La Corte di giustizia europea boccia l’Italia, solo l’Italia, sui clandestini

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La Corte di giustizia europea boccia l’Italia, solo l’Italia, sui clandestini

29 Aprile 2011

L’Italia non può punire con la reclusione gli immigrati irregolari che non rispettino l’ordine di abbandonare il Paese. Lo ha stabilito ieri la Corte di Giustizia dell’Unione europea con una sentenza che, di fatto, blocca la legge italiana che prevede la pena fino a quattro anni di carcere per il reato di clandestinità. Secondo i giudici europei la detenzione dei cittadini irregolari rischia di compromettere la politica di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei loro diritti fondamentali.

E’ una decisione presa a seguito della richiesta di verifica, avanzata dalla Corte d’Appello di Trento, del caso riguardante Hassen El Dridi, un cittadino algerino entrato illegalmente in Italia sul quale pendeva un decreto di espulsione. Condannato alla fine del 2010 a un anno di reclusione per non aver rispettato l’ordine di lasciare il Paese, l’uomo aveva fatto ricorso impugnando la sentenza di condanna di fronte alla Corte d’Appello che, per accertare eventuali discrepanze tra la direttiva Ue sul rimpatrio e la legge italiana sulla clandestinità, aveva chiamato in causa i membri togati del Lussemburgo.

Così la Corte ha stabilito che la norma italiana è in contrasto con la direttiva Ue sui rimpatri. Nella sentenza si legge a chiare lettere che gli Stati membri, “al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo”, non possono introdurre una pena detentiva solo perché un cittadino extracomunitario “permane in maniera irregolare” sul territorio nazionale. Dunque secondo la sentenza, il giudice italiano, che è incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell’Unione e di assicurarne la piena efficacia, "dovrà disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva e tener conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri".

La sentenza ha subito scatenato la reazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni: “L’Europa ci complica la vita”. "Ho letto di questa decisione che non mi lascia soddisfatto perché ci sono altri paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati. Vorrei comprendere perché l’Italia, sempre e solo l’Italia". Il titolare del Viminale ha sottolineato che d’ora in poi “i clandestini che non verranno espulsi aumenteranno la loro presenza sul territorio e andranno a incidere su quei comportamenti che le ordinanze dei sindaci ora non sembrano possano del tutto frenare”. Così, ha assicurato, nei prossimi giorni valuterà le conseguenze della sentenza e vedrà di porvi rimedio.

La Corte Ue ha poi sottolineato che l’Italia non ha ancora trasposto la direttiva europea sui rimpatri, da cui “la procedura di allontanamento italiana differisce notevolmente”. Pur essendo la legislazione penale di competenza degli stati membri, questi devono comunque rispettare il diritto Ue e non possono quindi applicare una normativa, sia pure di diritto penale, che ne comprometta la realizzazione degli obiettivi. Quindi gli stati membri “non possono introdurre una pena detentiva” solo perché “un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e che il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare” in Italia. Non solo, ma secondo Lussemburgo, il carcere “rischia di compromettere la realizzazione dell’obiettivo perseguito dalla direttiva” di Bruxelles, ossia “l’instaurazione di una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare nel rispetto dei loro diritti fondamentali”.

Per il capogruppo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri una sentenza come questa rischia di essere un incoraggiamento alla clandestinità, quindi è necessaria una revisione delle leggi italiane in materia d’immigrazione. “L’Italia dovrà far sentire chiara e forte la sua voce a tutti i livelli europei e internazionali. Sbaglia l’Europa, non l’Italia”. Opinione colta in pieno dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, secondo il quale è “urgente un decreto legge del governo che metta in ordine i meccanismi legati all’immigrazione extracomunitaria e neocomunitaria”.

Per Anna Finocchiaro, capogruppo Pd a Palazzo Madama, il no della Corte europea conferma quanto fossero fondate le obiezioni mosse da parte dell’opposizione in merito alla legge sulla clandestinità approvata nel luglio 2009. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha invece commentato con una battuta: “Aspettiamo solo che Berlusconi ci venga a dire che i giudici europei sono comunisti”.