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La guerra contro Benedetto

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vignettaPapa Benedetto XVI ha espresso vivo rammarico per l'effetto che le sue parole pronunciate all'università di Ratisbona hanno avuto nei paesi musulmani. Non poteva essere altrimenti: in quei paesi vivono molti religiosi cattolici e la tutela della loro incolumità val bene quel prezzo.

Ma è proprio l'effetto delle parole del Papa sulle masse islamiche e sui leader religiosi musulmani che ha trasformato quell'arduo discorso teologico in una testimonianza e ne ha centuplicato la capacità dimostrativa.

Sull'onda delle violenze seguite alla pubblicazione delle vignette danesi contro Maometto, quei disegni scomparvero dalla scena pubblica. Nessuno o quasi si azzardò a riprenderle; il direttore che ne approvò la pubblicazione dovette dimettersi e persino la libertà di stampa venne messa in discussione nei nostri paesi.

Cancellare il discorso del Papa, farlo sparire dai siti internet e dai giornali, chiedere le sue dimissioni non è ancora possibile. Forse un giorno o l'altro lo diverrà, ma per ora il tentativo di cancellare, smentire, offendere le parole di Benedetto XVI a Ratisbona, ha messo all'opera sotto i nostri occhi lo spettacolo della loro verità.

Non ci pare che sia stato colto fino in fondo il paradosso di leader politici e religiosi che si dicevano oltraggiati dal fatto che l'Islam potesse essere accostato all'idea di violenza e di guerra santa fino al punto di pretendere le scuse del Pontefice, mentre masse inferocite bruciavano effigi del papa con la svastica al collo e le zanne da vampiro, minacciavano di morte tutti i cattolici (minaccia andata segno nel caso di suor Leonella) e promettevano di portare il terrore fin dentro S. Pietro.

Ma oltre ai paradossi ci sono almeno tre elementi che sono stati messi in luce dal discorso di Ratisbona e dalle sue conseguenze.

Il primo mette in discussione il concetto stesso di dialogo interreligioso e anche di dialogo in senso più ampio. Perché se le prudenti e meditate parole del Papa hanno prodotto il cataclisma che ne è seguito viene da chiedersi se esistano basi sulle quali Islam e Cristianesimo possano dialogare. Se ogni accenno critico, ogni dubbio, ogni elemento di confronto, ogni tentativo affermare una caratteristica di identità, deve essere bandito dalla discussione, non resta alla possibilità di dialogo che la completa acquiescenza. Viene il sospetto che la congerie di forum, consessi, comitati dedicati all'incontro e al dialogo tra religioni, specie quelli che si dicono coronati da successo, alla fine non sia altro che questo: acquiescenza e sottomissione del punto di vista cristiano.

Il secondo mette in gioco la categoria di “islam moderato”. Quale migliore occasione avevano i musulmani moderati per fare sentire la loro voce che quella di rispondere all'invito del Papa per un vero e fruttuoso “dialogo tra le culture”. Quale migliore occasione per gli intellettuali riformisti del mondo islamico che prendere sul serio le parole di Benedetto XVI e smascherare la strumentalizzazione che le ha trasformate in una inesistente offesa all'Islam. Nulla di tutto questo si è sentito. La Turchia che viene considerata l'avanguardia dell'Islam moderato e dialogante è stata in prima linea nel pretendere le scuse dal Pontefice e a minacciare la cancellazione del suo viaggio in quella terra. La grande maggioranza degli islamici non radicali, non terroristi, non fondamentalisti, si è rivelata per quello che è una massa muta e senza guida, incapace di contrastare quella minoranza di violenti che invece ha voce e strategia, che si considera un guerra con l'Occidente e ogni giorno vede le sue fila affollarsi di nuovi adepti.

Il terzo elemento che è balzato fuori da questa vicenda è l'odio che l'Occidente nutre verso se stesso. Le critiche più affilate contro il discorso del Papa, quelle più sofisticate e insidiose ma anche quello più folli non sono arrivate dalla stampa musulmana ma da quella occidentale: dal New York Times, che ha definito “tragico e pericoloso” il discorso del Papa, o da Repubblica, dove Scalfari lo ha accusato “di rasentare la miscredenza”. Mentre il Guardian ha gli ha ricordato che esiste anche una Jihad cristiana, quella scatenata da Bush

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