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La fine di Osama non è un granché per Obama

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Sul Corriere della Sera di ieri, Robert D. Kaplan - firma di punta dell'intellighenzia Democratica, membro del Center for a New American Security e in forze all'Atlantic Monthly - salutava i "molteplici risultati positivi" dell'azione che ha condotto all'uccisione di Osama Bin Laden. Un successo per l'amministrazione Obama, che ha dimostrato, nell'ordine, che il partito democratico sa come affrontare le questioni della sicurezza nazionale; che i rapporti fra Usa e Pakistan dopo la scormparsa del grande vecchio del terrorismo islamico potrebbero normalizzarsi; che anche i Talebani, a questo punto, potrebbero scendere a più miti consigli; e che, im generale, questo risultato "favorirà la lotta per la democrazia in Medio Oriente".

Soprattutto, secondo Kaplan il vero obiettivo di Obama a questo punto diventa più verosimile: virare la politica estera degli Stati Uniti verso l'Estremo Oriente, "dove sta nascendo il vero centro dell'economia mondiale e della attività navale e marittima". A questo punto Kaplan fa un passo indietro e ricorda il recente viaggio di Obama tra Indonesia, Corea del Sud e Giappone, servito a "rassicurare gli alleati nel Mar della Cina meridionale". Poi aggiunge che, "certo, permane qualche incertezza sulla Libia", anche se, escludendo l'intervento terrestre, "non c'è il rischio di impantanarsi in una guerra lunga e sfibrante". E conclude: "pertanto, malgrado tutte le critiche che gli piovono addosso da alcuni settori, questo governo può sicuramente vantare la politica estera più competente ed efficace dai tempi del presidente Bush padre ad oggi". Come dire, meglio di Bill Clinton e George W. Bush.

Ora, che si potesse fare meglio di Clinton non avevamo dubbi visto che il massimo che riuscì a fare il buon Bill contro Bin Laden fu sparare qualche missiletto in Sudan nella speranza di incenerire il nemico, quando ormai il capo di Al Qaeda era già sparito dalla circolazione. Come pure, almeno da un punto di vista europeo, non ci voleva molto a superare le imprese di George W., un nome che fa ancora rabbrividire le coscienze dei benpensanti quando viene pronunciato in pubblico (pensiamo proprio al Corriere, dove gli autori stranieri devono "pagare pegno" stigmatizzando W. e la sua "guerra sbagliata" se intendono veder pubblicata la loro firma in pagina).

Insomma, visto cosa ha rappresentato simbolicamente l'11 Settembre, "l'evento assoluto", non del secolo ma del millennio, e qual è stata l'importanza del nemico alla fine fatto fuori dagli americani, ci saremmo aspettati, come minimo, che Kaplan ci dicesse che Obama è stato il miglior presidente degli ultimi cento anni. Invece a quanto pare l'eliminazione di Osama Bin Laden non è poi questo evento epocale per gli analisti Democrats.

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