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Crisi georgiana

La guerra resterà fredda e l’Europa resterà al caldo

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Di solito capita d’inverno. Ci si sveglia un mattino inondati da prime pagine di terrore. C’è il rischio che il russo chiuda il rubinetto, e poi noi si assidera (?). Le tirature aumentano, il dibattito imperversa; poi arriva primavera, e (non) ci si accorge che anche per quest’anno non è successo nulla e non si è surgelato nessuno. 

Adesso, via Georgia, siamo alla variante estiva. Non possiamo fare politica estera, e neppure politica, perché ci minacciano col gas; che se chiudono siamo spacciati. Io posso anche essere d’accordo sul fatto che non possiamo fare politica estera, però per altri motivi (incluso il fatto che a più di cinquant’anni dalla crisi di Suez e nel pieno del crescere orientale, gli Stati nazionali d’Europa sembrano continuare a non capire che da soli servono al più come decorazione). Sul gas, avrei qualche dubbio. 

Alla Prima Guerra Fredda il gas ci ha sopravvissuto benissimo. Il mercato (?) era un po’ meno integrato di adesso; e in pratica Russia vendeva e Italia e Germania compravano. Agli americani venne la cattivissima idea di installare un po’ di missili nucleari guarda caso proprio in Italia e in Germania. Ricordate Comiso? Ultimatum e minacce dal Paese dei Soviet. Prime pagine sul rischio che la guerra si facesse calda. Manifestazioni, dimostrazioni, tafferugli e quant’altro potesse andare in scena sulla pubblica piazza. Di una sola cosa non si fece cenno, nell’imminenza della tragedia. Il gas. Loro continuavano a vendere, e noi a pagare; e la pressione nel tubo non andò mai neanche vicina al vacillare. 

Obiezione. Sostenere come sto facendo che loro hanno bisogno dei nostri soldi (almeno) quanto noi del loro gas andava bene allora; ma adesso loro sono infinitamente più ricchi e noi relativamente assai più poveri. Insomma c’è il rischio che si scopra che i bisognosi stanno ormai solo da questa parte del tubo. Se è così, appena parte la Seconda Guerra Fredda la prima cosa che fanno sarà chiudere, e se l’inverno ci viene freddo come la guerra tanto vale arrendersi subito. Ragionamento in apparenza plausibile. Se non fosse che fa a pugni tanto coi numeri che con la Politica. 

Non so se partirà la Seconda Guerra Fredda. Però credo d’aver capito cos’è stata una Guerra Fredda. Non muore nessuno, e si gioca a chi ha più soldi da investire in armamenti. Vince chi fa fallire l’altro, obbligandolo a spese incompatibili con il proprio sviluppo economico interno (insomma perde quello che per primo non riesce più a produrre abbastanza ricchezza da riuscire a fare insieme missili e pane). Fatta questa premessa (politica?), diamo un occhio ai numeri. Nei primi sei mesi del 2008 il saldo commerciale russo è positivo per oltre 110 miliardi di dollari. Invidia vivissima. Però (arrotondando) almeno un 70% delle sue esportazioni (il 73,1 nei Paesi non CIS) è giusto gas e petrolio. Toglili dall’equazione, e ti ritrovi ancora oggi con oltre 50 miliardi di deficit commerciale. Alla Russia poi di decidere se utilizzare il suo surplus per pensioni, infrastrutture o finanziamento della Guerra Fredda. Quel che è comunque certo è che una Guerra Fredda non può permettersela se non continua ad esportare gas (sempre per arrotondare, nei primi sei mesi del 2008 le vendite solo a Italia e Germania hanno ricavato oltre 50 miliardi). 

Insomma non è il caso di arrenderci; non fosse altro che perché in realtà siamo estranei al conflitto e dal punto di vista russo, se c’entriamo, c’entriamo solo come utilissimi idioti. Se la Georgia fa ripartire la corsa agli armamenti, noi ci schiereremo senza esitazioni con l’alleato americano; partecipando via gas e come maggiori finanziatori dello stesso al riarmo russo. Vi pare credibile che i russi vogliano turbare le relazioni commerciali correnti con simili nemici? 

Questo per lo scenario Guerra Fredda. Poi qualcuno ipotizza uno scenario Guerra Calda. Verrebbe da ridere, se non fosse che la Storia traborda di impazzimenti; e che la sera di Sarajevo sembrava al più minacciarsi una qualche schermaglia diplomatica, ed invece furono anni di macelleria. Francamente, nello scenario Guerra Calda le sorti del gas russo non sono la questione che più mi appassiona. E comunque lo scenario Guerra Fredda non esclude che il flusso si interrompa. Suggerisce solo l’idea che prima sparano il missile, e poi chiudono il rubinetto; e difficilmente viceversa.

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3 COMMENTS

  1. Un titolo fuorviante, un bell’articolo
    Letto il titolo avevo pensato che l’articolo non mi interessasse (fin troppo banale il tema). Poi, però, incoraggiato dal prestigioso nome dell’autore, bene ho fatto a leggere tutto, e in effetti si tratta di altro.

    Qui a me pare che il tema sia più profondo e ben diverso: a chi mai conviene una nuova guerra (fredda o calda) visto il tipo e l’intensità dello scambio commerciale? Alla fine il tema è che la geopolitica è sconfitta dal commercio della commodity.

    E che quindi, in certa misura, posso dormir tranquillo (e al caldo)

  2. russia
    se è per questo caro nicolazzi ,comprando il petrolio arabo ,noi finanziamo il fondamentalismo islamico , solo che i volponi d’europa con gli arabi si sono arricchiti , perchè gli arabi sono abili a nascondere le vere intenzioni , mentre con la russia farebbero la fame , proporrei che tutto il petrolio arabo venga acquistato dai russi prima , e poi noi lo compriamo da loro , i russi farebbero il lavoro sporco senza farsi mettere i piedi in testa come noi europei . saluti

  3. Pax et Commercium
    Mi unisco alla protesta per il titolo: che c’azzecca? Il titolo sembra suggerire una tesi opposta a quella dell’ottimo Nicolazzi, che mi si fa liberista ogni giorno di più. Nel merito, mi pare che l’analisi sia ineccepibile, solo va spinta un attimo più in là. Se le cose stanno così, se la guerra non conviene a noi perché lasciamo perdere che è meglio, e non conviene ai russi perché i sordi so’ sordi, e non conviene neppure agli americani perché – se non vi vengono in mente ragioni migliori – hanno già troppe truppe in giro per il mondo, allora perché continuiamo a invocare una (geo)politica europea che dovrebbe servire a scongiurare un rischio che, se esiste, è molto basso? Mi paiono assai più pressanti, concreti e attuali rischi di altro genere: che lo statalismo burocratico europeo ci faccia affogare tra le carte prima che i russi ci chiudano i rubinetti. Tu chiamala, se vuoi, cazzoneria.

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