La Lega attacca ancora il Vaticano: “Basta ingerenze della Chiesa”

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La Lega attacca ancora il Vaticano: “Basta ingerenze della Chiesa”

26 Agosto 2009

Continua nella prima pagina del giornale della Lega "La Padania" la polemica tra Chiesa e Carroccio sugli immigrati. Secondo il quotidiano "se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesiastiche proseguiranno in questa politica marcatamente interventista nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della politica e delle istituzioni al di là di ogni ragionevole confine di neutralità delle rispettive sfere di intervento, bisognerà inserire nell’agenda delle riforme anche una revisione di Concordato e Patti Lateranensi. Non ci pare il caso".

E’ quanto riportato in un editoriale del giornale filo-leghista, che poi continua: “Le critiche di monsignor Vegliò a Calderoli sono solo l’ultimo episodio di una lunga serie di ingerenze ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini delle gerarchie ecclesiastiche nelle faccende di uno Stato che, fino a prova contraria, è laico".

La Padania parla di "zelo interventista" della Chiesa citando "un atteggiamento fortemente ostile nei confronti del reato di clandestinità, una non malcelata diffidenza per le ronde e in generale un’avversione per lo spirito del decreto sicurezza".

Non tarda ad arrivare la risposta da parte del Vaticano: "Non mi fermo a raccogliere le pietre che mi lanciano dietro" è la secca replica di mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, interpellato in proposito. "Se parlano contro di me – dice Marchetto – posso rispondere solo che quando un arcivescovo, in coscienza, sa di aver fatto il proprio dovere dicendo ciò che la Chiesa insegna, non si ferma a raccogliere le pietre che gli lanciano dietro".