La corsa tra Clinton e Obama può favorire McCain (e Al Gore)?

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La corsa tra Clinton e Obama può favorire McCain (e Al Gore)?

11 Aprile 2008

Non ci può essere una descrizione migliore riguardo lo stato della campagna elettorale in questo mese di aprile di quella fornita da Joe Klein sul Time di questa settimana: “aprile è la stagione pazzariella delle presidenziali è il momento in cui i candidati – impelagati in una lacerante battaglia sulla primarie – sembrano più deboli  ed emaciati, proprio come Hillary Rodham Clinton e Barack Hussein Obama”.

“È il momento in cui gli esperti chiedono di passare all’azione ed anche quello delle teorie azzardate e un po’ pazzoidi. È per questo che mi sento piuttosto imbarazzato ad ammettere che sto covando una di queste, ehm, teorie: se la corsa tra Obama e Clinton continuerà ad assomigliare ad una valanga impossibile da controllare, la risposta al dilemma del Partito Democratico potrebbe essere Al Gore”.

Joe Klein avrà anche ragione, ma c’è un altro dato da tenere a mente: la campagna elettorale americana ha cominciato ad assumere toni decisi. Infatti, è anche il momento delle accuse reciproche  e degli scheletri nell’armadio da tirare fuori. In un momento in cui McCain risulta leggermente avanti nei sondaggi appare chiaro che la Clinton potrebbe vincere  solamente grazie ad un colpo basso: sfilare dalle mani di Obama tanti superdelegati, anche se una simile mossa equivarrebbe ad una pugnalata alla schiena. Una manovra così sleale che potrebbe costargli cara: che farebbero a quel punto i fan di Obama? Di certo non andrebbero a votare per la “WASP che gli ha distrutto un sogno”.

Non che la Clinton stia facendo di tutto per risultare simpatica all’elettorato nero: Hillary appare soprattutto concentrata a puntare il dito contro la relazione d’amicizia ventennale che lega “l’Illinois Boy” al controverso e superesaltato reverendo Jeremiah “God Damn America” Wright.

Stando a  Thomas Mann (esperto di politica della Brookings Institution) nemmeno la situazione dei repubblicani è delle più rosee. Invece, John C. Fortier – giovane guru delle presidenziali all’American Enterprise Institute  – ha rivelato a l’Occidentale che “Mann ha ragione quando si riferisce alla situazione dei Repubblicani. Forse, però, sta sottovalutando i punti di forza di McCain e i punti deboli di Obama. Quantomeno si può dire che McCain possiede le qualità personali per pareggiare il vantaggio di partito dei democratici”. Fortier si riferisce al fatto che gli americani sono stufi delle guerre in Iraq e Afghanistan, fattore che considera più importante di un momentaneo vantaggio nei sondaggi per il candidato repubblicano.

Lo stesso Fortier ritiene, comunque, che la corsa alle presidenziali sarà competitiva: “non sono sicuro se alla fine McCain vincerà ma credo proprio che sarà in grado di rendere la corsa interessante. Il Congresso però è un caso a parte: credo che  i democratici possano  vincere in tutte e due le camere”. 

Sarebbe interessante se la gara a due dei democratici potesse favorire un terzo incomodo, se ne è parlato molto negli Usa: si tratta del “Fattore Al Gore”: “Non penso che Al Gore possa costituire un vero e proprio fattore”, commenta Fortier; “Si tratterà – secondo me  – di una corsa a due tra Obama e Clinton ed è molto probabile che alla fine Obama vincerà il duello in maniera pulita, anche se al fotofinish. In quel caso, Gore ed altri capi partito, si riuniranno attorno alla figura di Obama, non si tratterà, però, di una situazione particolarmente controversa, visto che l’”Illinois Boy” sarà comunque considerato come il vincitore.”  

Questa sicurezza è rassicurante per un democratico, ma che succederebbe se invece Obama non dovesse farcela e finisse con un pugno di mosche in mano prima del prossimo novembre?

“Se Obama dovesse veramente cadere prima del tempo– continua Fortier – allora Hillary Clinton ne approfitterebbe e si creerebbe una grossa confusione all’interno del Partito Democratico, in quel caso Al Gore ed altri potrebbero giocare un ruolo più sostanziale. Solo che la possibilità che un simile scenario si realizzi non sono molte.<%2Fp>

In fin dei conti, però, tutta questa confusione e sopratutto il fatto che i democratici devono “dividersi le puntate tra due cavalli vincenti” potrebbe tornare a vantaggio di John McCain, almeno stando a John Fortier: “credo che in effetti la democratica corsa a due possa costituire un piccolo vantaggio per McCain. Esiste una certa negatività tra i democratici, Obama e Clinton sono stati forzati a prendere decisioni che non avrebbero preso se uno dei due avesse vinto la corsa in anticipo”.  

Perché McCain possa trarre vantaggio da uno scenario simile, la “gara” in vista delle presidenziali dovrebbe durare il più a lungo possibile. “A meno che questa corsa a due che sta dividendo i democratici non duri fino alla convention, credo che le ferite subite da Clinton e da Obama si possano rimarginare. Questo comporterebbe un beneficio di modesta entità per McCain. È chiaro che, invece, una contesa politica che tenga divisi i due candidati rivali fino alla fine potrebbe senz’altro essergli d’aiuto, ma d’altra parte si tratta di un’eventualità remota”.