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La crisi dell’Ucraina non è ancora finita

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E’ piuttosto dubbio che il compromesso raggiunto dai “due Viktor” - il presidente della repubblica Yushenko   e quello del consiglio Yanucovich - che prevede lo svolgimento di  nuove elezioni legislative da  tenere il 30 settembre prossimo,  basterà a risolvere la crisi ucraina, che con alterne vicende si trascina almeno dalla rivoluzione arancione del dicembre 1994.  Si può solo sperare  che essa non sbocchi, come si è seriamente temuto pochi giorni addietro, in scontri armati tra le due opposte fazioni o con la polizia della giovane repubblica.

Le perplessità sugli sviluppi della situazione non sorgono soltanto dal timore che l’accordo non duri sino al momento delle votazioni e dalle loro eventuali conseguenze. Il problema non è, infatti, soltanto istituzionale e politico, né  può essere limitato ad una rivalità personale. Esso è legato al fatto che non di due differenti “fazioni” si dovrebbe parlare, ma di due diverse anime di quello Stato o addirittura di due Ucraine, fuse forzatamente dalle vicende storiche, specie quelle dell’ultimo secolo, e dalle manipolazioni geografiche e demografiche operate in modo arbitrario da Stalin e da Khrusciòv.

L’Ucraina è simile a un mostro mitologico, a un Minotauro in cui la parte bestiale e quella umana non riescono a convivere. In una siffatta situazione le elezioni servono a ben poco. Se è vero che la maggioranza (quasi l’80%) dei cinquanta milioni di abitanti è etnicamente ucraina, i russi popolano la Crimea e parte delle regioni orientali e principalmente non riescono a dimenticare di essere stati loro i “padroni” (come in altri stati ex-sovietici) e continuano a guardare a Mosca per ispirazione e protezione. La Russia di Putin non li abbandona, sia sostenendone le formazioni politiche, sia utilizzando le armi economiche su cui ha fondato il suo ritorno sulla scena politica mondiale, a cominciare dal gas. Aprendo e chiudendo i suoi rubinetti o almeno aumentandone il prezzo, Mosca cerca di conservare la sua egemonia in tutta quella regione su cui per tre secoli e mezzo hanno dominato gli zar imperiali e quelli comunisti. Peraltro, per esercitare la sua pressione, Mosca, oltre che del gas e di altre risorse naturali, della popolazione etnicamente russa e dei partiti filo-russi, dispone nel territorio ucraino delle sue installazioni di armi nucleari e della base militare navale di Sebastopoli, porto su cui  avrebbe voluto conservare la sua sovranità. Che nel 1997 si sia contentata di un affitto ventennale non pregiudica ulteriori sviluppi tra dieci anni e magari prima.

L’Ucraina (o meglio la sua anima occidentale) che nel 1994 è entrata a far parte del programma “Partnership for Peace”   della NATO, non nasconde il suo desiderio di stringere più forti legami non solo con l’Unione Europea, ma anche con gli Stati Uniti proprio per proteggersi del troppo intraprendente vicino. Sinceramente o strumentalmente Mosca considera queste intenzioni un ulteriore anello di quell’accerchiamento che costituisce il suo tradizionale incubo. Poiché in realtà nessuno minaccia la Russia, gli stati europei non dovrebbero mancare di sostenere l’aspirazione degli ucraini a decidere sovranamente del loro destino.

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4 COMMENTS

  1. Ucraina e fallimento rivoluzione “arancione”
    da “residente” in Ucraina, dissento in parte dall’ articolo:

    E’ innegabile che in Ucraina esistano due “stati” differenti, uno che inizia in Crimea da Kerch e si estende sin a Dnepropetrovsk rappresenta la parte ricca del paese, la zona industriale indiscutibilmente filorussia, anzi anela ad integrarsi in Russia quanto prima: In tutta questa zona, sventola la bandiera russa ovunque, si parla la lingua russa, le bandiere nelle istituzioni, case ecc, sono della Russia:

    la parte restante e’ decisamente povera, priva di industrie e anela all’ europa, come ad una mamma che la deve salvare da secoli di catastrofe economica e culturare;

