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La Francia di Sarkò guarda al futuro ricordando il passato

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La_Francia_da_Chirac_a_Sarkozy_1_1.jpg Le vicende politiche e culturali francesi sono spesso protagoniste delle pagine dei giornali italiani; eppure, ben difficilmente il lettore trova analisi che oltrepassino l’orizzonte della contingenza politica o che non siano svolte in funzione della battaglia politica italiana. Questo contribuisce a spiegare il piacere del lettore di fronte al libro di Gaetano Quagliariello, La Francia da Chirac a Sarkozy, che raccoglie i suoi articoli, scritti dal 2002 ad oggi, sulla politica dei cugini d’Oltralpe.

I pregi strutturali di questa raccolta sono due: pur essendo una raccolta di articoli scritti in occasione dei principali eventi della cronaca politica francese degli ultimi cinque anni, essi offrono un “respiro” storico – Quagliariello è uno dei massimi specialisti del gollismo – che permette di abbracciare il XX secolo francese e di interpretare l’attualità alla luce di questa profondità prospettica; grazie a questa, essi offrono un’interpretazione complessiva delle vicende francesi e della crisi dell’“eccezionalismo” d’Oltralpe sullo sfondo delle culture politiche della V Repubblica.

In particolare, il libro presenta un’interpretazione “forte” del fenomeno Sarko. Che Sarkozy sia riuscito a rendere alla destra francese il suo orgoglio, a fargli superare quello sdegno che il ’68 aveva lasciato nei suoi confronti e quel complesso che aveva nei confronti della sinistra è diventato del tutto chiaro il 20 aprile. Si è presentato con un progetto decisamente nuovo, di “rottura” rispetto alla politica chiracchiana, senza pero mettersi in contrapposizione con la propria famiglia politica. Questa alchimia culturale è stata una condizione non sufficiente, ma quanto meno necessaria del suo successo. Ha messo decisamente in imbarazzo una sinistra che, dimenticando di confrontarsi in profondità con la modernità, aspettava probabilmente che scattasse, meccanicamente, il principio dell’alternanza.

Quagliariello spiega che questa alchimia è stata resa possibile anche dalla grande flessibilità del gollismo che non è un’ideologia ma una filosofia empirica dell’azione. E per questo motivo che due persone così diverse, e portatrici di progetti così diversi, come Chirac e Sarkozy possono dirsi gollisti, anche se chiaramente per Quagliariello, il sarkozysmo ha qualcosa di innegabilmente più vicino al gollismo di de Gaulle di quello degli altri eredi del Generale.

Da una parte, Sarkozy ha riempito un vuoto carismatico caratteristico della Francia post-mitterrandiana, laddove le istituzioni stesse della V Repubblica necessitano di leader forti. Le istituzioni d’Oltralpe, del resto, confermano tutta la loro solidità e la loro virtuosità, avendo superato con successo sia le coabitazioni, sia i tentativi più recenti di Bayrou di rompere con gli effetti “bipolarizzanti” del sistema maggioritario. Non sono, quindi, secondo Quagliariello, le istituzioni che spiegano le difficoltà della Francia o che, cambiate, dovrebbero permettere di risolverle, come lo sostenevano Bayrou o Royal, ma la necessità di confrontarsi, in fin dei conti, con due fenomeni epocali: da una parte, le conseguenze inevitabili della globalizzazione, dall’altra la sfida dell’islam all’Occidente, resa esplicita con l’11 settembre.

La grave crisi identitaria che attraversa la Francia (e non solo) risulta quindi, secondo Quagliariello, dall’incapacità della classe dirigente degli ultimi anni a rispondere alle novità introdotte da questi due fenomeni. Ed è su questi due terreni che egli vede in Sarkozy non solo l’uomo in grado di trovare delle risposte adatte ai tempi, ma anche il degno erede del generale de Gaulle, molto di più di quanto non sia mai stato Chirac. Per Quagliariello l’ex presidente ha riconosciuto solo molto tardivamente l

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