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La fiducia di quei giovani che credono nel centrodestra

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Pochi giorni fa, il presidente dimissionario della provincia di Bari ha affermato che bisogna scrivere il futuro usando la penna della speranza intinta in un inchiostro fatto di indignazione e coraggio.

Indignazione, sì, ma verso coloro che a livello centrale senza indagare, prima ancora che i propri convincimenti, le dinamiche che muovono gli eventi di cui è protagonista il nostro Paese, un po’ per mala conoscenza, un po’ per malafede decidono di salire anticipatamente sul carro dei presunti vincitori approfittando della confusione generale e sperando di fare poco rumore, di non essere scoperti traditori.

Indignazione per un amministratore locale che, di fronte alla grave situazione economica nazionale e internazionale, tutt’a un tratto decide “democraticamente” di interpellare i cittadini sulla necessità o sulla frivolezza di manutenere, alla modica cifra di 100mila euro, dei giochi d’acqua piazzati in mezzo al mare che non possono essere altro che un pugno negli occhi (e nello stomaco) dei baresi, nonché il frutto di una cattiva amministrazione della res publica, risultando di difficile intercettazione l’interesse pubblico primario che ha mosso il compimento di questa opera.

Indignazione di fronte a tutto questo mentre in città, a Bari, impazzano i blitz che portano alla luce i tesori della malavita organizzata frutto di delinquenza, connivenza e omertà; bottini non nascosti nelle caverne o sotto i materassi ma investiti in beni immobili, partecipazioni societarie, liquidità bancarie intestate a prestanome. Bottini rimasti invisibili alla Agenzia delle Entrate, ai tribunali, agli istituti previdenziali.

Il coraggio, invece, di noi Italiani, di noi Gente del Sud, liberaldemocratici non per etichetta ma per fede nella persistenza, anzi, nella resistenza del principio di separazione dei poteri, del rispetto concreto dei diritti fondamentali che riguardano la vita, la libertà e la proprietà, della cognizione della dimensione dell’altro per riavvicinarsi a un dialogo politico non traumatico ricordando che, come affermato dal Capo dello Stato in visita lo scorso weekend in Puglia, un riavvicinamento non deve significare fare confusione o rinunciare alle rispettive identità politiche ma solo rielaborare i propri convincimenti in chiave dialogica.

Dialogo mancato, caos mediatico, mancanza di amministratori locali collaborativi e competenti, soprattutto dove ce n’è più bisogno, confusione ideologica, alleanze recise, giochi di palazzo, politiche faziose: tutto questo nella bolla della crisi economica imperante che ha contribuito ad allontanare paese legale e paese reale.

Il coraggio di guardare, al di là del caso di specie, a quegli uomini e quelle donne che non hanno mai tradito le proprie idee, la propria fiducia in una destra moderata che continuerà ad esserci oltre eventuali sfiducie e ribaltoni, poggiata su principi non negoziabili che non si esauriscono solo nelle logiche partitiche ma investono la società tutta, oggi sfilacciata e confusa. Proprio dal cuore della Puglia, centro di conclamate vicende giudiziarie e importanti visite istituzionali, rimane intatta la fiducia di quei giovani che si riconoscono nei valori del centrodestra in un futuro che non sarà strascico di meri convincimenti passati, ma sarà adesione consapevole e costruttiva.

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