Home News La guerra del turismo. L’ennesimo scontro che lacera l’Ue e rischia di svantaggiare l’Italia

Un settore in ginocchio

La guerra del turismo. L’ennesimo scontro che lacera l’Ue e rischia di svantaggiare l’Italia

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L’Unione Europea in queste ultime settimane assomiglia sempre più ad una polveriera. Gli scontri che agitano le cancellerie di Stato europee sono molteplici, a cominciare dall’istituzione del cosiddetto Recovery Fund, strumento assolutamente necessario per mettere in circolo la maggior quantità di denaro possibile da destinare alle economie sconvolte dalla pandemia.

All’eterna lotta tra “falchi” e “colombe”, tra Paesi del Nord e quelli del Sud si è aggiunto un capitolo sfuggito ai più, ma che in un momento come quello attuale risulta essere di vitale importanza. Nei giorni scorsi vari organi d’informazione hanno riportato notizie riguardanti un accordo raggiunto tra i governi di Germania, Austria, Slovenia, Croazia e Grecia per la creazione di un corridoio turistico “Covid – Free”, comprendente quegli Stati in cui il Coronavirus ha colpito con intensità minore. Questo “corridoio” penalizzerebbe non poco sia l’Italia che la Spagna le quali – secondo i dati più recenti a disposizione sull’accoglienza turistica – negli ultimi tre anni hanno accumulato circa un terzo dei pernottamenti nell’intera Unione Europea. Inutile dire che, essendo state Italia e Spagna le nazioni più colpite dall’emergenza COVID, necessiterebbero di far approdare il maggior numero possibile di visitatori all’interno dei propri confini, in maniera tale da ridare ossigeno ad uno dei principali rami produttivi delle loro rispettive economie e questo in considerazione anche del limitato sforzo che i governi nazionali hanno compiuto per sostenere il settore (in Italia sono stati destinati al turismo 4 miliardi, contro i 18 della Francia) che ha lasciato l’amaro in bocca a numerosi addetti ai lavori.

Per cercare di dipanare la situazione, si è tenuta qualche giorno fa una riunione in teleconferenza dei ministri del turismo europei che però non ha portato a dei risultati concreti, confermando che per il momento non è possibile raggiungere una soluzione comune che non risulti essere eccessivamente penalizzante per italiani e spagnoli. D’altronde alcuni protagonisti di questa vicenda hanno le idee abbastanza chiare in merito: il premier austriaco Kurz è uno dei più strenui difensori del “corridoio” e non ha ancora riaperto le frontiere con il nostro Paese specificando che in Italia la situazione non sarebbe ancora del tutto sotto controllo, mentre la Croazia sta sfruttando al massimo il suo semestre di presidenza dell’UE che scadrà il primo luglio, quando cioè i giochi in termini di organizzazione del turismo estivo saranno ormai già fatti.

In questa disputa fratricida, che rischia di vedere messe all’angolo due tra le più grandi realtà dell’UE, vi è un altro elemento che dovrebbe far riflettere le massime autorità comunitarie: se davvero l’idea del corridoio turistico dovesse andare in porto, dopo il blocco delle frontiere causato dallo scoppio della pandemia si assesterebbe un colpo mortale al Trattato di Schengen che, senza ombra di dubbio, rappresenta uno dei pilastri fondanti dell’intera architettura istituzionale europea.

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