Home News La “Cyber War” scatenata dalla Corea del Nord non spaventa gli Usa

Attacchi cibernetici

La “Cyber War” scatenata dalla Corea del Nord non spaventa gli Usa

1
11

Dallo scorso weekend una serie di cyber-attacchi lanciati da "computer zombie" in Asia Nordorientale ha sconvolto i network americani e della Corea del Sud. Gli investigatori di diverse agenzie americane stanno cercando di “tracciare” gli attacchi per risalire alla loro origine, e alcuni sospettano che l’assalto arrivi proprio dalla Corea del Nord. Eppure parliamo di un Paese scarsamente avanzato dal punto di vista tecnologico, che a malapena possiede elettricità a sufficienza. Potrebbe essere stato il responsabile degli attacchi?

Secondo James Lewis del CSIS, la Corea del Nord ha sviluppato e addestrato dei corpi in grado di combattere la guerra cibernetica fin dagli anni Novanta, quando la Russia, la Cina e gli Stati Uniti iniziarono a discutere della possibilità che i network informatici sarebbero stati il futuro della guerra. E così, insieme al suo programma missilistico e nucleare, Pyonyang valutò che sarebbe stato utile stornare delle risorse per addestrare dei gruppi di hacker tecnologicamente avanzati.

Per farlo, il governo mandò gente in Occidente e in Cina per sviluppare delle capacità informatiche. Una parte degli “skills” accumulati vennero utilizzati per creare un programma di guerriglia informatica indigeno, compresi dei laboratori per ‘riconvertire’ la tecnologia informatica. La gran parte dell’equipaggiamento è stato acquistato all’estero, attraverso un vasto network criminale nordcoreano, e anche in modo legale, attraverso i voli della compagnia di bandiera nordcoreana, negli aeroporti di posti come Singapore, acquistando computer nei duty free shops.

Così come con gli altri programmi di armamento non-convenzionale nordcoreani, le capacità di “hacking” del Paese non sono particolarmente avanzate. Se non è provato che gli attacchi arrivino dalla Corea del Nord, quelli delle ultime settimane sono comunque dei rudimentali assalti “denial of service” (DoS, un attacco per sovraccaricare il sistema informatico avversario, per esempio quello di siti web, portandolo al limite delle sue prestazioni e quindi rendendolo incapace di funzionare, ndt), una tecnica basica di hacker aggio che può chiudere un sito, ma che in ogni caso è abbastanza innocua.

In passato la Corea del Nord non si era distinta per questo genere di attacchi. Ma stava impiegando abitualmente degli hacker per penetrare nei computer sudcoreani e giapponesi, con l’obiettivo di racimolare informazioni e rubare know-how tecnologico.

Insomma, se il tracciamento degli attacchi dovesse portere davvero a Pyonyang questo indicherebbe una sorta di escalation del governo nordcoreano – che non potrebbe più scaricare la responsabilità degli attacchi su qualche “privato e patriottico cittadino”, come fanno i governi russo e cinese quando commettono delle azioni del genere.

Sarebbe chiaro che il responsabile è qualcuno all’interno del regime nordcoreano, anche se agli Stati Uniti dovrebbero ricorrere ad azioni di contrasto poco significative per far fronte ad attacchi di basso profilo come questo.   

Tratto da National Review

Traduzione di Roberto Santoro

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. e alcuni sospettano che
    e alcuni sospettano che l’assalto arrivi proprio dalla Corea del Nord

    Nel seguito dell’articolo per l’autore non sembra esserci nessun sospetto.

    che non potrebbe più scaricare la responsabilità degli attacchi su qualche “privato e patriottico cittadino”, come fanno i governi russo e cinese quando commettono delle azioni del genere.

    Definitivamente l’autore ha molte sicurezze.

    Su National Review rumors e fatti sono compagni di banco.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here