La lettera di Obama a Gheddafi
19 Marzo 2011
di Redazione
Quel buontempone di Gheddafi non si smentisce mai, neppure quando stanno per piombargli in testa le bombe dei francesi e degli inglesi. Prende carta e penna e scrive una lettera accorata al presidente Obama, chiamandolo “figlio mio”, nel senso di figlio dell’Africa, e assicurandogli che se anche ci fosse una guerra fra gli Stati Uniti e la Libia questo non farebbe cambiare l’immagine filiare che di Obama ha il rais.
Poi il Colonnello agita astutamente una minaccia che fa breccia nel cuore degli americani, e non solo loro. Al Qaeda. “Al Qaeda è una organizzazione armata”, scrive Gheddafi, “che si muove in Algeria, Mauritania e Mali. Cosa fareste voi americani se un giorno scopriste che i terroristi controllano le città americane con la forza delle armi? Ditemelo, cosicché io possa seguire il vostro esempio”.
Il rais ha anche spedito altre tre missive, a Sarkozy, Cameron e Ban Ki moon ritenendoli i diretti responsabili della Risoluzione votata in Consiglio di sicurezza che ha autorizzato l’intervento militare e la no fly zone sulla Libia. I toni cambiano: “Vi pentirete amaramente di ciò che avete fatto se solo proverete a interferire nelle questioni interne della Libia.
Obama non ha ancora risposto alla missiva del Colonnello. Ci permettiamo di farlo noi, immaginando che il presidente americano scriva: “Caro Colonnello, purtroppo le cose tra i nostri due paesi si sono messe male. Ma come ho avuto modo di dire stamattina ai leader del Congresso, democratici e repubblicani, che ho incontrato nella situation room della Casa Bianca, attualmente non è in programma alcun coinvolgimento degli aerei americani nell’intervento contro la Libia. In questa fase, mio caro Colonnello, posso tranquillizzarla, come presidente degli Stati Uniti non ho autorizzato il dispiegamento di nessun soldato o aereo di combattimento”.
Purtoppo non l’abbiamo immaginato, è proprio quello che ha detto Obama.
