La Grande Coalizione si spacca sulla politica estera della Merkel

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La Grande Coalizione si spacca sulla politica estera della Merkel

04 Dicembre 2007

La politica estera verso la Russia e la Cina continua a
creare tensioni all’interno della grande coalizione in Germania. Da un lato, vi
è l’americanismo della Merkel, dall’altro l’attenzione della SPD verso Cina e
Russia. L’americanismo e l’anticomunismo della Merkel hanno trovato la propria sede
ideale a Dresda in occasione del ventesimo congresso della CDU. Di fronte a mille
delegati, la Merkel ha criticato duramente l’ex cancelliere Schroder e
l’attuale ministro degli Esteri e vice cancelliere Steinmeier. Dopo la visita
del Dalai Lama e la presa di distanza da Putin, Angela Merkel è stata accusata
dalla SPD di mettere a rischio il futuro dell’economia tedesca che guarda al
gigante cinese per gli investimenti ed alla Russia per le risorse energetiche. Steinmeier
e Schroder vorrebbero una politica di pace verso entrambi i partner strategici,
la Merkel invece non scende a compromessi: saluta senza entusiasmo le
rielezioni di Putin in Russia sollevando dubbi sulla mancata libertà di
espressione dell’opposizione e conclude richiamando il capo del Cremlino al
rispetto dei diritti umani.

A fare da contraltare alle dichiarazioni del cancelliere ci
ha pensato Steinmeier che ha invece ricordato il ruolo strategico della Russia
in tutte le questioni geopolitiche: «Senza la Russia non è possibile giungere
ad una soluzione sulla questione del Kosovo e sulla questione del conflitto
atomico iraniano».

Più controversa è la questione cinese. Per punire la
Germania all’indomani della visita del Dalai Lama, la delegazione cinese ha
rimandato la visita a Berlino, ha annullato il viaggio del ministro delle Finanze
Peer Steinbrueck a Pechino e  ha intensificato
i rapporti con il suo vicino francese. L’ambasciatore tedesco a Pechino,
Michael Schaefer, teme oltre al rinvio di una serie di accordi economici che dovrebbero
entrare in vigore all’inizio del 2008, che le merci tedesche vengano
boicottotate dai cinesi. Il timore di ritorsioni economiche ha intimorito la
SPD. «Il gesto del cancelliere ha ferito i sentimenti del popolo cinese – ha
detto Schroder – e di questo mi scuso io». Tuttavia la Merkel ha replicato con%0D
toni duri alle polemiche sollevate dalla SPD: «Il cancelliere sono io e decido
io chi invitare».

La scelta di invitare il Dalai Lama è stato prima di tutto
un chiaro segnale politico rivolto tanto agli alleati di partito quanto alla SPD,
a conferma che come sempre la politica estera è prima di tutto una questione di
politica interna. Un messaggio che ci dice molto sul grado d’indipendenza
raggiunto dalla Merkel in materia di politica estera. Nonostante tutti l’avessero
invitata alla cautela e a rimandare l’incontro con il Dalai Lama dopo quello
con la delegazione cinese, il cancelliere ha accolto il Dalai Lama a Berlino a
braccia aperte avvisando la Cina con solo 4 settimane di anticipo. In secondo
luogo, è stato un messaggio rivolto allo scenario internazionale, in
particolare alla Francia: mentre Parigi corteggia Pechino, Berlino apre con
coraggio le porte al Tibet.

Nei giorni scorsi Sarkozy, in Cina per la sua prima visita
ufficiale, si è preoccupato di stringere accordi economici per un valore di 20
miliardi di euro evitando di sollevare aspetti imbarazzanti come la questione
del Tibet e il mancato rispetto dei diritti umani. L’abbraccio tra Sarkozy e Hu
Jintao è stato riportato su tutti i principali quotidiani tedeschi proprio
mentre lo stesso chiedeva le scuse formali alla Germania per l’invito al Dalai
Lama. Le critiche trasversali che son piovute addosso ad Angela Merkel toccano
la questione dei diritti umani aprendo una serie di interrogativi scomodi: fino
a che punto si può osare la carta della tutela dei diritti umani in democrazia?
E a che punto questa deve essere lasciata in secondo piano a difesa del primato
della economia? Quello che è certo è che ricevendo il Dalai Lama Angela Merkel
ha posto i problemi interni cinesi sullo scacchiere internazionale. Ora il
mondo farà forse più fatica a chiudere gli occhi.