Il blog del direttore

La Grecia è ferita e a caccia di identità ma lasci a Londra i marmi del Partenone

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La riconquista dei Marmi del Partenone come linimento per l’orgoglio ferito e ricostituente per l’identità ellenica sopraffatta dal disonore. Dev’essere questa l’idea di fondo che sta muovendo il governo greco nell’estremo tentativo di riportare ad Atene  gli “Elgin’s Marbles”, custoditi da quasi duecento anni nel British Museum di Londra.

L’impatto simbolico dei giochi olimpici londinesi, unito al moto di simpatia internazionale verso la Grecia sull’orlo del baratro economico, ha ravvivato la secolare questione di cui per tanti anni fu portabandiera l’attrice Melina Mercouri. “I marmi del Partenone appartengono alla Grecia” sostengono i fautori del loro ritorno che accusano Lord Elgin, all’epoca ambasciatore inglese presso l’impero Ottomano, di averli illegalmente trafugati e poi venduti al British Museum.

La polemica è antica come l’idea stessa di museo e ruota attorno alla domanda che è anche il titolo di un controverso libro del direttore dell’Art Institute di Chicago, James Cuno: “A chi appartiene l’Antichità?”. La tesi del libro è che le grandi opera d’arte del passato, come le grandi idee,  appartengano all’umanità e il volerle rinchiudere dentro i confini – peraltro mutevoli e arbitrari – delle moderne nazioni che ne reclamano il possesso sarebbe una perdita per tutti.

Ma più di ogni altra argomentazione, pesa il timore di aprire un vaso di Pandora da cui esploderebbero richieste di restituzione da ogni parte del mondo. Si avvierebbe così un girotondo planetario di capolavori senza fine il cui risultato redistributivo finale perderebbe di senso.

I Marmi del Partenone hanno vissuto anni splendidi al British, quel luogo li ha storicizzati, ne ha fatto ciò che sono oggi. Forse non sarebbe esistito il neoclassicismo senza quel patrimonio sotto gli occhi del mondo. E la stessa idea di romantica della Grecia, così radicata nell’immaginario occidentale, deve molto al furto di Lord Elgin e alla sua infinita disputa con George Byron. Il governo greco fa bene a mettersi in cerca di una rifondazione dell’identità nazionale ma sbaglia a non vedere che i marmi del Partenone ne sono un tassello centrale anche e forse specialmente grazie al loro indirizzo londinese.
(dal Corriere della Sera)

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1 COMMENT

  1. Ma perché mai le metope
    Ma perché mai le metope dovrebbero rimanere a Londra, se si tratta di manufatti realizzati ad ornamento di un’architettura sita ad Atene e universalmente rappresentativa della cultura ellenica? A tal punto arriva la foga occidentalista? Un’opera d’arte è in grado di esprimere pienamente il proprio significato, solo se inserita nel contesto storico-culturale che l’ha prodotta (il che poco ha a che vedere con le frontiere sempre mutevoli…). Se le cose stanno così, allora la Venere di Morgantina sarebbe dovuta rimanere in California? Inoltre, i marmi sarebbero agevolmente visitabili anche in Grecia, meta turistica oltremodo apprezzata! Che bisogno c’è che rimangano a Londra?

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