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Alla vigilia del voto

La dittatura della minoranza usa media, istituzioni e piazza contro il Cav.

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Domani la Camera e il Senato, con il voto sulle mozioni di sfiducia, faranno chiarezza su di una situazione politica in cui una sola cosa è palese: è in atto l’offensiva finale contro un’esperienza che ha avuto come principale protagonista Silvio Berlusconi. In nessun altro modo si spiega e si giustifica la crisi che si è aperta nel cuore del sistema politico e che ha avuto - come vittima - un esecutivo che ha ben operato nell’interesse del Paese, anche negli ultimi mesi, nonostante il contesto precario in cui è venuta a trovarsi la maggioranza, dopo la scissione di Fli.

Gli avvenimenti delle recenti settimane sono sconvolgenti. In Italia è in atto una dittatura della minoranza che si avvale d i tutti gli strumenti a sua disposizione: le istituzioni, i media, la piazza. Solo il fascismo potè avvalersi, prima della Marcia su Roma del 1922, di un sistema di sostegno e protezione tanto ampio, spregiudicato e risoluto da parte dei poteri forti.

Cominciamo dall’intervento dei pm nella vicenda dei "passaggi di campo" in vista del voto. La Costituzione parla chiaro: il parlamentare rappresenta la nazione, quindi non ha alcun vincolo di mandato. E il trasformismo è uno degli aspetti cruciali della politica, in tutti i Paesi. Da noi il fenomeno si è presentato, in tante fasi della nostra storia. Nell’Italia unitaria con questa parola venne contrassegnato il cambio, intervenuto intorno agli anni ’80 del XIX secolo, tra la destra storica di Quintino Sella e la sinistra liberale di Agostino De Pretis. E’ inaccettabile, allora e soprattutto, un modello distorto di valori: chi transita da destra a sinistra è un eroe, chi si sposta in senso contrario è un corrotto. Se venisse accolta la proposta del ministro Angelino Alfano (sterilizzare, domani, i voti dei parlamentari che hanno cambiato campo) il centro destra avrebbe tutto da guadagnare.

Perché è grave l’intervento – a senso unico, come il solito – della magistratura inquirente? Lo è perché si risolve in un atto intimidatorio nei confronti di persone già sottoposte a tante pressioni, che di fatto vengono condizionate nell’espressione del loro voto su di una questione importante (la crisi di governo in una fase tanto delicata nella vita del Paese) che può indurre a rivedere la propria posizione politica.

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante: la contiguità, quasi la presunzione, per cui un voto a favore del centro destra evochi la corruzione, salvo prova contraria. Siamo ad un passo dai reati di natura politica. E poi in che cosa si qualifica la corruzione? In dazioni di denaro o anche nel riconoscimento di posti da ministro o sottosegretario? E’ una strada insidiosa che porta lontano. Prendiamo il caso di Fli. Tanti di coloro che hanno compiuto quella scelta oggi hanno un posto di maggiore responsabilità di prima: sono capi gruppo nelle Commissioni, ad esempio, con un ruolo di maggiore visibilità di quelli precedenti. Altri, magari, sono usciti dal governo. Ma questa è la logica della politica, che ha le sue regole, difficilmente inquadrabili in contesti di un moralismo peloso. Poi, sarebbe il caso di ricordarsi del passato. Nel 1998, quando il Prc di Fausto Bertinotti revocò l’appoggio al primo governo Prodi, Massimo D’Alema fu in grado di formare la compagine da lui presieduta (la sola guidata da un ex comunista e una delle più inutili della storia repubblicana) grazie al travaso di decine di parlamentari da destra a sinistra, sotto la regia di Francesco Cossiga e la guida di Clemente Mastella. I pm guardarono da un’altra parte. Oggi i passaggi – tranne il caso di Fli – non sono stati così massicci, ma il conto dei deputati che sono usciti dal Pdl non è irrilevante. In tali circostanze, i giornali non hanno fatto i titoli apparsi in questi giorni, evocando mercimoni e quant’altro.

Ma non c’è soltanto l’aspetto della magistratura, al solito braccio armato della sinistra. In queste settimane, il fronte antiberlusconiano ha fatto saltare tutte le regole. Dove si è mai visto un presidente della Camera che fonda un partito e lo dirige in prima persona, ne riunisce gli adepti nel suo studio a Montecitorio per decidere come mettere in difficoltà il governo. Ma procediamo con ordine. Dopo che Fli aveva deciso di far dimettere i propri rappresentati nel governo e in presenza di una mozione di sfiducia presentata da parte dell’opposizione – tutto ciò nel bel mezzo del dibattito sulla legge di stabilità – si era posto il problema   di come organizzare il percorso parlamentare, in modo da affrontare tutte le questioni, senza creare soverchie difficoltà al Paese sul piano dei mercati internazionali. Grazie all’intervento del Capo dello Stato si era concordato che la discussione e il voto sulla sfiducia avvenissero contestualmente nelle due Camere il 13 e il 14 dicembre e che entro quelle date fosse approvata la legge di stabilità. Era quindi esplicito l’impegno per una eventuale crisi di natura parlamentare. Ciò nonostante, negli ultimi giorni, Fini e Fli hanno sollecitato le dimissioni preventive del governo (si è mai visto il presidente della Camera chiedere una crisi extraparlamentare?) arrivando persino a promettere – nel silenzio del Quirinale sempre attento a difendere le proprie prerogative su fronti diversi – il reincarico entro 72 ore.

