La Fed mette sul piatto altri 800 mld, ma è il rimedio giusto alla crisi?

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La Fed mette sul piatto altri 800 mld, ma è il rimedio giusto alla crisi?

La Fed mette sul piatto altri 800 mld, ma è il rimedio giusto alla crisi?

26 Novembre 2008

 

Non bastava il Piano Paulson da oltre 850 miliardi di dollari per risollevare l’economia statunitense. Ad esso si aggiunge anche il nuovo programma della Federal Reserve, da 800 miliardi di dollari, volto a ripristinare gli assetti perduti nel mercato del credito al consumo e rilevare gli ormai celebri “toxic assets”. Dopo il Tarp, ecco il Talf, il nuovo acronimo inventato da Ben Bernanke, Governatore della Fed.

Si, dopo il Troubled Assets Relief Program a cura di Hank Paulson, il sempiterno Segretario al Tesoro Usa, arriva il Term Asset-Backed Securities Loan Facility che prevede una serie di misure volte a rilevare tutte le cartolarizzazioni a rischio insolvenza. 500 miliardi di dollari serviranno a rilevare i mutui impazziti di Fannie Mae e Freddie Mac, altri 100 miliardi saranno utili per riassettare i debiti delle stesse agenzie governative (più quelli di Federal Home Loan Bank), mentre gli ulteriori 200 miliardi, garantiti dalla Fed di New York, saranno volti al sostegno del mercato del credito al consumo. Si, perché in effetti, il pericolo che il Natale made in Usa sia particolarmente triste sotto il profilo dei consumi, è una realtà sempre più tale, piuttosto che una semplice previsione macroeconomica. Il crollo dei consumi nel terzo trimestre, scesi di un prepotente 3,7%, e lo spauracchio dell’outlook del Ocse che letteralmente fa notare come l’economia Usa sia in ginocchio, lasciano presagire un momento davvero complicato. Proprio l’Ocse ha stimato la diminuzione del Pil statunitense in un meno 2,8% nel quarto trimestre 2008, proprio il periodo in cui siamo. Ma le brutte notizie non vengono mai sole. Dopo il maxi bailout di Citigroup (oltre 300 mld di garanzie federale su toxic assets del gruppo) e dopo le costanti (e voraci) richieste di liquidità da parte di un mercato automobilistico che brucia miliardi con velocità impressionante senza riuscire a vendere prodotti come dovrebbe, non si può pensare che l’ennesima iniezione di denaro dentro il sistema possa risolvere il tutto.

Il presidente eletto Barack Obama ha ribadito più volte che la necessità è quella di un nuovo New Deal, facendo balenare nella mente di molti lo spettro del 1933 e della Grande Depressione. Quello che non si comprende è la facilità con la quale Fed e Tesoro stiano operando sui mercati, lasciandosi attirare dalle sirene bramose solo di denaro sonante per ripristinare i rossi di bilancio. La congiuntura che si appresta a vivere il mondo intero (guai non considerare isolata la crisi) è assai complicata a causa dell’enorme mole di prodotti a rischio, sparsi ormai chissà dove. Gli addetti ai lavori si chiedevano nei giorni scorsi quando e come Citigroup sarebbe stata salvata, perché era lapalissiano che ciò sarebbe avvenuto, data la situazione patrimoniale della stessa banca. Ora ci si chiede quali saranno le prossime mosse di Bernanke e Paulson.

Tutto questo senza contare una delle piaghe maggiori che sta per colpire l’intero sistema economico americano, la disoccupazione. Nel primi due trimestri del 2009, il tasso di disoccupazione subirà un’impennata notevole, arrivando al 7,2% per poi aumentare ancora nel 2010, fino al raggiungimento di quota 7,6%. Va da sé che, mancando l’occupazione, mancano anche i salari e che non tutti i sistemi di ammortizzazione sociale sono appannaggio di tutta la cittadinanza. Di fronte a questo, non si può far altro che consumare di meno, notevolmente di meno. Ed ecco che l’economia americana rischia davvero il collasso. In quest’ottica cercano di agire Fed e Tesoro, dimenticandosi però una cosa fondamentale: a forza di spendere soldi pubblici per il salvataggio del sistema economico, lo Stato rischia di aumentare in modo spaventoso il proprio debito pubblico e quindi aumentare il decorso della malattia del virus subprime.

Si attendono nuovamente azioni governative ai limiti, come un nuovo taglio dei tassi dei Fed Funds o come un sostegno di GM, Chrysler e Ford. Il problema, in questo caso, sarebbe sempre il solito: l’indulgenza nei confronti dei colpevoli (da una parte) e dei vittimismi (dall’altra) non fa altro che peggiorare una situazione che è già sufficientemente drammatica.