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“La Grande Riforma”. Quando Cossiga invocava una democrazia normale

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Oggi presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica si è svolto il Convegno di studi scientifico e storico "La Grande Riforma: un atto mancato. Storia e politica costituzionale nel Messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga del 26 Giugno 1991", organizzato da Fondazione Cossiga in collaborazioone con la Link Campus University e La Sapienza di Roma.

Al Convegno ha partecipato il Presidente del Senato, Pietro Grasso. Sono intervenuti, tra gli altri, Giuliano Amato, Gaetano Quagliariello e Luigi Zanda. Hanno presieduto l'iniziativa i figli del presidente emerito, Anna Maria e Giuseppe Cossiga. La "Grande Riforma", nel racconto di Cossiga, scomparso tre anni fa, appare come un atto mancato della storia italiana, un deficit della sua classe politica e dei suoi ceti dirigenti. La attuale discussione sulle riforme costituzionali sembra riflettera ancora i nodi irrisolti di allora, complicati dalle vicende politiche italiane dell'ultimo ventennio.

Scriveva Cossiga nell'antologia "Per carità di Patria" (1991): "Doveva essere una Grande Riforma. Solo così la società italiana sarebbe stata messa in grado non solo di rispondere alle nuove esigenze politiche dell' Europa unita, del mondo globale, ma anche di trovare una soluzione moderna alla crisi economica dello Stato gravato da un insopportabile debito pubblico. Le ottantadue cartelle del mio 'Messaggio alle Camere' del 26 giugno 1991 sono l' estremo tentativo di affrontare con gli strumenti della politica quel rinnovamento istituzionale e quell'adeguamento costituzionale indispensabili per far diventare l' Italia una democrazia normale".

 

 

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