Il quadro golpista lo completano quei manipoli di giovani che, da settimane,  mettono a soqquadro le città col pretesto della lotta alla riforma Gelmini. Ormai, non hanno più rispetto di nulla: le istituzioni democratiche sono diventate il loro principale bersaglio. Presto arriveremo all’aggressione delle sedi dei partiti di maggioranza per ora soltanto oggetto di provocazioni a base di letame (che cosa altro potrebbero maneggiare vista la pochezza dei loro argomenti !). Per fortuna Silvio Berlusconi non è Luigi Facta, il premier che, quando i fascisti marcivano su Roma nell’ottobre del 1922, seppe solo dire: "Nutro fiducia".  
 

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7 COMMENTS

  1. gli squadristi democratici
    Fini ed i suoi somigliano molto agli squadristi fascisti loro antenati, “futuro e libertà” potrebbe anche chiamarsi “squadrismo democratico”

  2. la “forza” del governo
    Articoli come questi sembrano fatti apposta per dare ragione a Fini e compagnia.
    La tesi sarebbe che il Governo è in balia dei “poteri forti” perchè: alcuni parlamentari potrebbero aver paura a votare la fiducia perchè un giudice ha aperto una inchiesta contro ignoti, Fini ha chiesto le dimissioni di Berlusconi e alcune migliaia di studenti protestano nelle piazze.
    Questo sarebbe un Governo saldo? Un Governo di cui fidarsi in un momento di crisi economica? Ma llora i governi degli anni 70, minacciati dal terrorismo, da una opposizione comunista non democratica e da una destra realmente golpista erano dei giganti.
    Mi spiace, ma temo che sia confermato: il Cav . è bolso e deve essere sostituito

  3. Niente paura, la bolla FLI
    Niente paura, la bolla FLI voluta dal masticatore di chewing gums si sgonfierà presto e finalmente si tornerà a parlare di cose serie.

  4. Didattura della minoranza?
    Didattura della minoranza? Consiglio al signor cazzola di andare a vivere in iran, forse lì troverà ciò che cerca e vedrà trattare le opposizioni come vorrebbe veder anche qui da noi.

  5. L’Ordine delle cose
    L’illusione, che Berlusconi sta pagando, è quella di pensare che si possa fare qualcosa di positivo in un Paese inquinato dalla presenza inconcussa dei comunisti da oltre 60 anni. Non si può far nulla, nessun progresso, nessuna speranza di futuro, nessuna gioia, nessuna soddisfazione di sè: la loro presenza, la loro semplice presenza, rende tutto inutile e vano. Il Paese va prima depurato con una profonda opera di risanamento dalle fondamenta: bisognerà partire dalla scuola, dai tribunali, dalle istituzioni. Quando poi saranno ridotti a poco più di nulla, solo allora, si potrà ricominciare. Può essere difficile, ma se avessimo tanta fede quanto sta in un granello di senape, diceva Qualcuno ……

  6. Go Home
    Fini vada a casa. Ha fatto una gran figura stercorara lui e tutti i suoi traditori-vassalli. Ha detto bene Moffa Che conosce molto bene FLI e i suoi aderenti: mi dimetto da FLI perchè se la nostra politica è quella del discorso di Bocchino di oggi si sta freschi! Andate a casa, andate a c…

  7. UN COPIONE CHE SI REPLICA
    L’EDITORIALE DEL CORRIERE
    Un copione da non ripetere
    La novità degli scontri che hanno devastato martedì pomeriggio il centro di Roma è che dopo tanto tempo si è rivista all’opera una vera «macchina della violenza». Per il livello di organizzazione, per la preparazione allo scontro, per l’assoluta determinazione mostrata dagli attaccanti, abbiamo assistito sgomenti a un salto di qualità.
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    È vero, si resta sgomenti di fronte alla determinazione rivoluzionaria di questa racaille giacobina. A sciami ondeggiano di qua e di là e il soqquadro è catastrofico, sconvolgente.
    Incendiano e scassano per il gusto di farlo, spinti da una smania catartica da fine del mondo. Chi osserva (in Tv) non può non restare sconvolto dalla malvagità di questi professionisti “black-bloc”. L’andazzo si replica un po’ dovunque, a Londra, a Parigi come ad Atene, là dove incombe l’urgenza delle ristrettezze di bilancio, là, l’ira funesta di questi soggetti, si scatena irrefrenabile.
    Il terrore dilaga.
    Dall’altro lato il quadro è impietoso. Un nugolo di “gorilla”, guardie del corpo, tutelano il personaggio che si avanza impettito fra cotanta scorta: è il presidente della Camera (ce l’ho qui, sul monitor, sotto agli occhi) che con aria distinta e pensosa procede verso Montecitorio. Non gli sorge nemmeno per un attimo il dubbio che se scorta deve esserci non è per onore ma perché bisogna tutelarlo dai malintenzionati. Ce ne sono? Cribbio, se ce ne sono!
    Roma è sotto la morsa degli “incendiari rossi”, ma il presidente della Camera procede a passo spedito sicuro d’aver la pelle salva dai suoi “gorilla”: guardinghi e timorosi per quello che potrebbe accadere da un momento all’altro.
    L’Istituzione va rispettata e l’Italia democratica tutela le sue Istituzioni. Non importa se a qualche metro di distanza, giovani e vecchi poliziotti, mettono a repentaglio la vita per consentire ai vari scortati di questa Repubblica, di dormir sonni tranquilli.

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