“La Lega alza troppo la voce, ma Bossi e il Cav. sono destinati a stare insieme”

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“La Lega alza troppo la voce, ma Bossi e il Cav. sono destinati a stare insieme”

12 Maggio 2011

In trent’anni di politica Maurizio Gasparri le campagne elettorali non le conta più. Ma quello di domenica è l’ultimo test prima delle politiche e ciò che diranno le urne potrebbe modificare gli scenari futuri. Il presidente dei senatori Pdl fa il punto alla vigilia delle amministrative, con messaggi chiari per Bossi, Casini e pure per ol Cav. sul futuro del Pdl.

Presidente Gasparri, quante campagne elettorali ha fatto?

Non le posso contare. La prima che ricordo risale al ’71 quando poco più che adolescente partecipavo ai comizi; tre anni più tardi con la campagna elettorale per il referendum sul divorzio il mio impegno in politica divenne costante e negli anni ‘80 assunsi i primi ruoli di responsabilità nel movimento giovanile del Msi girando molto per l’Italia a sostegno dei candidati.  

Insomma, è in campagna elettorale permanente.

Direi di sì, nel senso che il mio è stato e continua a essere un viaggio permanente nel paese che dura da trent’anni. Al punto che per quanta strada ho fatto, sarei un ottimo consulente per il ministro delle Infrastrutture.

Cosa consiglierebbe a Matteoli visto che specie al sud ci sono problemi irrisolti da decenni?

Gli direi di andare avanti col piano di ammodernamento della rete viaria; verificare la tabella di marcia delle grandi opere, compresa la Salerno-Reggio Calabria che avrà la sua tappa conclusiva nel 2013. Ci sono gap infrastrutturali da superare come a Lagonegro, al confine tra Basilicata e Calabria, dove a un certo punto la strada diventa una strettoia molto pericolosa. Certo, i cantieri creano disagi agli automobilisti ma l’ammodernamento infrastrutturale è una delle priorità per migliorare la qualità della vita della gente e sostenere l’attività delle imprese.

In questa campagna elettorale però, il livello di scontro e di polemiche spesso è stato altissimo.

Si tende sempre a focalizzare l’attenzione sulle polemiche della campagna in corso, ma ce ne sono state di più drammatiche. La più sorprendente, invece, è stata quella del ’94 con la travolgente discesa in campo di Silvio Berlusconi, con un centrodestra ancora in equilibrio precario. Soprattutto per noi di An fu entusiasmante perché ci ritrovammo dal ghetto al governo, dopo anni di inagibilità anche fisica alla politica che rendeva rischioso perfino partecipare a un comizio. Polemiche ce ne sono pure in questa campagna elettorale ma francamente non mi pare un clima insostenibile.

Resta il fatto che il voto di domenica è quello che precede le politiche e per il governo è un test significativo.

Intanto va detto che dal 2008 a oggi ci sono state altre verifiche elettorali e siamo passati da 4 a 11 regioni nelle quali il centrodestra governa e da 30 a 60 province ottenendo dunque un consolidamento. Quello attuale è l’ultimo turno di una certa rilevanza prima delle politiche se, come tutto lascia immaginare, si svolgeranno alla scadenza naturale della legislatura.

E il risultato elettorale potrebbe dire molto sulla durata della legislatura, non crede?

Sono convinto che il governo andrà avanti in ogni caso e le sfide principali di questo voto le vinceremo. Su Milano c’è una grande enfatizzazione, io non sono tra quelli che dice ‘o Milano o morte’, mi rendo conto dell’importanza di questa sfida ma sono contrario alla cultura dell’ultima spiaggia, come fa chi si arrovella nel dibattito sul dopo-Berlusconi.

In che senso?

Il fatto che ogni giorno che passa siamo sempre più vicini al tempo in cui il centrodestra dovrà registrare cambi generazionali è un dato oggettivo e per certi aspetti banale, ma nessuno sa se accadrà tra un anno o tra cinque. E il dopo-Berlusconi di cui tutti parlano, non è detto che sia dietro l’angolo. Anche per De Gaulle fu così, poi lui ebbe un referendum che andò male ma il gaullismo non finì.

