La Gelmini e la riforma dell’università che non s’ha da fare

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La Gelmini e la riforma dell’università che non s’ha da fare

14 Ottobre 2010

Non erano bastati i programmi del presidente Fini a far slittare la calendarizzazione in aula del ddl Gelmini. E neppure le minacce di ulteriori tagli del ministro Tremonti, che avevano imposto al ddl una brusca frenata. Tutto sembrava essere superato, l’esame dell’Aula era previsto per domani, immediatamente prima della sessione di bilancio. Poi la doccia fredda. La riforma dell’Università slitta ancora. Questa volta per un problema di copertura rilevato dalla Ragioneria generale dello Stato. Un ritardo che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.

Non tutto è perduto, però, perché si spera che si tratti di un vero slittamento e non di un affossamento. Almeno così sembra dalle intenzioni. I ministri dell’Economia e dell’Istruzione, Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini, in una riunione con la presidente della commissione Cultura Valentina Aprea, la relatrice Paola Frassineti, Fabrizio Cicchitto e Fabio Granata hanno deciso di rinviare l’esame del testo dopo la fine della sessione bilancio. Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.

 «Il Miur ha presentato una riforma, moderna e innovativa, che ha l’ambizione di rilanciare l’università italiana – ha detto la Gelmini. – Ora tocca al Parlamento approvarla e al ministero dell’Economia valutarne la copertura». «Accolgo positivamente – prosegue il ministro – il fatto che il centrodestra ritenga l’università una priorità. Arrivati a questo punto, ha ragione la maggioranza quando chiede di legare e contestualizzare le riforme alle risorse».

Il testo, comunque non cambia, e rimane in attesa di risorse che si è determinati a trovare. E poco importa una eventuale «bocciatura» della commissione Bilancio che ha rinviato a domani l’esame del testo, perché la volontà politica di trovare i soldi c’è. A cominciare da Berlusconi, che in un incontro ad Arcore con Tremonti ieri mattina ha ribadito il suo impegno per una seria riforma degli atenei. E a continuare con il sottosegretario Gianni Letta che ha dato il suo impegno per il reperimento delle risorse per i ricercatori italiani e per la riforma.

Quello che pesa sono le corpose modifiche apportate in commissione Cultura, in particolare quella che prevede l’assunzione di 9 mila ricercatori: un «peso» talmente forte secondo il Tesoro, che potrebbe determinare «effetti finanziari negativi tali da pregiudicare la stabilità dei conti di finanza pubblica». Con la Ragioneria della Stato che ha espresso analoghi rilievi.

Immediate le reazioni al pronunciamento. La Conferenza dei Rettori ha espresso «disappunto e vivo allarme» per la concreta ipotesi di slittamento del voto a dopo la sessione di bilancio del voto in aula alla Camera del Ddl di riforma dell’Università, in pratica il rinvio di almeno un mese (il tempo presumibile che sarà dedicato all’analisi dei conti dello Stato). Secondo la Crui, in primo piano c’è più che mai "la questione delle risorse", ribadendo con forza l’esigenza di assicurare al più presto i finanziamenti indispensabili.

Ma da Viale Trastevere si fa notare che in realtà si tratta di uno slittamento dovuto ad un nodo tecnico-politico che potrebbe portare all’approvazione della riforma Gelmini anche entro la fine di novembre, in ogni caso in tempo visto che la legge entrerà in vigore il prossimo anno accademico, il 2011/2012. Certo, viene sottolineato sempre da Viale Trastevere, le risorse necessarie vanno trovate, altrimenti la strada diventerebbe più complessa.