Home News “La Consulta conferma che lo scudo per il premier è nell’ordinamento”

Dopo la sentenza sul legittimo impedimento

“La Consulta conferma che lo scudo per il premier è nell’ordinamento”

L’atteso verdetto della Consulta sul legittimo impedimento è arrivato: la norma è parzialmente bocciata. Così, le toghe hanno optato per una decisione di "compromesso" che permetterà ai giudici di valutare caso per caso se l'impedimento del premier a presentarsi un udienza è legittimo oppure no. Mentre il centrosinistra esulta i legali del premier Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, esprimono soddisfazione per il fatto che "la legge nel suo impianto generale è stata riconosciuta valida ed efficace". E’ dello stesso parere anche il costituzionalista Tommaso Edoardo Frosini, che chiarisce, sotto il profilo tecnico-giuridico, cosa è stato salvato della legge e cosa invece è stato rigettato dalla Consulta.

Professor Frosini, alla fine la sentenza della Corte è stata quella "interpretativa" che in molti si aspettavano. Cosa vuol dire?

Significa che la Corte ha ritenuto il legittimo impedimento un istituto del nostro ordinamento. Dunque la legge ha superato la prova della costituzionalità salvo che per alcune sue parti, che sono invece state ritenute in contrasto con la Costituzione. La sentenza, insomma, conferma che la funzione istituzionale del presidente del Consiglio ha una sua priorità che è costituzionalmente legittima.

Eppure sono state fatte alcune modifiche non di poco conto.

I punti più significativi mi sembrano due. Il primo riguarda l’interpretazione del comma 1, con la quale la Corte legittima il giudice a ritenere se, caso per caso, c’è il legittimo impedimento oppure no. Il secondo è la dichiarazione d’illegittimità del comma 4: con la bocciatura di questa parte, la Corte riserva il giudizio in merito a legittimo impedimento come competenza esclusiva del giudice e non di Palazzo Chigi. Insomma, quest’ultimo punto è consequenziale al primo.

Cosa succederebbe nel caso in cui un giudice dovesse stabilire che un impegno del premier non costituisce un impedimento legittimo?

Ogni volta che il giudice dovesse negare il legittimo impedimento, gli avvocati del premier potrebbero a loro volta sollevare il conflitto d’attribuzione di fronte alla Corte, sostenendo che il giudice non ha applicato correttamente il bilanciamento fra due interessi in gioco: la velocità del processo e l’esigenza degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio.

Può fare un esempio?

Se il premier dovesse avere un impegno istituzionale in Russia e il giudice non lo ritenesse un legittimo impedimento, gli avvocati potrebbero sostenere una tesi avversa a quella dell’accusa sottolineando che quel viaggio istituzionale rientra invece nei parametri di un legittimo impedimento. A quel punto la Corte Costituzionale dovrebbe decidere a chi dare ragione.

Il giorno prima della sentenza la Consulta aveva dichiarato ammissibile il referendum promosso dall'Idv sulla costituzionalità della legge. Ora la legge è cambiata, cosa succederà?

A questo punto l’Ufficio centrale per il Referendum, presso la Corte di Cassazione, potrà riscrivere il quesito referendario abolendo i commi giudicati incostituzionali dalla Consulta e chiamando al voto i cittadini su tutto ciò che è rimasto della legge. Teniamo però conto che la riscrittura del quesito dipende anche dalla data del deposito della sentenza, perché i giudici di Cassazione dovranno riscrivere sulla base di quelle norme ritenute incostituzionali.

Con quali tempi?

Ci sono dei tempi tecnici per la promozione di un referendum. Naturalmente, molto dipende da quanto impiegherà la Consulta nel depositare la sentenza.

Andiamo al sodo: lo "scudo" per il premier c’è oppure no?

Secondo me questa sentenza non metterà il premier in difficoltà. A questo punto verrà certamente convocato in udienza ma potrà appellarsi al legittimo impedimento. Se il giudice la dovesse pensare diversamente, gli avvocati potranno sollevare il conflitto d’attribuzione. Insomma, credo che i giudici saranno chiamati alla cautela nella valutazione dei singoli casi.

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