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Il nuovo corso

La leadership non si improvvisa e le sicurezze neanche

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Dunque, il professore prende minuziosamente appunti, mentre 31 gruppi parlamentari ed il variegato mondo delle parti sociali gli sfilano rapidamente davanti. Una montagna di richieste, spesso tra loro opposte, vanno via via accumulandosi sulla sua scrivania, mentre lui, concentratissimo, distilla in interiori alchimie il programma dei miracoli. Attorno, giornalisti, politici ed intellettuali, in rispettoso turbinio di deferenti dichiarazioni, paiono voler accarezzare quegli stessi microfoni che, fino a qualche giorno prima, ingolfavano degli insulti diretti all’arcoriano. Sobrietà e catarsi.

Una situazione analoga avevamo già vissuto in prossimità delle elezioni politiche del 2006, quando un compitissimo Prodi, a favore di telecamera e con la palpebra, al solito, ammezzata, lentamente ticchettava sui tasti di un poco sobrio portatile le idee e le aspirazioni di una fila di anonimi passanti bolognesi, attirati dalla altisonante novità della “Fabbrica delle idee”. Come andò a finire, lo sappiamo tutti: o lui non comprese bene i suggerimenti od i generosi contributori di idee male si spiegarono. Sta di fatto che la successiva esperienza di Governo fu tra le più tormentate e fallimentari della storia della Repubblica.

Ecco. Il punto è che la sintesi degli opposti non è materia da blocco note ed a poco serve il rinforzino di teatrini mediatici. Essa è resa possibile dalla personalità di leader che, per qualità fisiche o morali o per storia personale, riescono ad attirare la fiducia delle masse, al punto che sono poi gli appartenenti a queste ultime ad accettare, più o meno inconsciamente, di smussare da sé le proprie, iniziali pretese. Una magia. Esattamente come quella resa possibile da un Silvio Berlusconi non ancora infangato dalla sofferente impossibilità di volgari mitomani che i casi della vita hanno portato ad indossare una toga, alla scrivania di qualche giornale, di fronte alle telecamere di trasmissioni finto impegnate od alla leadership di qualche improbabile partito.

Prodi fallì perché cercò di saldare gli estremi con la colla di una approccio banalmente burocratico (l’unico che poteva permettersi). Freccette e schemini. Ma … e Monti? Ovviamente ci si augura il contrario, ma difficilmente loden e sobrietà riusciranno a sostituire doti di leadership che, francamente, non è dato intravedere. Del resto, la non remota e deludente esperienza di uno stimato economista più avvezzo ad echi di passi ovattati in corridoi silenziosi che all’irruento bussare di mani sgarbate in cerca di pubblico danaro, fa nascere il dubbio che l’abitudine alle simmetrie di modelli in equilibrio difficilmente si concili con perduranti situazioni di stress. E non mancarono difatti, in quella occasione, affermazioni del tipo: “Pagare le tasse è bellissimo”.

E se anche i governi tecnici sono di necessità destinati, per questioni di opportunità politica, oltre che per il limitato numero di obiettivi, a durare per brevi periodi, bisogna sempre mettere in conto la possibilità che un qualsiasi Sarkozy in difficoltà decida improvvisamente di eliminare un satrapo del deserto o che uno stormo di F16 israeliani venga comandato di bombardare installazioni nucleari iraniane, con il conseguente, probabile innalzamento della soglia di rischio all’interno dei confini patri. Già, perché non c’è solo lo spread a minacciare questo disgraziato Paese.

Berlusconi ha più volte dimostrato di essere in grado di affrontare situazioni scabrose. Ma chi può dire quali doti di spirito metterebbe in campo, in simili frangenti, l’uomo in loden? Sarebbe capace di sfoderare adeguate dosi di sangue freddo o ci troveremmo a dover varare in fretta e furia un altro Governo, di militari questa volta, destinato a durare per l’improvvisa emergenza?

Siamo certi che il Colle avrà considerato la possibilità del verificarsi di situazioni estreme, epperò, a questo punto, ci prende, forte, un dubbio. Se, invece di cercare strade nuove, cariche più di incognite che di certezze, il Presidente fosse intervenuto, con la stessa decisione mostrata in questi giorni, nei momenti in cui il leader scelto dalla maggioranza degli italiani era fatto oggetto di una vergognosa caccia all’uomo e di una rabbiosa delegittimazione anche verso l’estero (non ultimo, da parte di un improbabile e auto delegittimatosi Presidente della Camera), non avremmo, oggi, tutti quanti, qualche piccola sicurezza (non solo costituzionale) in più?

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1 COMMENT

  1. Larga condivisione e uomini del destino
    Ben detto, egregio Marcelli. Napolitano – già terza carica dello stato al tempo di uno sfascio al buio – è quello che è ed ha la sua sobria e responsabile storia (almeno non si è sposato perché glie l’ha suggerito il partito, credo). Speriamo comunque tutti che le cose vadano bene e finiscano in fretta, anzi, in frettissima. Perché alla fine potremo soltanto e come al solito prendercela con noi stessi, anche se avremo dato carta bianca. Carta bianca a chi, poi?

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