La Clinton nei Balcani: frenare Cina e Russia e favorire la Ue

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La Clinton nei Balcani: frenare Cina e Russia e favorire la Ue

21 Ottobre 2010

Washington è tornata ufficialmente nei Balcani – una regione che gli Stati Uniti intendono appoggiare nel suo cammino verso la piena integrazione nelle strutture euro-atlantiche – con la visita del segretario di Stato, Hillary Clinton. Le due parole chiave del mini-tour diplomatico sono state dialogo e riforme.

Prima tappa è stata la Bosnia Erzegovina, a quasi due settimane dalle elezioni legislative, dove il Segretario di Stato ha incontrato le alte sfere bosniache cui ha ribadito il pressante appello ad avviare il processo di riforme costituzionali necessarie all’integrazione del Paese nell’Ue e nella Nato. A Sarajevo, dopo aver inaugurato la nuova sede dell’Ambasciata statunitense, la Clinton ha inoltre incontrato gli studenti universitari presso il Teatro nazionale, confrontandosi successivamente con le tre parti (musulmana, serba e croata) componenti la presidenza. E’ importante notare come le due entità che compongono la Bosnia, la Federazione Bh a maggioranza croato-musulmana, e la Repubblica Srpska a maggioranza serba, sono fortemente divise sul tema delle riforme. Mentre la Federazione preme per andare verso uno stato più centralizzato, la componente serba è fortemente contraria e resta ferma nel difendere la propria autonomia, minacciando addirittura la secessione.

Seconda tappa del tour è stata proprio Belgrado, dove al presidente Boris Tadic e alle massime autorità della Serbia la Clinton ha sottolineato l’importanza di avviare al più presto il dialogo con Pristina per giungere a una soluzione della disputa sul Kossovo, dove il segretario di Stato Usa si è poi recato il giorno dopo, a conclusione del suo rapido giro. A Belgrado, la Clinton ha visto anche il ministro degli Esteri Vuk Jeremic e quello della Difesa Dragan Sutanovac, oltre a incontrare in serata anche esponenti di organizzazioni non governative. A tutti ha sottolineato l’appoggio americano agli sforzi che la Serbia sta mettendo in atto per integrarsi pienamente nella Ue, auspicando un rapido avvio del dialogo fra Belgrado e Pristina. Un dialogo, ha detto, “che andrà a beneficio di ambedue i popoli, serbo e kossovaro albanese, nella soluzione dei problemi della vita quotidiana, e delle relazioni a lungo termine fra le due comunità”.

Ultima e terza tappa Pristina, la capitale del Kosovo. Dopo l’accoglienza i rappresentanti della città l’hanno accompagnata in un tour della città, a cominciare dalla piazza che ospita la statua del marito Bill Clinton. Il caso ha voluto che la visita del segretario di stato americano sia giunta nel bel mezzo di una crisi istituzionale del Kossovo, che si prepara alle elezioni anticipate dopo le dimissioni di Fatmir Sejdiu dalla carica di presidente. Il presidente del Kossovo si è dimesso dopo una sentenza della Corte Costituzionale che aveva decretato l’incompatibilità del ruolo con quello di capo del suo partito, la Lega Democratica del Kossovo. “Ero convinto che mantenere la funzione di presidente della Lega Democratica senza esercitarla non violasse la Costituzione, ma la Corte ha deciso diversamente e quindi rispetto la decisione”, ha detto Sejdiu annunciando le sue dimissioni.

In questo incontro la Clinton ha ricevuto le garanzie che, nonostante la campagna elettorale, non dovrebbe cessare il dialogo con i funzionari serbi. Inoltre, il suo obiettivo è di avere libere elezioni, ma soprattutto quello di convincere la minoranza serba in Kossovo ad andare a votare i rappresentanti. La signora Clinton però non voleva solo garanzie per il futuro dei negoziati tecnici tra Serbia e Kossovo ma anche per il dopo elezioni. Perché il Kossovo merita una coalizione forte per sfidare la dilagante corruzione e il sottosviluppo economico. A conclusione di questo breve viaggio si possono tirare alcune somme. Innanzitutto la visita ha ammorbidito i nazionalisti serbi della Bosnia garantendo longevità all’entità serba. Serbia ha cui la Clinton ha promesso il ravvicinamento con l’occidente, senza garantire però l’accelerazione del processo di integrazione. In Kossovo ha invece esortato l’inizio del dialogo, nonostante le elezioni anticipate. Ma per accelerare questi due processi ci vuole l’ok della UE.

Per questo è chiaro che l’amministrazione Obama intende seguire da vicino la situazione nei Balcani occidentali: non lasciare campo libero alla Russia, contrastare la penetrazione economica cinese e infine sostenere proprio l’Ue che – dicono a Washington – ha ancora bisogno degli Usa per gestire il complicato scacchiere della regione.