“La cooperazione tra Romania e Italia darà buoni risultati”
28 Dicembre 2007
di Redazione
Intervista a Tudor Chiuariu di Anguel K.
Beremliysky
Che sia un paese pieno di contrasti salta
subito all’occhio, specie paragonando gli eleganti palazzi restaurati d’inizio
secolo in perfetto stile parigino alle periferie in degrado della capitale
Bucarest. Il confronto/scontro oggi più evidente in Romania rimane comunque quello
tra il suo passato autoritario e violento e il nuovo spirito di una democrazia giovane
che ha voglia di affermarsi come tale soprattutto in Europa, dopo l’ingresso
dell’Unione a partire dal gennaio 2007. In
effetti, nel complesso costruito a tempi di record intorno al mastodontico
Palazzo del Popolo – frutto della mania di grandezza dell’ex dittatore Nicolae
Ceauşescu -, l’interno granitico dei palazzi ministeriali romeni fa da sfondo ai
volti giovani dei dipendenti pubblici che difficilmente superano i 40 anni. E
non può essere diversamente visto che a capo dei dicasteri vi sono dei loro
coetanei, su tutti il ministro della Giustizia, Tudor Chiuariu.
Nato
il 13 luglio di appena 31 anni fa, Chiuariu è uno degli uomini chiave nel
governo dell’energico Calin Popescu Tariceanu. Non solo perché il suo è uno dei
ministeri più importanti nell’esecutivo, ma anche perché il suo lavoro deve
reggere a sfide e attacchi provenienti da fazioni diverse del mondo politico
rumeno. Di recente, lo stesso capo dello Stato, Traian Basescu ha chiesto le sue
dimissioni in quanto oggetto di indagini da parte della procura. Uno dei motivi
alla base degli attacchi ricevuti, sta nella sua brillantezza. Giurista,
laureatosi a Bucarest, Chiuariu non s’inserisce affatto nella definizione di burocrate,
che qui, come altrove, ha una accezione negativa. Anzi, fa parte di quella
generazione di giovani dell’Est che terminati gli studi e le specializzazioni in
altri Paesi (è stato in Ungheria e in Germania), tornano in patria per
dedicarsi alla politica, spesso con successo. Che
Chiuariu incarni perfettamente l’idea della ‘nuova’ Romania lo si nota fin dal
primo impatto: è disponibile, garbato, abile diplomaticamente e sicuro nel suo
perfetto inglese.
Signor Ministro, lei è una specie di
osservato speciale in Europa. Il suo dicastero è da sempre considerato tra i
più delicati per l’integrazione del suo Paese nell’UE. Qual è il suo giudizio
sulla riforma giudiziaria a un anno dall’adesione?
Siamo molto contenti del lavoro svolto finora.
Vi sono miglioramenti su tutti i parametri fissati da Bruxelles, parametri che
continueranno comunque ad essere sotto monitoraggio anche nel 2008. Sul piano
pratico, possiamo rallegrarci del fatto che il numero di inchieste avviate,
soprattutto per reati di corruzione ai più alti livelli, sta aumentando.
Ovviamente, aspettiamo l’esito delle sentenze definitive. Bisogna ammettere che
questo è ancora il nostro punto più debole, ma ci stiamo lavorando. Ho appena
presentato ai miei colleghi del Consiglio dei ministri il disegno per i nuovi codici
di procedura penale e civile. Questo ci aiuterà nel perseguimento del nostro
obiettivo di ridurre drasticamente le procedure per renderle più efficienti,
garantendo al tempo stesso pari accesso al sistema giudiziario da parte di
tutti i cittadini.
Perché, quanto durano i processi in
Romania?
Scherzando posso dire che sicuramente sono
più brevi che in Italia. Ma nemmeno questo non ci soddisfa. La sfida più grande
dinanzi a noi oggi è introdurre la distinzione tra casi più gravi e meno gravi così
da agevolare e rendere più efficiente il lavoro dei magistrati nei processi
d’appello in particolare. Vorremmo inoltre eliminare la cosiddetta “sospensione
in via cautelativa” in attesa del giudizio della Corte costituzionale, dando ai
magistrati la facoltà di scegliere se sospendere o no il procedimento in corso.
La Romania è membro a pieno titolo dell’UE.
A che punto è la sua collaborazione con gli altri Paesi dell’Unione?
Abbiamo raggiunto un buon grado di
efficienza nel rilascio e nell’esecuzione dei mandati di arresto europei. Partecipiamo
anche a indagini congiunte con i nostri partner europei, specialmente con
Francia e Italia. Posso dire con orgoglio che da questo punto di vista siamo
pienamente integrati nell’Unione.
Ha nominato l’Italia. Nelle ultime
settimane, a causa di alcuni noti fatti di cronaca, i suoi contatti con le
autorità italiane sono stati particolarmente intensi in materia di sicurezza. Come
hanno affrontato i due governi il momento di tensione?
Credo che entrambi i governi abbiano
affrontato il problema con la serietà e la concretezza necessarie. Sono stati
avviati molti contatti bilaterali, soprattutto tra me e il ministro della
Giustizia italiano Clemente Mastella. E’ stato lanciato un progetto comune di
cooperazione giudiziaria che prevede, tra l’altro, un interscambio di
poliziotti e magistrati tra i due paesi. Uno dei frutti più importanti di
questa collaborazione è stato l’accordo sul trasferimento delle persone
condannate.
Una volta calmate le acque, bisognerà
capire quali saranno gli effetti sulla comunità rumena in Italia e quella
italiana in Romania?
I problemi emersi hanno un carattere
limitato e isolato. Ciò che conta di più è di lavorare insieme. Per quanto
riguarda l’integrazione dei rom, i nostri due capi di governo si sono già mossi
istituendo anche un gruppo di lavoro bilaterale.
Non sarebbe meglio coinvolgere anche altri
Paesi membri nella gestione della questione rom?
Il problema dei rom deve essere posto al
centro dell’attenzione in ambito UE. In questo senso va letta anche la recente
iniziativa del vicepresidente della Commissione Franco Frattini. Noi chiediamo
alla Commissione europea di adottare una politica comune di integrazione e
inclusione delle minoranze non solo in Romania, ma anche negli altri Paesi
membri interessati.
In Italia la reazione dopo l’omicidio
Reggiani non è stata un po’ eccessiva?
Il varo del decreto-legge da parte del
governo italiano è stato una risposta al clima emotivo e alla pressione
dell’opinione pubblica interna. Ma mi preme piuttosto sottolineare come i
rappresentanti delle due parti si siano subito messi a lavoro per cercare delle
soluzioni. A volte da avvenimenti negativi, nel tempo e con il lavoro, possono
sortire effetti positivi. La cooperazione con Italia rappresenta per noi un
aiuto prezioso, anche per avvicinarci sempre più agli standard europei con cui
dobbiamo misurarci.
E’ quindi ottimista per il prossimo rapporto
della Commissione sulla Romania?
Il nostro obiettivo è completare prima
possibile le procedure di verifica attivate dalla Commissione. Il governo ha già
adottato il suo piano d’azione, che è stato ampiamente apprezzato a Bruxelles.
Mi permetta di dire che per realizzare i nostri obiettivi avremo bisogno di
maggiore stabilità interna sotto il profilo governativo. Anche perché nei
prossimi mesi ci attendono ben tre tornate elettorali. Ma va anche detto che
grazia all’appoggio della Commissione il processo di riforma in corso gode di
un largo consenso tra le forze politiche e presso l’opinione pubblica.
