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La battaglia dell'integrazione

La Germania vuole un Islam più moderno ed europeo. La Turchia no

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Il ministero delle religioni di Ankara si occupa di scrivere i sermoni del Venerdì sia per la Turchia sia per la diaspora, comprese le moschee dirette dalla DITIB in Germania. Alcuni imam intervistati da Ceylan hanno ammesso l’assurdità di leggere ai credenti del centro di Amburgo dei sermoni che riguardano la vita nei villaggi in Anatolia. “La maggior parte delle tematiche trattate dai sermoni composti da Ankara non ha nulla a che vedere con la vita di tutti i giorni della gente”, scrive Ceylan. “Invece di affrontare i gravi problemi sociali come l’educazione o i matrimoni forzati, gli imam di Berlino e di Duisburg  parlano a ruota libera della battaglia dello stretto dei dardanelli, della vita di Ataturk o della zakat, il sistema di sicurezza sociale turco.”

Insieme ai funzionari tedeschi, Ceylan lamenta l’incapacità degli imam di aiutare i propri fedeli a superare i complessi problemi che le comunità di immigrati in Germania devono affrontare quotidianamente.  Con un tedesco stentato ed una scarsa conoscenza della società tedesca, gli imam stranieri sono incapaci, dice, di aiutare le famiglie che si barcamenano tra la burocrazia legale tedesca e il contorto sistema sanitario. Il loro arciconservatorismo mina la loro utilità in settori come la salute e le relazioni, dove i problemi dei giovani adulti di terza e quarta generazione somigliano a quelli dei loro pari tedeschi nelle grandi città.

Studi su studi mostrano che  la comunità turca è poco integrata, non supera le scuole tedesche ed è relegata – Ceylan stesso è ovviamente un’eccezione, senza menzionare Mesut Ozil, la star d’origine turca della squadra di calcio della Germania dei Mondiali - ai ranghi più bassi della scala sociale. Lo schietto Ozcan Mutlu, membro del partito dei verdi di Berlino accusa la leadership turca di “perpetuare le differenze nazionali”. “ Noi vogliamo che i bambini tedeschi e quelli turchi studino insieme”, che non siano divisi gli uni dagli altri, afferma. Il primo ministro turco non parla per i Deutschtürken, sottolinea. Eppure, il loro provincialismo, rinforzato dagli imam di stato, impedisce loro di integrarsi.

La questione  dei turchi di Germania costituisce un ulteriore ostacolo che incombe sui già instabili rapporti tra la Turchia e la Germania. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha risposto seccamente ad Erdogan che “integrazione” non vuol dire “assimilazione”. La Germania non vuole far diventare tedeschi i turchi, afferma, ma gli immigrati di un tempo devono partecipare alla vita pubblica tedesca. E la Merkel si sta muovendo per ricondurre i turchi all’ovile. I fautori dell’integrazione etnica sono generalmente d’accordo sul fatto che la nuova generazione di insegnanti religiosi debba essere educata in Germania, dove potrà meglio combinare l’islam con i valori della modernità. Sebbene né Ankara né DITIB abbiano pubblicamente rifiutato quest’idea, le frecciate lanciate a Ceylan dai patrioti turchi dopo aver letto il Die Prediger des Islam – accusandolo di diffamare l’islam e la patria - tradisce il loro antagonismo.

Solo quest’anno, la Germania si è impegnata nella creazione di diversi dipartimenti di teologia islamica nelle università tedesche. Questi dipartimenti dovrebbero educare gli imam, il personale islamico (compreso un clero femminile), e i dotti religiosi. L’idea – adesso in voga nell’Europa occidentale – è che, indipendentemente dai seminari turchi di stampo dottrinario, un nuovo genere di islam autocritico, democratico e amichevole potrebbe emergere: un islam che meglio si adatta alla vita nell’Europa moderna. Per il momento in Germania, un primo esperimento di una facoltà del genere è stato realizzato nella città nordoccidentale di Osnabruck lungo i confini olandesi, dove Ceylan insegna attualmente.  I suoi primi anni di vita sono stati rovinati, però, dagli aspri disaccordi sia all’interno della comunità islamica, sia tra i musulmani locali e l’accademia tedesca, un anticipo di quello che significa realizzare una facoltà del genere e farla funzionare.

Vi è, inoltre, la delicata questione di quali moschee ospiteranno questi predicatori, educati in Germania e dalla mentalità moderata, una volta diplomati. La maggior parte dei fedeli che frequentano le moschee in Germania non sembra lamentarsi degli imam della DITIB, che sono gratis per le comunità religiose locali, visto che tutte le spese sono pagate dalla Turchia. Le moschee che si sono allontanate dalla direzione della DITIB non scelgono di calzare scarpe  Birkenstock o imam multiculturali, ma scelgono piuttosto predicatori dalla mentalità fondamentalista, come quelli provenienti dal Milli Gorus, un movimento islamico internazionale che ha accesso a fondi esterni.

In definitiva, una nuova sintesi tra islam e illuminismo dovrà venire dal basso, cioè dalle diverse comunità musulmane presenti in Germania. Fortunatamente per i tedeschi, le furie patriottiche di Erdogan non vengono recepite dai turchi tedeschi che sono sordi alle sue parole. Sono migliaia gli immigrati con un passato turco che potrebbero frequentare i raduni tenuti da Erdogan in Germania, ma questi sono consapevoli che il loro futuro è al di fuori della Turchia – e, alla fine, potrebbero impegnarsi nel loro paese d’adozione scegliendo in modo più indipendente e consapevole i propri leader religiosi. Fino ad allora, considerata l’alternativa, a Berlino non resta che fare la pace con i prussiani inviati dalla Turchia.

Tratto da Foreign Policy

Traduzione di Annalisa Marroni

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