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La Jebreal torna ad attaccare la destra: si torna, finalmente, alla normalità?

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La nota giornalista italo-palestinese Rula Jebreal nel corso di questi mesi caratterizzati dall’emergenza coronavirus, sembrava essersi dimenticata della destra italiana – o, forse, dell’Italia in generale – perché, dopo il Festival di Sanremo, nessuno l’aveva più vista in tv. Sembrava, appunto, perché proprio ieri sera, durante la trasmissione Piazza Pulita di Corrado Formigli, in onda su La7, è tornata ad esprimere il suo punto di vista urbi et orbi.

Questa volta ha deciso di aggiungere al consueto monologo femminista e contro la destra anche la sua opinione sul caso Silvia Romano e sull’Islam in generale, dicendo: “Sono rimasta sbigottita quando ho visto media e autorità che hanno condiviso informazioni delicate sul suo rapimento. E poi non sappiamo i suoi traumi, dobbiamo darle tempo. E fin qui nulla di male.

Poi ha proseguito: “Questo era un momento di gioia e di felicità per aver riportato una propria connazionale a casa. Un momento di unità nazionale. Con questo dibattito sono riusciti a danneggiare l’immagine e gli interessi nazionali del paese agli occhi del mondo islamico. Silvia stava facendo un lavoro straordinario. Le persone come lei mostrano il volto umano e liberale dell’Occidente, quello che gli islamici radicali vogliono nascondere. Anche per questo è stata rapita”. Ed anche a questo punto, la sua idea, condivisibile o meno, appare come minimo di buon senso.

È per questo, forse, che, non contenta, aggiunge: “c’è una campagna di disinformazione sull’Islam. Gli estremisti di destra stanno danneggiando l’Italia dal punto di vista economico, di sicurezza e di dialogo con una parte enorme della popolazione nel mondo”, oltre a “mettere a rischio della vita la stessa Silvia”. Inoltre, sul velo sostiene che sia “diventato il simbolo di un insopportabile scontro di civiltà e il corpo di una donna è il terreno di quella battaglia”.

Dunque, sembra opportuno far notare alla Jebreal giusto alcuni aspetti: “gli estremisti di destra” – come li chiama lei – non sono al Governo, quindi è un po’ difficile che danneggino l’Italia sul piano internazionale. In secondo luogo, è quasi scontato ribadire che gli unici a mettere a rischio la vita di Silvia sono stati i jihadisti di Al Shabaab. Infine, il velo e le donne: l’antropologa milanese di origine somala Maryan Ismail, in questi giorni, ha spiegato più volte, anche attraverso i suoi social network, che l’abito di Silvia “non ha nulla di somalo, bensì è una divisa islamista che ci hanno fatto ingoiare a forza”. Pertanto forse sì, ha ragione la Jebreal, si tratta di uno scontro di civiltà che si gioca sulle donne, ma non nel senso che, probabilmente, intendeva lei.

Ad ogni modo, la Jebreal è tornata e, con lei, sono tornate anche le polemiche che la riguardano: questo, indubbiamente, porta la mente degli italiani a qualche mese fa, quando non c’era nessuna quarantena forzata, quando la parola “coronavirus” sembrava troppo lontana per riguardarci e quando i social, i quotidiani e le cene tra amici erano spesso infiammati dalle dichiarazioni e dalle teorie della giornalista in questione. Si sta lentamente tornando alla normalità? Speriamo di sì.

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