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Rischi geopolitici a est

La Germania chiude il nucleare e si affida al gas russo

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Ieri il governo di coalizione tedesco ha approvato il progetto di legge sullo stop al nucleare nel 2022. La decisione è stata presa in un consiglio dei ministri straordinario, e segna una svolta nella politica energetica della Germania guidata dalla Merkel: puntare al green, anche se per arrivarci occorre prima il gas di Putin.

Il Ministro dell’Economia tedesco Philipp Roesler si è recato giovedì a Mosca per discutere di energia con i funzionari russi, proprio il giorno successivo alla decisione della Germania di smantellare gradualmente gli impianti nucleari entro il 2022. La conseguenza è che Berlino ha ora la necessità di trovare una fonte alternativa per poco meno di un quarto della sua produzione di energia elettrica – in questo consiste l’attuale contributo del nucleare. Il governo tedesco punta a una maggiore efficienza e ad una maggiore affidabilità delle fonti d’energia rinnovabili, ma è chiaro che nel breve termine – riteniamo entro questo decennio – si rivolgerà al gas naturale russo.

La Germania dipende dalle esportazioni russe per circa il 40% del suo fabbisogno di gas naturale. Quanto più gliene servirà dipenderà da quanto rapidamente la Germania riuscirà a incrementare la produzione di energia rinnovabile e a raggiungere una maggiore efficienza nella produzione complessiva di energia elettrica. Se c’è un Paese che è in grado di assolvere in modo rapido a queste due incombenze, questo è di sicuro la Germania. L’abbandono del nucleare, inoltre, non comporta la chiusura simultanea di tutti i reattori, il che significa che Berlino ha a disposizione del tempo per adeguarsi alla situazione.

Subito dopo l’annuncio della dismissione degli impianti nucleari, il Ministro Roesler e il Cancelliere Angela Merkel hanno insistito sul fatto che la Germania sostanzialmente non aumenterà l’importazione di gas naturale dalla Russia. La Germania potrebbe, in ogni caso, non avere altra scelta, almeno per i prossimi cinque anni. Non c’è un piano progettuale relativo a infrastrutture energetiche su larga scala, quali possono essere un ramo di gasdotto non proveniente dalla Russia oppure strutture d’importazione di gas naturale liquefatto. Efficienza, energia rinnovabile e produzione domestica di gas di scisto non possono svilupparsi dal giorno alla notte o senza una massiccia iniezione di capitale. Nel frattempo, i 55 miliardi di metri cubi del condotto sottomarino Nord Stream, che porta il gas russo direttamente in Germania, passando per il Mar Baltico, entrerà in funzione per la fine del 2011 e a pieno regime entro il 2012.

Per la Germania, la logica dietro il Nord Stream non è mai stata quella d’incrementare l’importazione di gas russo, dato che Berlino non ha intenzione di aumentare la sua dipendenza dalla Russia per il gas naturale. Infatti, il Nord Stream può essere considerato un bel colpo messo a segno dalla Germania e una sorta di ostacolo per la Russia, che non può più nascondersi dietro l’Ucraina e la Bielorussia come le cause di instabilità energetica per la Germania. Puntare sulle politiche energetiche è stata una strategia efficace per Mosca, dal momento che ha permesso al Cremlino di mostrare chiaramente a Berlino e agli altri Paesi dell’Unione europea le conseguenza negative di un’Ucraina filo-occidentale, come nel caso della serie di tagli al rifornimento energetico che conseguì alla Rivoluzione arancione del 2005. Una linea diretta tra Russia e Germania, secondo Berlino, significa che Mosca non può più permettersi lacune giustificabili nell’implementazione di politiche energetiche.

Il problema è che la Merkel e il suo governo non si aspettavano di dover rimpiazzare il 24% della produzione di elettricità entro i prossimi dieci anni. In quanto tale, il Nord Stream non è più un investimento strategico che scinde le politiche energetiche russe rispetto all’esportazione di energia alla Germania. Ora il gasdotto diventa la sola opzione disponibile per i prossimi cinque anni, dal momento che la Germania mette fine alla sua produzione di energia nucleare. Ciò potrà inoltre diventare un viatico pericoloso verso una dipendenza dal gas russo, specialmente se il Cremlino giocherà bene le sue carte e renderà il suo gas naturale troppo allettante – cioè, economico – per non prenderlo in considerazione.

L’aspetto più interessante dell’attuale situazione, comunque, è che Berlino è ben consapevole di queste considerazioni strategiche. Semplici calcoli aritmetici suggeriscono che, una volta venuto a mancare il 24% della produzione elettrica, la Germania dovrà aumentare l’importazione di gas naturale dalla Russia. È un calcolo che i decisori pubblici tedeschi sono in grado di eseguire. Ciò significa che Berlino sta ponendo consapevolmente una questione di politica interna (l’opposizione all’energia nucleare) sopra un notevole e strategico interesse geopolitico (l’incremento della dipendenza dal gas naturale russo).

Questo rappresenterà un problema per i vicini di Berlino nell’Europa centrale, a dimostrazione che la Germania considera le logiche di politica interna in maniera più seria rispetto ai rapporti geopolitici della regione, almeno per adesso. Se Berlino è così tanto influenzata dal malcontento popolare verso l’energia nucleare da accettare un incremento delle importazioni di gas russo, per quanto tempo ancora, per fare un esempio, continuerà a sostenere i salvataggi degli Stati periferici dell’eurozona, alla luce della crescente rabbia domestica? La credibilità e la fiducia tra alleati si costruisce quando le decisioni che favoriscono uno solo di essi sono sconvenienti. Per i vicini centro-europei della Germania, una Berlino che aumenta la sua dipendenza di gas naturale dalla Russia non è un alleato su cui poter contare, in opposizione a Mosca.

Berlino è consapevole dei pericoli a lungo termine di una dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia. Ed è improbabile che la Germania fallirà nello sviluppo di energie alternative, considerato il tempo, il know-how tecnologico e il capitale a disposizione. D'altra parte, però, i vicini della Germania potrebbe avere delle difficoltà nel pensare anch'essi a lunga scadenza. L’Europa centrale potrebbe diventare una zona calda, a livello geopolitico, entro i prossimi cinque anni. Le installazioni di scudi anti-missili americani sono previste in Romania entro il 2015 e in Polonia entro il 2018. Gli Stati Uniti, nel frattempo, stanno tentando di districarsi dall’Afghanistan e dall’Iraq ed entro la metà del decennio potrebbero essere pronti per affermarsi nell’Europa centrale. Se ciò si dovesse verificare, e se in quel momento la dipendenza di Berlino dal gas russo dovesse essere ancora in aumento, la reazione tedesca alle mosse strategiche americane nei confronti dei propri vicini potrebbe porre la Germania in contrasto con gli alleati della NATO.

(Tratto da Stratfor)

Traduzione di Stefano Fiori

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