La grana sui trailer non è una buona pubblicità per il web e la Siae

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La grana sui trailer non è una buona pubblicità per il web e la Siae

01 Novembre 2011

Non c’è pace per il web. L’ultima querelle sul copyright e i diritti digitali arriva dalla Siae, che ha da poco reso nota la sua intenzione di far pagare chi ospita trailer cinematografici che contengono musica. Una decisione che ha sollevato riflessioni e malumori da parte degli internauti, decisamente poco convinti della bontà dell’iniziativa.

In pratica la Siae ha chiesto la regolarizzazione ad alcuni siti dopo la pubblicazione di trailer cinematografici, specificando come il problema non fosse nei video in sé ma nella colonna sonora. L’audio dovrebbe perciò avere una licenza a parte pagata da chi ospita il contenuto e non dall’autore del trailer né dal sito che distribuisce il video. Volendo fare un esempio, se Youtube pubblicasse un video e un utente lo embeddasse (pubblicasse) sul proprio blog sarebbe dovrebbe pagare i diritti d’autore. 

La Società Italiana degli Autori ed Editori, da parte sua, ha tenuto a specificare alcuni particolari. In primo luogo ha ribadito che “i produttori dell’ANICA, che sono i proprietari dei trailer, pagano alla SIAE i compensi per l’uso della musica. La Licenza che hanno negoziato tre anni fa con la SIAE è comunque successiva al contratto standard per i Video on Demand. Questo tipo di licenza (www.siae.it ), che la SIAE ha pubblicato nel 2005, riguarda tutti i contenuti audiovisivi”. Inoltre “la tariffa attuale copre fino a un massimo di 10 ore di musica che, per trailer di 15-30 secondi, significa poter inserire nel sito fino a 200 trailer contemporaneamente”. Un ulteriore sottolineatura è stata fatta sui compensi, che “sono parametrati sui siti commerciali, che vendono pubblicità e fanno business sui contenuti. Ed è a queste imprese che la SIAE si è rivolta per chiedere il rispetto del diritto d’autore”. Infine è stato ricordato come “i maggiori quotidiani in rete hanno da anni una licenza della SIAE che copre la musica nei trailer e altri contenuti musicali”.

C’è da riconoscerlo, anche dopo le dovute precisazioni le zone d’ombra restano. Youtube si è affrettata a rendere noto il suo accordo, raggiunto più di un anno fa, con la Siae e che la metterebbe al riparo da questa norma; resta da capire chi siano i veri destinatari della disposizione. Il concetto di fare business online è ancora piuttosto vago, la legge potrebbe quindi valere solo per i siti puramente commerciali o per tutti i blog, a seconda dell’interpretazione che si vuole dare. Ma non solo, un ulteriore dubbio risiede nel fatto di voler rendere retroattiva la legge, generando confusione nei portali in cui sono ospitati i trailer. Ad oggi, molti siti che fanno informazione cinematografica hanno rimosso i contenuti in attesa di chiarimenti e in segno di protesta e non gli si può dar torto. Per proseguire, è ancora poco chiaro il limite dei 200 video: si parla di trailer da 15-30 secondi ma uno medio dura 2 minuti, applicando la proporzione il numero si riduce drasticamente.

Di tutta la situazione la cosa che appare chiara è la mancanza di legislazione italiana. Siae si sta facendo carico di essere la “cattiva”, chiedendo di volta in volta restrizioni che però, volendola leggere positivamente, possono essere viste come semplice regolamentazione. La rete, d’altra parte, mal digerisce le imposizioni e reclama più libertà e possibilità di far girare i contenuti. Un accordo tra le parti è possibile, ma solo se ci sarà chiarezza d’intenti, soprattutto da pate del legislatore.