Dunque anche il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi? E come?

Non solo il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi, ma Berlusconi sopravviverà a questa tornata elettorale dove il centrodestra registrerà un incremento del numero di sindaci e presidenti di provincia. Il bilancio che da martedì si farà con la mappa delle città e delle province che da rosse diventano azzurre indicherà l’avanzata della nostra coalizione.

Come fa a essere tanto sicuro?

Faccio l’esempio della Calabria, a Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro è già certa la nostra vittoria. Statisticamente ci potrà pure essere l’effetto inverso, cioè il passaggio di qualche comune dal centrodestra al centrosinistra ma la somma complessiva dei più e dei meno sarà a nostro vantaggio. Non mi sfugge la valenza superiore della sfida a Milano ma sono contrario all’angoscia da primo e secondo turno che la sinistra sta tentando di diffondere: dopo quella per la prescrizione breve adesso si è inventata anche quella sul primo turno: è come dire, speriamo di perdere al secondo turno.

Sì, ma il primo a caricare la sfida per Palazzo Marino di un peso politico nazionale è stato Berlusconi. Cosa risponde?

 Non c’è dubbio. Ma dico: e se vincessimo al secondo turno che dobbiamo fare, andarcene in Groenlandia o celebrare la vittoria? A Milano Podestà vinse le provinciali al ballottaggio così come Alemanno a Roma e allora? E’ giusto enfatizzare, tuttavia a me interessa di più il risultato finale.

Come giudica l’uscita della Moratti sul passato di Pisapia?

Sono solidale con la Moratti. Probabilmente bisogna essere più precisi nei riferimenti al passato, ma il sindaco di Milano ha indicato da dove viene Pisapia, qual è la sua storia e cultura politica. E questo ci dice anche dove andrà. Certamente non in giro a sprangare gli avversari politici, perfino quelli interni alla sinistra, come facevano in passato alcuni movimenti vicini a lui, ma il punto è che intorno e insieme a Pisapia cammina e marcia la sinistra rifondarola, quella di Vendola, quella che vuole più moschee a Milano in una città che soffre molto i temi delle infiltrazioni fondamentaliste, ricordiamoci di Abu Omar; una sinistra favorevole ai registri civili per le unioni omosessuali. In altre parole, Pisapia ha frequentato male da giovane e si accompagna male da adulto.

Casini dice che il terzo polo sarà determinante ai ballottaggi. Condivide?

Il terzo polo non avrà candidati al ballottaggio, se qualche esponente centrista sarà sindaco, come ad esempio in Calabria, lo sarà perché è alleato col centrodestra. Il terzo polo potrebbe esercitare il suo peso più a Napoli che a Milano, poi è chiaro che se ci saranno ballottaggi, il terzo polo dovrà scegliere e mi auguro che non vada con la sinistra, ma prevalgano le posizioni di Urso e Ronchi.

Sì ma a Milano Bocchino è propenso a lasciare libertà di voto, non propriamente ciò che dicono Urso e Ronchi.  

Lei pensa che Bocchino abbia un peso specifico a Milano?

Risponda lei.

Ai milanesi dovrebbero spiegare chi è Bocchino e a nome di chi parla.

D’Alema marca stretto Fli e lancia segnali a Casini: vi preoccupa l’ipotesi di un alleanza con la sinistra in chiave 2013?

D’Alema vorrebbe fare di Casini un nuovo Prodi anche perché sa che la sinistra condizionata da Di Pietro e Vendola non vincerebbe mai le elezioni politiche. Per questo, suona la sirena a Casini ed altri per mettere in piedi un’altra armata Brancaleone come quella che sosteneva Prodi. Il modello lo abbiamo già visto e tutti sanno come è andata a finire.

Nel Pdl lei è tra quelli che spingono per riannodare i fili del dialogo con Casini, ma su quali basi visto che le parole sono finite?

