La Francia non vuole immigrati dall’Italia
29 Marzo 2011
La visita-lampo del leader della estrema destra francese Marine Le Pen a Lampedusa, accompagnata dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio, è stata venduta come un gesto di solidarietà con gli abitanti dell’isola, che negli ultimi giorni hanno visto praticamente raddoppiare la popolazione con l’arrivo di migliaia di immigrati dalle coste tunisine.
Marine si è fatta un giro sull’isola nell’auto messa gentilmente a disposizione dal sindaco, rilasciando una serie di dichiarazioni – niente di nuovo a dire la verità – sull’impotenza dell’Europa nell’affrontare il problema dell’immigrazione. Ha poi annunciato la sua soluzione personale per evitare l’arrivo di altri immigrati sull’isola siciliana: fermarli in mare e dargli cibo e acqua. Non ha specificato però il passo successivo, che evidentemente i lampedusani aspettavano con ansia vista la difficile situazione che si trovano a vivere in questi giorni.
Infine, sempre in barba alla Ue, la Le Pen ha detto che Francia e Italia devono darsi una mano e pensare seriamente di prendere accordi con i Paesi sull’altra sponda del mediterraneo per risolvere il problema. Marine è espressione di una destra che ha perso i tratti più duri del lepenismo paterno e corteggia l’elettorato moderato spaventato dalla crisi economica e dalla questione migratoria. Non sempre, però, riesce a mantenersi equilibrata come vorrebbe, per esempio quando ha detto che la presenza di musulmani che pregano sul territorio francese è da considerarsi una "occupazione" della patria come avvenne nella Seconda Guerra mondiale. Provocazioni, si dirà. Più in generale il frutto del protezionismo e dell’autarchismo della estrema destra francese, nemica della globalizzazione.
Naturalmente Marine è libera di venire nel nostro Paese per offrirci il suo aiuto e la sua solidarietà, anche se sinceramente non abbiamo bisogno di lei per capire quanto l’Europa possa essere una casa vuota quando si tratta di affrontare i problemi insieme. Proprio per questo, ci permettiamo di suggerire alla leader politica francese di fare un’altra tappa in Italia, ma stavolta non a Lampedusa ma a Ventimiglia, a una manciata di chilometri al confine tra Francia e Italia. Scoprirebbe che qui il numero degli immigrati aumenta non perché sbarcano dalle coste tunisine ma perché il presidente Sarkozy ha messo in pratica una dura politica di respingimenti per tenere i clandestini e gli immigrati lontani dalla Francia e al di là del confine con l’Italia. In barba, appunto, a ogni concetto di unità europea.
