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La doppia sconfitta del Partito Democratico

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Ogni volta che il PD si presenta alle elezioni politiche come favorito esce battuto. Stavolta però è passato al discount e, al prezzo di una ne porta a casa due di sconfitte. Perché insieme alle elezioni si accinge a perdere il Segretario e forse un’intera nuova classe dirigente.

Colpa della sufficienza con cui ha affrontato la campagna elettorale e la paura con cui ha gestito la sconfitta. La protervia con cui ha rivendicato la presidenza della Camera e la furbizia con cui ha strappato quella del Senato hanno però avuto come riflessi il diktat del PDL, la stizza di Scelta Civica e l’intrupparsi del M5S.    

Seguendo i lavori della direzione del PD svoltasi a metà delle consultazioni di Bersani poi la fine delle consultazioni quindi le convocazioni flash di Napolitano si è avuta netta la sensazione che l’attuale dirigenza del PD sia vittima di due ossessioni: il desiderio di assumere la guida del Governo italiano e la convinzione che l’ostacolo sia Silvio Berlusconi.

La prima ossessione contraddistingue il PD quale erede lontano della formazione nata per meiosi del PSI a Livorno nel 1921. Di quella formazione mantiene la stessa minorità politica per non aver mai vinto le elezione se non sotto la guida di uno degli odiati ex-nemici democristiani. In compenso ha esasperato il mito della superiorità etica.

Ma l’indifferenza con cui il PD ha sopportato gli insulti dei grillini e l’intransigenza con cui ha respinto le aperture del PDL svelano che la cocciutaggine era figlia della paura di morire politicamente senza mai esser potuta entrare a Palazzo Chigi dalla porta principale. La paura di Bersani e dei suoi giovani turchi, pasdaran e suffragette nasce dalla certezza di essere già all’ultimo giro in un partito che ha visto sfumare l’ennesima occasione e in un Paese che non gli perdona di essere perdente. Comprensibile dunque che questa paura sia accompagnata da protervia.

Paura e protervia hanno impedito a Bersani di concentrarsi sui problemi del Paese e gli ha fatto respingere l’unica soluzione possibile. Non è stato dunque per difetto di capacità logica ma rifiuto di rinunciare alla maggiorità etica. L’alleanza PD-PDL non è corretta nè condivisibile per moltissimi elettoridel PDL quanto del PD ma per Bersani il centrosinistra non olet diversamente da un Centrodestra presieduto dal più impresentabile dei tanti impresentabili che vi militano.

La Politica (appositamente la maiuscola) è arte di mediazione sul possibile e non conosce la possibilità della soluzione migliore ma solo la migliore nelle condizioni in cui ci si trova ad operare. E l’alleanza PD-PDL era l’unico start per l’economia e la nuova legge elettorale.

Crisi economica, frazionismo politico e partitico, spaccature verticali e orizzontali delle classi, rabbia sociale diffusa, desiderio di rivalsa individuale dilaniano l’Italia ma il PD continua a combattere contro le ossessioni di palazzo Chigi e Berlusconi al punto da sopportare il dileggio l’ingiuria lo  sfottò pur di presentarsi alle Camere da cui sperava di ricevere la fiducia mediante scouting nel M5S. Accontentandosi in caso contrario di scaricare sul Parlamento la responsabilità della propria sconfitta elettorale intascando come mance la gestione delle elezioni e 4 cariche istituzionali su 4.

Tutto qui. Per fortuna il PD è anche altro da Bersani come attestano i motivetti fuori spartito di alcune voci fuori coro.  Una volta escluse le grandi intese e un Governo PD M5S rimane il governo del Presidente. Ma per fare cosa? Si dice: legge elettorale, alcune iniziative economiche, qualche legge di riforma istituzionale. Ma sarebbe veramente possibile? Siamo sicuri che in 10/12 mesi riusciremmo ad avere sufficiente concordia e buona  volontà  per varare leggi di portata così invasiva delle forze politiche.

Chi accetterà di pagare il prezzo elettorale dell’accordo? quali assicurazioni ci sono che per modificare la legge elettorale si formerà la maggioranza politica che non si è formata durante il governo Monti? o che si formerà per la riforma del rapporto e del costo del lavoro e la modifica dell’IMU che il PD vuole limitata a chi paga fino a 1000 euro e il PDL alla prima casa tranne se di lusso?

A meno che la protervia di Bersani non sia stata la premessa della strategia studiata per cauterizzare le ferite da cui è venuta l’emorragia dei voti dal PD al M5S. Il che renderebbe ancora più precaria il governo del Presidente perché imporrebbe il sabotaggio di qualunque normativa non perfettamente in linea con le promesse elettorali più oltranziste dell’intera coalizione di Centrosinistra.    
 

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