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La Cina punta su “Confucius” per arginare il pericolo Avatar

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Avatar, il nuovo colossal americano del regista James Cameron, in due settimane di programmazione nelle sale cinematografiche cinesi ha incassato 73,3 milioni di dollari. Dopo la sua uscita, avvenuta il 4 gennaio, la concorrenza nazionale e straniera era stata letteralmente spazzata via. Era, appunto. Perché a partire da venerdì 22 gennaio le 1.628 sale dove il film viene proiettato su pellicola normale (2D) non potranno più mostrare i Na’Vi e gli altri esseri che abitano il pianeta Pandora. Le autorità di Pechino hanno deciso di “bannarlo” per lasciare spazio a Confucius, del regista Hu Mei, biografia politicamente corretta e approvata dalle autorità del grande filosofo vissuto nella Cina feudale che farà il suo esordio nelle sale il 23 gennaio. Ufficialmente, la comunicazione è stata data ai cinema di tutto il paese dalla China Film Group Company, che distributrice di Avatar in Cina.

Il film continuerà ad essere proiettato in circa 800 sale nella versione tridimensionale (3D), ma questo non attenua il significato dell’azione che il quotidiano Apple Daily, di Hong Kong, attribuisce direttamente al Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese. Un’accusa che ha visto reazioni piuttosto blande. Un funzionario della State Administration of Radio, Film and Television ha affermato che “Se un film continua o no ad essere programmato è una decisione basata sul mercato e il governo non dovrebbe interferire”, mentre il vice-capo dell'organizzazione, Zhang Hongsen, ha spiegato ai media cinesi che “La performance al botteghino della versione 2D non è stata eccezionale, mentre è difficile trovare i biglietti per quella 3D”.

Secondo il tam tam che si è messo in moto su internet, invece, le ragioni sono sia di natura economica che politica. Da un lato Pechino con quest’azione vuole ridare ossigeno all’industria cinematografica cinese e in particolare a una produzione, Confucius, finanziata dal governo, costata oltre 20 milioni di dollari, e per la quale sono stati ingaggiati pezzi da novanta del cinema nazionale, come l’autore della colonna sonora, Cong Su (Oscar 1987 per L’Ultimo Imperatore) e l’attore Chow Yun-Fat (Dragonball), che interpreta il saggio cinese. Dall’altro, con Confucius il governo intende mostrare al pubblico la storia di un totem della cultura cinese, che nei suoi insegnamenti invitava all’etica personale e politica, all’onestà, alla correttezza delle relazioni sociali e al rispetto dell’autorità familiare e gerarchica. Un film educativo, quindi.L’importanza attribuita a Confucius viene sottolineata anche dal fatto che inizialmente la sua uscita in Cina era stata prevista per la fine del 2009, in concomitanza con 60° anniversario della Repubblica Popolare Cinese, e che solo successivamente era stata spostata.

E’ evidente che le autorità preferiscano un film "di casa", nel quale vengono solennemente presentate le antiche virtù dei padri, a una pellicola straniera nella quale, per altro, è raccontata  la storia della popolazione originaria del pianeta Pandora che si batte contro i terrestri, i quali vogliono colonizzarli per impadronirsi delle loro risorse naturali. Una vicenda “scomoda”, perché il pubblico vi potrebbe trovare delle similitudini con la condizione di alcune minoranze etniche della Cina, come i tibetani e gli uighuri, o con le requisizioni forzate di terre nelle campagne e di vecchie case nelle città, demolite per fare spazio a strutture che diano lustro alla nuova Cina del grande sviluppo.
 

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