La Governance cooperativa di fronte alla sfida della recessione

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La Governance cooperativa di fronte alla sfida della recessione

03 Maggio 2013

Lo scorso aprile la Banca Centrale Europea ha pubblicato i risultati dell’indagine semestrale sull’accesso al credito delle piccole e medie imprese nei paesi dell’area euro. Dall’analisi è emersa, per tutti i paesi, l’urgenza di una maggiore necessità di finanziamento da parte delle imprese, congiuntamente a un peggioramento della possibilità di ricorrere al finanziamento bancario, con una accentuazione di tali tendenze in Spagna ed in Italia.

Tuttavia, da un esame più approfondito del rapporto BCE emerge come la realtà sia più complessa e quanto la situazione italiana (pur considerando che il nostro Paese presenta un tessuto di PMI notevolmente superiore al resto d’Europa) sia sostanzialmente in linea a quella di altri paesi ritenuti più virtuosi.

Innanzitutto, rispetto alle precedenti due inchieste, il problema dell’accesso al credito da parte delle PMI italiane, pur essendo superiore a quanto riscontrabile in Francia e Germania, mostra una significativa diminuzione. Un andamento, questo, confermato anche dalle tendenze previste dalle PMI stesse per i prossimi mesi secondo cui si dovrebbe registrare un’evoluzione positiva per quanto riguarda l’acceso al credito, con un miglioramento del saldo delle risposte nell’inchiesta che pone l’Italia in linea con altri paesi come l’Olanda e l’Austria e in una posizione superiore rispetto, ad esempio, a ciò che ritengono le imprese piccole e medie francesi.

Questo non vuol dire che difficoltà ed ostacoli non siano presenti e che non si possa fare di più per sostenere l’imprenditoria minore ed il tessuto produttivo italiano. Ma, occorre chiarire come il sistema creditizio da solo non può continuare ad erogare credito nella stessa misura con cui avveniva in passato, se, nello stesso momento, non vengono presi provvedimenti che possano favorire tale processo, riducendo quelle distorsioni dei mercati finanziari che negli ultimi anni hanno progressivamente condizionato negativamente l’azione creditizia delle banche verso le imprese.

Una su tutte, le tensioni sui titoli di stato che hanno portato ad un aumento dei rendimenti e dello spread rispetto agli analoghi titoli tedeschi e che per il sistema bancario italiano si è tradotto automaticamente in un aumento del costo della raccolta. Per questo motivo, anche se dai dati più aggiornati relativi al tasso praticato sui nuovi finanziamenti a PMI, quello delle banche italiane risulta più alto di quanto applicato in altri paesi (4,4% contro il 3% ad esempio di Francia e Germania), il differenziale rispetto al tasso passivo praticato per la raccolta risulta, al contrario, inferiore a quello tedesco (1,9% contro 2,4%) e di poco superiore a quello francese, pari all’1,7%. Nell’area euro, solo l’Austria registra un differenziale più basso di quelli francese e italiano. Ciò, sottolinea, come le banche italiane abbiano già ampiamente ridotto i propri margini e come, il tasso relativamente alto sui prestiti a PMI sia connesso a un fattore esterno di maggior costo della raccolta, a sua volta legato alle tensioni sui titoli di stato. D’altronde, prima della crisi e dell’aumento dello spread tra BTP e bund tedeschi, il tasso praticato dalle banche italiane per i finanziamenti a PMI risultava storicamente inferiore a quello tedesco.

Anche per le Banche Popolari, il differenziale tra tassi attivi e passivi si mantiene contenuto, in linea, e in alcuni mesi inferiore, alla media nazionale, pur in presenza di un portafoglio crediti nel quale il peso dei prestiti a PMI risulta pari a circa il 70% dei finanziamenti complessivi erogati alle imprese, a conferma di come in un contesto estremamente difficile e complesso l’attenzione per il territorio e le economie locali sia rimasta sempre altissima, a ragione di un legame che prescinde dall’andamento congiunturale dell’economia.

Le difficoltà derivanti da una situazione recessiva o di stagnazione che ormai accompagna l’economia italiana da quattro anni, può chiaramente avere portato ad una maggiore attenzione nell’erogazione del credito da parte delle banche. Anche in questo caso, però, se si collega la dinamica dei prestiti alle imprese con le variazioni del ciclo economico è possibile osservare come l’Italia sia allineata alla Francia, poco al di sotto della Germania e in una posizione nettamente migliore rispetto, ad esempio, alla Spagna, dove a marzo si è registrato un crollo degli impieghi alle imprese di quasi il 20%.

D’altro canto, nei primi due mesi dell’anno il flusso di nuovi prestiti alle imprese è stato in Italia superiore a 70 miliardi di euro, di cui circa il 40% (28 miliardi di euro) a PMI. Le Banche Popolari, hanno intensificato nel primo trimestre dell’anno la loro azione rispetto a quanto erogato nel 2012, mettendo a disposizione delle aziende nel trimestre gennaio-marzo circa 16,5 miliardi di euro, di cui 8,3 miliardi di euro (più del 50%) per le PMI. L’incidenza di nuovi prestiti a PMI risulta quindi superiore per le Banche Popolari rispetto al dato medio nazionale, con quest’ultimo a sua volta significativamente più alto di quanto riscontrabile in Francia o in Germania, dove il peso di tali finanziamenti sul totale imprese è pari rispettivamente al 30% e al 17%.

Tali dinamiche, in particolare, nel confronto europeo sottolineano da un lato la specificità del sistema produttivo italiano e dall’altro la capacità delle Banche popolari di far fronte a una condizione dell’economia reale oggettivamente eccezionale, mantenendo l’equilibrio gestionale, in particolare grazie a uno sforzo sul lato della patrimonializzazione straordinario. Negli ultimi quattro anni, infatti, la patrimonializzazione delle Popolari è aumentata del 28,4% (+11,2 mld di euro) rispetto al 13,7% del resto del sistema (+23,7 mld di euro), a dimostrazione della capacità del Credito Popolare di affrontare la sfida della maggiore recessione dal dopoguerra mantenendo saldo il suo legame vitale con l’economia reale. E ciò non può che essere riferito al modello di governance cooperativa che ha nel tempo  saputo premiare la fedeltà ai valori autentici dell’impresa cooperativa garantendo un futuro sostenibile alle comunità e ai territori serviti.        

* Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari