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La Cosa Rossa è appena nata e già scricchiola

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Cosa rossa capo ha. Ma i problemi sono appena iniziati. Due giorni per riporre nell’armadio la falce ed il martello. Largo adesso alla “Sinistra e l’Arcobaleno”.

Nel centrosinistra continua il restyling e dopo il Partito Democratico fa il suo debutto anche la federazione delle forze di estrema sinistra, la cosiddetta “cosa rossa”.

Il lancio ufficiale alla Fiera di Roma è avvenuto in due giorni, l’8 ed il 9 dicembre, dove tutti i maggiorenti dei rispettivi partiti e le figure storiche, vedi Pietro Ingrao, hanno preso parte al battesimo della nuova creatura. Novità a cui subito il ministro dell’Agricoltura Pecoraro Scanio ha voluto dare contorni ambiziosi e cioè di una forza politica che “punti a superare il 15 per cento dei consensi per essere una forza di governo”.

In realtà al di là delle ottimistiche previsioni e dei numeri, per la verità un po’ campati in aria, la situazione è tutt’altro che rosea. E’ evidente che la nascita della nuova formazione coincida con il momento più basso per la sinistra italiana, ormai ridotta allo stremo dalla fallimentare politica del governo. In questi diciotto mesi pochi, se non pochissimi, sono stati i provvedimenti che la sinistra radicale è riuscita a portare a casa.

Dal lavoro alla sicurezza per non parlare dei diritti civili. Basti pensare alla parabola discendente che hanno subito i Dico, quelli che negli intenti proprio della sinistra radicale avrebbero dovuto aprire le porte al riconoscimento delle coppie omosessuali. Una debacle che è anche evidenziata dal progressivo scollamento del rapporto tra i partiti ed i movimenti.

L’imbarazzo con cui la sinistra sta gestendo la questione della base Usa di Vicenza ed il movimento “Dal Molin” la dice lunga su quanto profonda sia la crisi.

E non a caso Marco Rizzo, che non ha aderito all’iniziativa, lancia la sfida “col governo o coi no-dalmolin, con Prodi o con i no-tav, col Partito Democratico o con gli operai di Mirafiori?”.

Una crisi pericolosa tanto che proprio nei giorni scorsi Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, ha cercato di mettervi un freno lanciando l’idea del referendum sul governo. Un modo per recuperare i tanti militanti delusi.

E naturalmente gli spettri della crisi si sono sentiti anche sulla Fiera di Roma. Mascherati da entusiasmi di facciata. Ma i dubbi e soprattutto le critiche su questa nuova federazione sono tantissimi. Partendo dalle assenze. Quella dell’eurodeputato Marco Rizzo che fin dal primo momento non ha mai plaudito all’iniziativa. Da lui sono arrivate sempre parole dure individuando due punti deboli: l’assenza della “falce martello e perchè non si è alternativi al Partito democratico”.

Questioni non da poco per Rizzo che affonda: “Oggi  non c’è un cuore, non c’è un progetto se non quello di “occupare” uno spazio politico per motivi elettorali di ceto politico. Senza comunisti non esiste la sinistra”. E quella del simbolo non è cosa da poco considerando che lo stesso Fosco Giannini parla di”scippo alla storia della sinistra” e di “colpo di stato interno”.

Valutazioni che condivide anche il senatore rifondarolo Claudio Grassi che prevede che alla prossime elezioni “l’arcobaleno non ci sarà” e che “saranno le realtà territoriali a decidere”. Il timore di molti è che nascono liste alternative alla “Sinistra e l’Arcobaleno” con il simbolo della falce e del martello drenando così voti e consensi. E le critiche dividono anche la stessa Rifondazione Comunista dove all’interno la corrente di “Sinistra Critica” ha annunciato la scissione e la nascita di un gruppo per la Sinistra Anticapitalista. Un progetto sposato sia del senatore Turigliatto che del deputato Cannavò il quale lascerà il gruppo di Rifondazione alla Camera.

Al centro, come fa notare lo stesso Cannavò, sempre l’assenza “di un’identità e di una linea politca” e soprattutto la constatazione della fine di “un ciclo politico e di strade che divergono sostanzialmente. Oggi sul piano simbolico Rifondazione rinuncia anche al logo confondendosi in una indistinta Sinistra Arcobaleno”. Ombre pesantissime.

E a poco valgono le parole del ministro Mussi che incita il “governo” che “deve durare, ma deve fare meglio di quanto ha fatto finora. Dobbiamo ora spingere tutti insieme perchè faccia delle cose buone”. Ma la paura resta, quella di aver fatto nascere non tanto una cosa rossa ma una cosa già bella che morta.

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