“La Danimarca non vuol compromettere Schengen”
15 Giugno 2011
Dopo la conversazione con Søren Espersen, portavoce per gli Affari Esteri del Ppd, intervistiamo il ministro all’immigrazione della Danimarca, Soren Pind, che sembra voler in qualche modo attenuare la drammaticità con cui la stampa europea si è affrettata ad annunciare l’uscita del suo Paese dall’area Schengen, e magari la fine dell’euro e dell’Unione. Invece, spiega Pind, il governo di Copenaghen non vuol compromettere il trattato né ristabilire le frontiere, scacciando l’immagine dei soldati danesi che tornavano a presidiare il confine armati fino ai denti. Al contrario, è necessario che le vecchie e onorate dogane continuino a funzionare, e che lo facciano bene, se vogliamo evitare che Schengen finisca. Per combattere la criminalità, non per limitare la mobilità del lavoro o delle merci.
Ministro Pind, la Danimarca ha forse la più severa legislazione sull’immigrazione di tutta Europa, eppure lei ha ripetuto più volte di volerla inasprire ancora di più. Quali sono le linee guida che a suo parere la Danimarca dovrebbe seguire in materia?
L’obiettivo generale dell’integrazione deve essere che gli immigrati che vivono in Danimarca siano in grado di mantenere se stessi e che accettino i valori e le norme che abbiamo nel nostro Paese. Ad esempio la democrazia, la libertà di parola, l’uguaglianza tra uomo e donna.
La Danimarca ha sviluppato un sistema a punti secondo il quale chi vuole ottenere la cittadinanza o il ricongiungimento familiare deve raggiungere un certo punteggio. Come funziona questo meccanismo e che risultati ha dato finora?
I sistemi a punti sono pensati per rendere trasparenti le norme, così da avere chiaro quali requisiti una persona debba possedere per ottenere un permesso di soggiorno permanente o il ricongiungimento familiare. Per noi l’individuo è responsabile della sua integrazione. In questo senso si può studiare e lavorare per riuscire ad entrare in Danimarca.
Recentemente lei ha detto che persone provenienti da Paesi ricchi come Stati Uniti, Australia o Giappone potrebbero ottenere facilitazioni sulle norme per il ricongiungimento familiare: perché?
Gli immigrati provenienti da Paesi che assomigliano alla Danimarca hanno migliori prerequisiti d’integrazione nella società danese. È questa la ragione per cui voglio esonerare i cittadini di alcune nazioni dal dover passare un test di immigrazione quando fanno domanda per il ricongiungimento familiare. È un esempio di azione positiva, che si confronta, in maniera sobria e oggettiva, con il fatto che le persone hanno requisiti differenti per integrarsi nella società danese. Nessuno è svantaggiato da questa proposta, ma per alcuni sarà più facile entrare nel nostro Paese rispetto a oggi.
Uno studio di circa un paio di mesi fa ha mostrato che gli immigrati provenienti dai Paesi non occidentali costano allo stato danese 15,7 miliardi di corone all’anno, mentre quelli provenienti dai Paesi occidentali contribuiscono alla ricchezza della Danimarca con 2,2 miliardi all’anno. Questo secondo lei perché si verifica?
Le ragioni sono che gli immigrati provenienti da Paesi non occidentali hanno una partecipazione relativamente bassa al mercato del lavoro e guadagni altrettanto bassi. Di conseguenza, pagano meno imposte e ricevono più assistenza pubblica.
Nelle periferie delle grandi città aumentano gli stranieri, fenomeno comune a tutti i Paesi europei. Come si può migliorare l’integrazione, soprattutto nei confronti dei cittadini musulmani che tendono a chiudersi e a isolarsi?
L’integrazione è ostacolata se i danesi e gli immigrati vivono isolati gli uni dagli altri senza molti contatti. Per questo il governo danese sta lavorando per porre un freno alla “ghettizzazione” e alla diffusione delle società parallele.
La Danimarca ha ristabilito i controlli alle frontiere: perché? Cosa c’è che non funziona nell’accordo di Schengen così com’è?
La Danimarca non ha ristabilito i controlli alle frontiere, ma vuole intensificare l’azione nel settore doganale. In pratica, i funzionari doganali impegneranno le loro forze in punti strategici della Danimarca. Il governo danese rafforzerà l’impegno per combattere alcuni tipi di attività illegali nel nostro Paese. I funzionari doganali svolgeranno i loro normali compiti, utilizzando apparecchiature già esistenti come macchine e computer. Gli obiettivi generali resteranno gli stessi di oggi: i funzionari doganali si concentreranno su merci illegali come la droga, le armi, gli esplosivi, i farmaci falsificati, i rifiuti illegali e pericolosi. La polizia non effettuerà controlli sulle persone ai confini danesi, così come non ci sono richieste di introdurre la verifica dei passaporti ai cittadini degli Stati che hanno aderito all’accordo di Schengen. Il governo danese è convinto che queste azioni per migliorare il controllo doganale siano in conformità con i parametri europei e con le leggi internazionali.
Questa mossa non rischia di rappresentare un precedente per gli altri Paesi, minando pertanto l’accordo di Schengen, uno dei pilastri su cui si fonda l’Unione Europea?
Come detto prima, la Danimarca sta rafforzando il controllo doganale, non sta ristabilendo i controlli alle frontiere. Molti Paesi europei, compresa la Svezia, hanno già un controllo doganale. Per questo, le basi del Trattato di Schengen non verranno compromesse.