Per il momento la situazione non tende all’intesa, ma è certo che su alcuni temi penso ad esempio al testamento biologico che la prossima settimana è alla Camera, ci possono essere convergenze; c’è poi un orizzonte comune in Europa con il Ppe e il fatto che i centristi hanno avuto i risultati migliori quando sono alleati col centrodestra. Ho incrociato il segretario dell’Udc Cesa in aeroporto e abbiamo avuto uno scambio di considerazioni: vedo la possibilità di un’intesa in prospettiva, non metterei una scadenza, non è uno jogurt, ma penso che potremmo incontrarci nuovamente.  

E l’alleanza Pdl-Lega quanto durerà?

Da parte della Lega rilevo troppa aggressività nella tendenza competitiva. E’ vero che ci sono le elezioni, ma inviterei il partito di Bossi a una maggiore riflessività. La Lega potrebbe anche essere tentata da un accordo con la sinistra ma su temi e valori importanti come famiglia, immigrazione, federalismo sa benissimo che non c’è possibilità di un percorso comune.

E quindi?

Archiviata la secessione, l’orizzonte strategico della Lega è con il Pdl.

Ma Bossi non ha ancora perdonato al Cav. l’intervento militare in Libia e in questa campagna elettorale ha evidenziato la sua distanza anche su altri temi. Rapporto in crisi?

Sulla Libia è stato fatto l’errore di non informare Bossi preventivamente e questo il Senatur non l’ha dimenticato. Una certa agitazione deriva anche dal fatto che pure per Bossi si avvicina il tempo della transizione, ma il punto vero è che Pdl e Lega sono destinati a un percorso comune di lungo periodo.

Berlusconi anche in campagna elettorale ha puntato molto sulla giustizia e la contrapposizione nei confronti delle toghe politicizzate. Non pensa che alla fine il livello e i toni di questo scontro possano allontanare la gente dal voto?

C’è un po’ troppo stress nei rapporti istituzionali e sono dell’avviso che sarebbe bene non alimentarlo, concentrandosi sull’azione di governo. Capisco tuttavia l’esasperazione di Berlusconi, costretto a passare più tempo in tribunale che a Palazzo Chigi. La nostra bussola restano le riforme costituzionali che servono al Paese: riequilibrare lo sbilanciamento dei poteri tra Csm e parlamento, accelerare l’iter dei processi , rendere il sistema giudiziario più efficiente. E’ su questo che stiamo lavorando.

Lei ha accennato al dibattito interno al centrodestra, ma forse prima del dopo-Berlusconi sarebbe il caso adesso di consolidare il partito. Che ne pensa?

E’ l’obiettivo al quale guardo. Occorre rafforzare il partito nel territorio più che parlare di transizioni o scenari futuri. Berlusconi deve credere in questo strumento, la leadership è importante ma c’è anche un partito da radicare di più sul territorio valorizzando questo modello.

Tuttavia indicando alla successione Tremonti, il premier per la prima volta ha scisso la leadership del partito dalla premiership. Secondo lei che segnale è?

Dobbiamo realizzare una maggiore vita democratica del partito, da qui nascono le risposte su leadership e premiership. Un dibattito questo che francamente non mi appassiona, esattamente come quello su chi salirà al Colle dopo Napolitano. Anzi, mi stupisco che a quest’ora della giornata non mi abbia ancora chiamato qualche giornalista per chiedermi chi vedrei bene al Quirinale. Pensiamo al presente, vedo in giro molti strateghi del futuro che non rappresentano nulla. Sarebbe meglio si muovessero, si alzassero dalle sedie e andassero a fare campagna elettorale. Mi fa molto piacere che Alfano si stia impegnando in questa campagna, come Tremonti che ieri era in Calabria e poi a Napoli, Milano e Bologna; Berlusconi ancora una volta ci ha messo la faccia e si sta spendendo in prima persona. Facessero tutti la stessa cosa…     

Almeno su una cosa concorda con Salvini (Lega) che nell’intervista all’Occidentale ha detto che in giro ci sono troppi ‘berluschini’?

Dico che bisogna occuparsi di cose concrete. In giro ci stanno anche molti ‘bossini’… Bossi e Berlusconi fanno la loro parte e ciascuno di noi dovrebbe fare la propria.