    Le elezioni a settembre (se ,ai si terranno), certificheranno la morte politica della rivoluzione arancione e dei suoi “attori” principali:

    Il Presidente ha commesso tutte le illegalita possibili, sostituito giudici costituzionali, dimesso procuratori, sostituito tutti i capi degli oblast, preso (si fa per dire ..) sotto il suo controllo la polizia, controllato i media, la disperazione insomma e’ una brutta bestia;

    Neppure il giornale online http://www.mignews.com.ua/en/ sostiene piu la rivoluzione arancione oppure, date uno sguardo a http://www.pravda.com.ua/en/

    insomma, la rivoluzione e’ finita, per la insipienza ed arroganza di Julia e Presidente

  2. concordo con Giovanni: io
    concordo con Giovanni: io sono “residente” in Russia, e la questione è decisamente più complessa di come la presentano i media italiani. L’ingerenza europea (fatta peraltro non certo per motivi umanitari: le considerazioni commerciali sono anzi prioritarie, direi) rischia solo di acutizzare le tensioni tra parti russofone e non del paese. Tanto più che dai russofoni Yushenko e la principessa Leila bionda vengono visti, non senza ragione, come fantocci dei polacchi…
    Il fatto è che ormai la frittata è più o meno fatta: Yushenko si è comprato le elezioni coi soldi UE e di Soros, salvo poi perdere tutte quelle dopo, e ora onestamente io non vedo un modo facile per uscire dalla crisi, dopo che le posizioni sono state inasprite a tal punto, e oltretutto per colpa di interventi esterni…

  3. Residenti e badanti
    eh eh, bravi, i miei “residenti”…la crisi ucraina é davvero cronica, certo se la gente da’ retta al corriere dal 2004 dovevano essere tutti salvi e democraticizzati. anche senza essere grandi giornalisti e parlare l’ucraino, bastava ascoltare quello che dicevano le bandanti sparse un po’ per lo stivale…

    e poi basta anche con ‘sta storia del ricatto del gas: il ruolo degli oligarchi (arancioni e blu, ma sempre concentrati sul verde)? e i prezzi di mercato? al cremlino devono fare come alla caritas?
    http://www.poganka.net

  4. Comunque l’articolo è
    Comunque l’articolo è molto primitivo e contiene parecchi errori, come per es.:” dispone nel territorio ucraino delle sue installazioni di armi nucleari”? Non è assolutamente vero!Dove sono questi armi nucleari russe in ucraina?Quello che riguarda Sevastopoli è un problema molto discutibile. Infatti, secondo la costituzione ucraina: le basi militari degli altri stati non possono essere presenti sul territorio ucraino. Sevastopoli fa una eccezione, perché i russi per il momento non possiedano un’ altra base sul Mar Nero. Quindi la flotta(è difficile di chiamarla flotta, più esatto sarebbe “le tone late di ferro arrugginito che galleggiano”, se non mi credete chiedetelo ai poveri marinai russi) rimarrà lì fino il 2017.
    Quindi, alla fine, proporrei a tutti quanti di documentarsi di più sulla politica e sulla storia dell’Ucraina e della Russia.Tutto quello che riguarda l’Ucraina e la Russia arriva alla gente, in Europa , attraverso la prisma dell’indifferenza totale e attraverso l’ipocrisia che in realtà è logico; la politica italiana dall’estero sembra pure strana, però analizzando bene e studiando l’Italia con la precisione si arriva ad un andamento ben logico e razionale delle cose.
    L’Ucraina di oggi si può paragonare con un’Italia dell’inizio di ‘900:la delusione totale nell’unione, il problema linguistico(anzi in questo campo l’Ucraina ha una posizione migliore,in quanto non deve inventare una lingua propria), assenza dello stato in alcune zone(sud d’Italia), il divario tra sud e nord, l’economia e tanti altri che comunque corrispondono. Perciò l’andamento delle cose, in Ucraina, è logico e razionale.

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