra dichiarata, ad un atto di guerra si risponde con un atto di guerra, con una guerra per procura (con la p minuscola, cioè per conto terzi).

In tutta questa vicenda qual è il confine tra pubblico e privato?

Il confine tra pubblico e privato esiste. E’ chiaro che un personaggio pubblico importante vede questo confine spostarsi sempre più verso la compressione della sua sfera privata, tuttavia la sua abitazione. Basta andare al Catasto.

C’è però anche una questione di opportunità nei comportamenti che non può essere sottovalutata, a maggior ragione per un capo di governo. La stessa Chiesa prima con il cardinal Bertone, poi con il Pontefice ha richiamato alla sobrietà e alla moralità. Lei da cattolico cosa risponde?

Non pretendo di rappresentare i cattolici. La mia è una risposta personale. Il mio ideale di uomo di Stato è Carlo D’Austria che non a caso è stato l’ultimo statista ad essere beatificato dalla Chiesa. Tra l’altro, personalmente considero quel giorno uno dei più belli della mia esperienza di governo in otto anni sommando anche la precedente legislatura. Nell’ottobre 2004 ho avuto l’onore di rappresentare lo Stato italiano alla cerimonia di beatificazione. La motivazione: Carlo d’Austria ha svolto in modo esemplare le funzioni di imperatore d’Austria e d’Ungheria perché ha mostrato una grande coerenza nella vita personale con i principi che già osservava per svolgere le funzioni che gli furono affidate. Quindi credo possa rappresentare a buon diritto un modello. Se mi guardo intorno e non da oggi, non scorgo all’orizzonte qualche epigono di Carlo d’Austria. Mi sembra di ricordare, inoltre, che la dottrina sociale della Chiesa invita a guardare anzitutto ai comportamenti pubblici: che significa azione di governo e leggi.

E quindi?

Il governo in carica ha sfiorato una crisi istituzionale che avrebbe potuto farlo cadere nel tentativo di varare un decreto per salvare la vita a Eluana Englaro. La maggioranza che sostiene l’esecutivo sta cercando di varare una norma sul fine vita che sia rispettosa del diritto alla vita e tutto questo accade con un premier la cui condotta personale certamente non risponde  a tutti e dieci comandamenti. Nella precedente legislatura avevamo un capo di governo sulla cui fedeltà non solo alla consorte ma anche ai dieci comandamenti non ho motivo di dubitare ma che ha provato a far passar i Dico e ha avuto un occhio benevolo  sul testamento biologico para-eutanasico. Poiché oggi la scelta non è tra Carlo d’Austria e Berlusconi, ma tra Berlusconi, Prodi e Vendola, io non ho il minimo dubbio. E non ce l’ho  anche per quella che è la mia formazione cattolica.

Come andrà a finire il Rubygate?

Bisognerà attendere che il fango sia tolto di mezzo e l’oggetto del fango non sono le ipotesi di reato contestate sulle quali escludo sviluppi ulteriori. Anche per questo insieme ad altri colleghi esponenti dell’area cattolica del Pdl ho firmato la lettera aperta ai cattolici italiani.

Quali sono a suo giudizio gli effetti politici?

Questa iniziativa arriva a un mese di distanza dalla fiducia al governo e nel momento in cui si prospettava un quadro della legislatura meno precario di quello visto nell’anno appena concluso. E’ chiaro che l’iniziativa dei pm milanesi, nella sua dirompenza punta a destabilizzare il quadro politico. Se ci riuscirà o meno, dipende dai protagonisti in campo.

Che intende dire?

Dipende dalla maggioranza, chiamata a distinguere aspetti certamente non esemplari di vita privata rispetto all’azione di governo che ha necessità di un rilancio, specie sui temi dello sviluppo.

Il terzo polo ha abbandonato la linea dialogante per imbracciare il fucile. Casini e Fini chiedono le dimissioni del premier e la sua sostituzione a Palazzo Chigi con un altro leader – Letta, Alfano, Tremonti i nomi più gettonati – oppure il ritorno alle urne. Cosa ne pensa?

All’interno del terzo polo vanno fatte alcune distinzioni; faccio fatica a mettere sullo stesso piano Casini e Briguglio. Penso che se da parte delle singole forze politiche si dice non vogliamo entrare in maggioranza ma siamo disponibili a un impegno comune per il resto della legislatura sul fronte dello sviluppo con l’obiettivo di rilanciare l’Italia dopo la crisi internazionale – posto che in materia di sicurezza mi pare che si sia fatto molto come peraltro su altri fronti – , ho la ragionevole fiducia che ci sarà attenzione concreta su questi temi. Del resto, da parte dell’Udc finora ho colto un lavoro di opposizione ma non pregiudiziale.

Sì ma Casini dalla famosa intervista ‘dialogante’ sul Corsera ha cambiato radicalmente posizione.

Credo che da tutta questa vicenda emerga come l’iniziativa della Procura di Milano abbia finalità politiche e quindi sono fiducioso che si possa recuperare lo spirito costruttivo di quella intervista.

Oggi le elezioni sono più vicine e o no?

Il ragionamento che ho sviluppato fin qui rappresenta la prospettiva in positivo. L’impossibilità di realizzarla non ha che come esito obbligato il ritorno alle urne.