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La gara di beneficenza a sostegno di Hamas

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La vittoria elettorale di Hamas alle elezioni del 2006 ha innescato un problema di difficile soluzione perchè investe la stessa essenza dell’Anp. Il processo di pace degli anni ’90 era finalizzato alla creazione di uno Stato palestinese che potesse vivere pacificamente accanto allo Stato ebraico. Grazie agli accordi di Oslo Arafat ha vinto il premio Nobel per la pace e Israele, una volta tanto, ha ottenuto il plauso dell’opinione pubblica internazionale. Ma cosa accade se uno degli attori muta e al suo posto ne subentra un altro che ha come scopo la distruzione della controparte? Che dialogo può esserci se una parte vuole l’annientamento dell’altra? Per farsi un’idea delle intenzioni di Hamas basta leggere l’articolo 13 dello suo statuto: ”Non c’è soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e alle conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti e il suo destino nelle mani della vanità”.

La questione Hamas diventa, quindi, la questione di un popolo che ha liberamente eletto quella fazione a suo legittimo governo. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il politologo Sattar Kassem spiega in questi termini la situazione: ”La struttura della società palestinese rappresenta un enorme problema. L’errore capitale, io l’ho chiamato il tradimento, di Arafat. Dagli anni ’90 nei territori sono stati persi circa 250 mila posti di lavoro nel commercio e nella piccola industria. Li ha sostituiti Arafat, creando 100 mila nuovi statali. Una base clientelare pagata dal denaro dei donatori internazionali, Usa e Ue, che coprivano quasi tutto il bilancio dell’Autorità”.

Questa è la terribile eredità che i palestinesi hanno ricevuto dal loro compianto leader. Magari gli abitanti dell’economia più depressa del mondo, avrebbero preferito dall’amato Yasser che il fondo nero “Palestine Investment”, dell’entità di circa un miliardo di dollari, fosse utilizzato per la costruzione d’infrastrutture e per lo sviluppo economico; invece, è stato impiegato in operazioni finanziarie di carattere speculativo, volte semplicemente all’arricchimento del vecchio rais e del suo entourage …

La mastodontica burocrazia creata da Arafat è alla base della corruzione e del clientelismo che affliggono la vita pubblica e i costumi dei palestinesi. Ma Arafat e i suoi eredi hanno sottovalutato Hamas. Le sue funzioni assistenziali, con la denuncia della corruzione di Fatah (contrapposta alla purezza dell’Islam) e l’obiettivo della distruzione d’Israele, hanno reso possibile l’affermazione del movimento guidato da Hanyeh alle elezioni politiche. Hamas appartiene con Hezbollah, in Libano, e i Talebani, in Afghanistan, a quel novero di formazioni estremistiche che hanno compreso come il modo migliore per fare proseliti e conseguire successi politici sia quello di sostituirsi allo Stato coniugando il lato bellicoso e militaresco con la difesa delle fasce sociali più deboli. Le democrazie occidentali spesso lo ignorano o fanno finta di non accorgersene.

Osserva il Commissario alla Giustizia dell’Unione Euroepa, Franco Frattini, che anche le organizzazioni dalle finalità umanitarie incitano, di fatto, alla violenza contro Israele. Per non parlare dei programmi scolastici che educano all’odio verso gli ebrei e del sostegno economico promesso ai parenti dei giovani kamikaze.

A questo punto è lecito chiedersi se l’Unione Europea, la principale finanziatrice dell’Anp, non si sia accorta del mostro che stava generando con i soldi dei suoi contribuenti. E se volutamente abbia permesso ad Arafat di accumulare ricchezze per miliardi di dollari e di accusare, allo stesso tempo, il governo di Gerusalemme di affamare la popolazione palestinese e di ghettizzarla. È possibile che nessun funzionario di Bruxelles abbia mosso ciglio, mentre nell’ANP si formavano a spese europee venti corpi di polizia differenti con un organico di oltre sessantamila uomini? 70 milioni di euro nel 2005 sono serviti a sostenere la spesa pubblica dell’Anp. Il problema è che quei fondi alimentavano la struttura corrotta fondata da Arafat.

D’altronde, lo stop dei finanziamenti al governo palestinese porta con sé il rischio di consegnare l’intera Anp all’Iran di Ahmadinejad e questa è una possibilità che l’Europa farebbe meglio a scongiurare. L’Iran, infatti, è il grande sponsor di Hamas. Il 14 dicembre 2006, c’è stato un cospicuo sequestro dei fondi che il leader dell’organizzazione jihadista, Hanyeh, aveva raccolto durante un “tour delle capitali” tra Teheran, Doha e Khartoum. Nell’ultimo anno, gli ayatollah hanno versato nelle casse dell’Anp 120 milioni di euro, ovvero quanto gli Stati Uniti (anche se i media dei paesi musulmani tacciono sulle elargizioni americane). Significa che è in corso una gara di beneficenza per contrastare la crescente influenza iraniana nei territori palestinesi, di cui, però, è soprattutto Hamas a beneficiare, incassando il denaro anche di Arabia Saudita e Qatar. E sostegno ad Hamas significa pure sostegno, diretto o indiretto, alla sua volontà di annientare Israele.

Proprio per questo motivo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti non possono abbandonare l’Anp a se stessa. Il rischio che cada completamente nelle mani di Hamas e che l’Iran possa così insediarsi nella West Bank e a Gaza a diretto contatto con Israele, il suo acerrimo nemico, è quanto mai reale.

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