La crisi incombe e nei bordelli tedeschi si fa sesso “low cost”

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La crisi incombe e nei bordelli tedeschi si fa sesso “low cost”

22 Aprile 2009

La Germania è uno di quei Paesi del Nord Europa dove la prostituzione è legalizzata. Ci sono circa 400.000 prostitute tedesche che pagano le tasse e fanno il loro mestiere nei quartieri previsti dal piano di edilizia sessuale del governo teutonico. Governo che incassa milioni dalle tasse sulla prostituzione. Il fatturato di questo mercato si aggira sui 14 miliardi di euro all’anno.

La crisi però si fa sentire anche nella goduriosa Berlino. I sindacati delle prostitute sono seriamente preoccupati. Karin Ahrens, la tenutaria dello “Yes Sir” (“Sissignore”), ammette sconsolata che gli incassi sono diminuiti del 30 per cento. Così lei e gli altri gestori di bordelli hanno pensato a un piano di “stimolo” per venire incontro ai clienti abbacchiati dalle tasche vuote. “Se un ottico o un negozio di elettronica può fare delle promozioni speciali perché noi non dovremmo?”, si è chiesta con piglio manageriale Stephanie Klee, prostituta ed ex leader dell’associazione tedesca delle sex workers.

Con scientifica serietà la Reuters ci racconta cosa prevede questo lussureggiante pacchetto fatto di marketing e pubblicità porno; rimborsi spese e sconti per i taxi verso la felicità; carte-fedeltà e gruppi di sesso al risparmio. Insomma “prendi tre e paghi due” notti d’amor.

“Le nostre offerte possono sembrare tanto attraenti da non crederci – dice Stefan, il manager del club berlinese Pussy Cat – ma sono assolutamente vere”. Il suo locale ha catturato l’attenzione dei media con un’offerta che non si può rifiutare: 70 euro per fare sesso quanto vuoi dalle 10 a.m. 4 p.m., con drink e aperitivo gratis. Stefan si considera un imprenditore molto creativo anche se verrebbe da chiedergli qual è la mancia che a questo punto lascia alle sue ragazze per il servizio. Ed è inutile che venga a raccontarci la storiella delle ragazze che “capiscono” la gravità della situazione e accettano di buon grado i tagli allo stipendio. Sarà pure un buon contribuente ma sempre un “pappa” è.

La pensa diversamente Ecki Krumeich dell’Artemisia, uno dei puttanai più grandi ed esclusivi d’Europa (70 escort) che padroni e clienti preferiscono definire “wellness club”. Ecki dice di aver resistito alla tentazione di abbassare i prezzi: “la nostra filosofia è questa: noi garantiamo un servizio importante e, nonostante la recessione, ci sono persone che non vogliono rinunciarvi”. Achtung, popolo crucco, non è una crisi economica che può spogliarti della tua prerogativa di spogliare qualcun altro!

I migliori però restano sempre loro e solo loro, i clienti. Che si tengono stretti i loro soldi. Che adesso ci pensano due volte prima di abbordare e farsi abbordare. Che hanno ridotto le prestazioni da tre a magari una sola volta alla settimana. Che si scambiano informazioni in chat per sapere dove si risparmia di più e chiedono, trattano, anzi pretendono, visto che la scala mobile incombe, il paniere è vuoto e la moglie seppellita chissà dove in fondo al cuore. E’ comprensibile: quando perdi il lavoro la prima cosa che ti viene in mente e rifugiarti tra le braccia altrui. Se puoi lasciarle un assegno postdatato sarà anche meglio.