La doppia vittoria di Sarkò
06 Maggio 2007
di Redazione
Nicolas Sarkozy è il nuovo Presidente della Repubblica francese. Ha ottenuto un risultato solido con il 53,3% dei voti di un elettorato che si è mobilitato in massa (nel momento in cui l’articolo va online). Sotto questo aspetto, Sarkozy è doppiamente vincitore perché ha vinto anche a destra. L’altissimo tasso di partecipazione elettorale, circa 86%, ossia uno dei livelli più alti dal 1965, dimostra come gli elettori del Fronte nazionale di Le Pen, che già in parte avevano votato Sarkozy al primo turno, non hanno seguito le indicazioni di voto del loro leader.
È ancora presto per predire la fine del Fronte nazionale, ma certamente il 6 maggio 2007 chiude il ciclo di un’estrema destra isolata dai partiti “repubblicani” e congelante circa il 15% dell’elettorato, ciclo che si era aperto agli inizi degli anni Ottanta.
La vittoria di Sarkozy è soprattutto la fine del ciclo dei dodici anni di presidenza di Jacques Chirac. Innanzi tutto, il candidato UMP, che pure è stato più volte al governo negli ultimi cinque anni, ha vinto sul tema della rottura. Ha rotto dal punto di vista dell’immagine, poiché ha saputo crearsi l’immagine dell’uomo politico “che fa quello che dice e dice quello che fa”, determinato e volitivo, ha saputo convincere i francesi, che con Chirac ormai dubitavano, che la Francia avrà un Presidente forte, ha saputo interessarli nuovamente alla politica, dopo che Chirac aveva ampiamente contribuito a stancarli.
Soprattutto, Sarkozy rappresenterà la rottura su moltissimi temi con la politica chiracchiana. In campagna elettorale ha insistito sia sul nuovo corso liberista che intende imprimere all’economia, sia sul nuovo modo di concepire i temi dell’immigrazione: «voglio conferire nuovo onore alla nazione, all’identità nazionale. […] Voglio farla finita con la rivalità tra le memorie, che nutre l’odio degli altri».
Nel suo primo discorso da vincitore del secondo turno, però, ha voluto mettere l’accento soprattutto sui temi della politica estera, rimasti sempre in secondo piano nei mesi precedenti. Ne è uscito un discorso che perfino alcuni suoi avversari, come Kouchner, hanno definito buono. Sarkozy ha usato toni molto forti: «il popolo francese ha scelto il cambiamento. […] Voglio lanciare un appello ai nostri partner europei ai quali il nostro destino è profondamente legato, per dire loro che tutta la mia vita sono stato europeista, che credo profondamente e sinceramente alla costruzione europea e che stasera la Francia è di ritorno in Europa!». Non vi poteva essere dichiarazione più decisa per rompere con l’immobilismo europeo che ha caratterizzato gli ultimi anni di Chirac, il Presidente che nel 2005 è parso incapace di indicare il futuro dell’Europa e non ha saputo ricucire lo strappo della vittoria del “no” al referendum sul trattato di costituzione. Sarkozy ha anche indicato chiaramente la strada che la “sua” Europa dovrà percorrere: i partner della Francia, infatti, non dovranno restare sordi alla «collera dei popoli che percepiscono l’Unione Europea non come protezione, ma come cavallo di Troia di tutte le minacce che le trasformazioni del mondo portano nel loro seno». È molto probabile, dunque, che i primi viaggi all’estero del nuovo Presidente avranno come meta Bruxelles e Berlino.
La rottura di Sarko si fonda anche sulla volontà di riallacciare il dialogo con gli Stati Uniti, ai quali ha chiesto di fare propria la battaglia contro il riscaldamento climatico del pianeta, nella quale la Francia si collocherà in prima fila, e su un nuovo rapporto con il Mediterraneo. In questo ambito il sesto Presidente francese si distaccherà ampiamente dal suo predecessore: mentre Chirac tendeva a considerare il continente africano come terreno per rapporti bilaterali con la Francia in nome della francofonia e ha sempre coltivato i rapporti con i capi di stato africani, Sarkozy ha proposto un’Unione mediterranea che faccia da trait-d’union tra l’Europa e l’Africa, all’interno della quale rimodellare le politiche d’immigrazione – Chirac si oppose ad esempio ad una politica comune dell’UE in questo ambito – e dello sviluppo.
Mentre molti giornali africani deprecano la vittoria del “piccolo Napoleone”, del “piromane”, a Bruxelles e a Berlino si guarda al cambiamento che il Presidente Sarkozy promette di apportare: rilanciare l’Europa senza ripassare per il problema referendum.
