La falsa liberazione di Rossella Urru è il frutto di un corto circuito mediatico

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La falsa liberazione di Rossella Urru è il frutto di un corto circuito mediatico

05 Marzo 2012

No, Rossella Urru non è libera. La cooperante di 29 anni sequestrata lo scorso 23 ottobre nel campo profughi di Tindouf, in Algeria sud-occidentale, non è mai rientrata domenica sera in Italia. Sì perché non è mai stata rilasciata.

Eppure sabato mattina tutti quanti urlavano vittoriosi il contrario dando per certa la news della liberazione. “Rossella è libera”, “Liberata la cooperante Rossella Urru”, si leggeva sulle aperture di quotidiani, blog, e social network come Twitter dove personaggi come Fiorello, Saviano e Jovanotti nelle scorse settimane avevano fatto una gara di appelli per sensibilizzare i media a parlare del caso. Ebbene, la notizia del supposto scambio fra la Urru (più un poliziotto mauritano) e un esponente della costola magrebina di Al Qaeda si è sgonfiata nel giro di meno di 24 ore. Per un semplice motivo: c’è stato un vero e proprio corto circuito informativo.

L’annuncio della liberazione era stato dato inizialmente da organi di informazione africani, un giornale senegalese e un sito mauritano, ed era poi rimbalzato su Al Jazeera che, come al solito, aveva fatto da cassa di risonanza gridando alla liberazione. Ora dopo ora i dettagli aumentavano, l’annuncio intanto era stato ripreso da televisioni e i giornali ed era giunto fino a Samugheo (Oristano) dove i genitori della cooperante italiana, che da quattro mesi vivono tra il terrore che la banda di tagliagole islamici possa fare del male alla loro figlia e la speranza di rivederla, non attendevano che una notizia come quella. Intanto, in tutto questo tourbillon di gioia ed entusiasmi, non si avevano minime conferme dalla Farnesina (peraltro, accusata da molti di “lentezza” nel comunicare la liberazione).

Quel silenzio era dato dal fatto che la ragazza, di fatto, non era mai stata rilasciata e che quel famoso agente mauritano che dovevano liberare assieme a lei, dopo il rilascio di un sospetto terrorista dalle carceri locali, non sarebbe mai tornato a casa. La smentita della liberazione non si è fatta attendere. Prima da parte di chi aveva strombazzato la notizia, Sahara media, che si è lasciato sfuggire da una delle gole profonde che lavora al sito: “La notizia su un accordo tra il governo mauritano e Al Qaida, per la liberazione di Rossella Urru e del poliziotto mauritano, è falsa”. Poi a ruota anche  Al Jazeera ha fatto marcia indietro.

E allora viene da chiedersi quali fossero le tanto citate “fonti investigative qualificate” con cui i nostri quotidiani nazionali hanno sbandierato l’annuncio della liberazione. Perché non si è prima verificato con cautela se quella notizia potesse anche essere minimamente messa in dubbio? Perché si è sparata in prima pagina senza un minimo di scrupolo deontologico una news, che per quanto diffusa da quella che molti ritengono essere la prima televisione al mondo, rimaneva ancora (letteralmente) una diceria? Perché ci si è lasciati trascinare, senza sapere nulla di cosa realmente stesse accadendo, dalla corsa sfrenata a cavalcare voci e sotterranee conferme? Proprio noi, che siamo il paese direttamente interessato alla vicenda. Proprio noi (giornalisti) che in tutti questi mesi – diciamolo senza troppe ipocrisie – non ci siamo scomposti troppo per capire che fine avesse fatto Rossella. Di fronte a tutto questo "non sapere" viene spontaneo chiedersi: chi è il nostro referente lì? Chi informa la Farnesina su cosa sta succedendo nel deserto del Mali?

Intanto, tra mille tribolazioni e false verità, probabilmente sfruttate dai terroristi che tengono in ostaggio la Urru per alzare la posta del riscatto o per mettere in imbarazzo l’Unità di crisi e la Farnesina, l’attesa cresce. Quello che si può intuire è che la situazione è ancora estremamente ingarbugliata e probabilmente siamo passati solo a una fase successiva del sequestro. Noi speriamo di avere presto notizie più precise e ci auguriamo anche che qualsiasi esse siano, stavolta, Al Jazeera non ci valga più di un bollettino diplomatico o una conferma ufficiale.