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La controrivoluzione di de Maistre, alieno fuori dal tempo (compreso il suo)

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Uno dei grandi limiti della cultura conservatrice è quello di non saper valorizzare adeguatamente i propri intellettuali; non solo i viventi, ma perfino quelli che ormai sono a tutti gli effetti dei classici, dei fari, dei riferimenti imprescindibili. Rimedia a questa mancanza, o almeno ci prova, un bel testo uscito in queste settimane, Joseph de Maistre. Il padre del pensiero controrivoluzionario (Historica Edizioni, 2021), con la prefazione di Marcello Veneziani e contenente i contributi delle giovani firme del sito campariedemaistre.blogspot.com.

Che c’entra questo libro con l’incapacità dei conservatori di celebrare e spesso proprio conoscere i propri pensatori? C’entra molto, perché il conte savoiardo – della cui morte ricorrono i 200 anni – non è stato un solo un intellettuale tra tanti, ma può essere a buon diritto annoverato tra i padri di una controrivoluzione premessa ad ogni conservatorismo e che mai come nel suo caso è da intendersi in modo letterale, essendo egli vissuto ai tempi di quella francese, della quale ha visto e subito in prima persona le tragiche conseguenze.

Al punto tale che, nel teorizzare «non una Rivoluzione al contrario, ma il contrario della Rivoluzione», de Maistre arrivò a definire quella giacobina una esperienza «satanica nella sua essenza». Parole molto dure ma anche assai esemplificative del pensiero demaistriano, caratterizzato da uno sguardo che non osserva la religione attraverso gli occhiali della storia ma la storia attraverso gli occhiali della religione, così ponendosi agli antipodi di una modernità che in larga parte è stata – e purtroppo è ancora – anzitutto scristrianizzazione.

Ma torniamo al libro dei giovani del sito Campari&DeMaistre, che è particolarmente stimolante perché del celebre pensatore offre un ritratto a tutto tondo, sotto cioè varie angolature: quella biografica, quella teologica, quella filosofica. Il risultato è un affresco completo – di de Maistre viene approfondita anche l’appartenenza massonica, svelando come non sia stato affatto decisiva per il suo pensiero – da cui si possono cogliere molti spunti che, per paradosso, sono utili proprio perché inattuali. Sì, perché se il conte savoiardo era un nemico del tempo già in quello in cui visse, oggi assume quasi le sembianze di un alieno, lui che guardava al papato come riscatto per i popoli, come «leader universale» sotto la cui guida «la controrivoluzione ha bisogno di essere unificata» (p.163). Eppure in questo pensatore ci sono ancora spunti utilissimi.

Basti pensare alla sua profetica condanna dello scientismo – con la scienza che deve stare «da per tutto al secondo posto», controllata dalla saggezza delle «antiche massime» (p.35) – oppure alla convinzione, radicatissima in de Maistre, che «dovunque» c’è «un altare, la c’è la civiltà» (p.72), a rimarcare una centralità del cristianesimo di cui forse, oggi, persino molti cattolici sono all’oscuro o dubitano. Insomma, Joseph de Maistre. Il padre del pensiero controrivoluzionario è un volume utile non solo perché sottrae all’oblio una figura di grande spessore, ma perché consente, attraverso la sua riscoperta, di ritrovare familiarità con un approccio, quello controrivoluzionario, che non è di mera contestazione dello stato di cose presente, ma di offerta di una prospettiva nuova e antica insieme.

In un periodo in cui anche in seno al mondo cattolico, purtroppo, sembrano ormai dilagare l’ecclesialmente corretto e la “cancel culture” è infatti forte il bisogno di preservarsi senza scomparire, di incidere senza omologarsi, insomma di vivere «la propria alterità alla modernità, nell’ambito quotidiano» (p.169); per farlo, tornare sulle orme di de Maistre, alla forza del suo pensiero e al suo coraggio di intellettuale forte perché libero, rappresenta sicuramente un ottimo punto di partenza.

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