Home News La lezione siciliana suona la sveglia al Pdl. Alfano raddoppia e avverte il Cav.

Il segretario fissa le primarie e si candida

La lezione siciliana suona la sveglia al Pdl. Alfano raddoppia e avverte il Cav.

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Sicilia docet. Il laboratorio del centrodestra che non c’è e per questo punito dal voto, è lo specchio nel quale il Pdl dovrà guardarsi per non fare la stessa fine tra cinque mesi. Perché nei personalismi che hanno portato alla commedia dell’assurdo tra Musumeci e Miccichè che insieme avrebbero preso il 40 per cento dei consensi, c’è molto di ciò che da mesi sta avvenendo a Roma. L’altra faccia dello specchio è, da un lato il 53 per cento dei siciliani rimasti a casa, più o meno la stessa cifra che i sondaggi continuano a rilevare per le politiche; dall’altro l’avanzata di Grillo. Tripla lezione per il Pdl. Ma non solo.

Tocca ad Alfano spiegare il perché, dopo due giorni di silenzio – voluto – che seguono il ‘ciclone Cav.’ da Villa Gernetto. E in quello che spiega ci sono messaggi in codice per più destinatari, fuori e dentro il Pdl, non escluso lo stesso Berlusconi: il miglior regalo alla sinistra è andare divisi al voto. Affermazione lapalissiana se ci si ferma alle parole, ben più significativa se si applica alle tensioni degli ultimi mesi che il segretario ha dovuto parare e ricondurre a sintesi. Nella conferenza stampa attesissima, attorno alla quale aleggiavano gli auspici dei falchi affinchè si traducesse nell’annuncio delle sue dimissioni, Alfano non lascia, anzi raddoppia. E lo fa per dire che la maggioranza del partito sta con lui, sull’europeismo, sul sostegno a Monti e sull’agenda economica che, tuttavia, a Monti chiede un cambio di passo su tasse e legge di stabilità.

Il messaggio ai pluridestinatari è netto: se si apre la caccia interna tra anti-montiani e filo-montiani, se si continua a tirare bordate distruttive anziché costruire, se non si toglie la licenza di parlare a nome di Berlusconi a quelli che lo fanno, non si va da nessuna parte. Anche qui la lezione siciliana aiuta a tradurre, se è vero che il Pdl dal 33 per cento delle precedenti regionali (primo partito) è passato al 12 per cento di oggi (terzo partito superato da quello di Grillo, esattamente come confermano i sondaggi a livello nazionale). L'avvertimento: se la linea del Cav. è quella di Villa Gernetto, la maggioranza del partito sta da un’altra parte. Alfano non  rompe con Berlusconi, anzi è molto attento a non sconfessarne le parole e lo fa anche per lo stesso motivo per il quale rivolge agli altri l’invito a non marciare per bande, eppure il senso del suo ragionamento non cambia. Chiarisce di aver parlato con l'ex premier il quale condivide l’analisi sul voto in Sicilia.

Il raddoppio sta in due mosse: Alfano ufficializza la data delle primarie e ifficialmente dice che si candida alla leadership. Un modo per sfidare in campo aperto i potenziali avversari ma pure per consolidare il suo ruolo potendo contare sul sostegno della maggioranza del gruppo dirigente. E la fotografia dei big presenti in conferenza stampa lo racconta. Tra i destinatari della missiva c’è anche Casini per il quale basta la vittoria di Crocetta in Sicilia a fargli considerare (e dichiarare) ‘ineludibile’ l’alleanza tra moderati e progressisti. In realtà, il leader Udc dimentica alcuni dettagli non irrilevanti: che in Sicilia gli uomini di Sel che sono andati da soli e da soli sono rimasti fuori da Palazzo d’Orleans, sono espressione della minoranza interna al partito di Vendola; che a Roma Vendola ha già firmato la Carta di intenti con Bersani; che Vendola corre alle primarie del centrosinistra.

Alfano rilancia il progetto dei moderati buona parte del quale si regge proprio sulle sue spalle e su quelle del gruppo dirigente che gli fa quadrato attorno. Anche perché ben consapevole che l’oltranzismo dei falchi porterebbe il partito nel recinto dell’isolamento. Non a caso sul sostegno al governo Monti scandisce: “Per quanto ci riguarda questo governo resta”. La controprova arriva quando dichiara che oggi il partito voterà ‘compatto’ il ddl anticorruzione sul quale l’esecutivo ha posto la fiducia e al tempo stesso conferma il pacchetto di modifiche chieste sulla legge di stabilità. E quando gli domandano se si senta sconfessato dalle parole di Berlusconi replica: “Sono fortemente convinto delle mie idee che sono largamente condivise nel Pdl”.

Nel quartier generale di via dell’Umiltà si fa osservare un altro aspetto: a giorni il segretario darà seguito – cioè nomi e volti – a quanto annunciato una settimana fa a Norcia al convegno di Magna Carta, cioè l’ufficializzazione della nuova squadra che lavorerà con lui alla campagna per rilancio del partito e primarie. Fissata la data, ora servono le regole. Oggi la prima riunione dei vertici - assente il segretario in quanto candidato -, poi la definizione di una road map di iniziative da qui al 16 dicembre. Ma tra oggi e domani potrebbe essere convocato l’ufficio di presidenza del Pdl con due dossier sul tavolo: partito e voto in Sicilia.

Il terzo dossier che potrebbe aggiungersi è un chiarimento, a questo punto necessario, sulla linea politica, se la lezione siciliana ha insegnato qualcosa.

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11 COMMENTS

  1. La seduzione del Vinavil
    Boh … Alfano è sicuramente una persona seria. Però, in quello che sta costruendo, c’è la stessa forza seduttiva del Vinavil con cui sta cercando di incollare i pezzi. Manca l’anima. Non è colpa sua, ovviamente. Ma in politica serve carisma, oltre che capacità organizzativa e dialettica, e l’attuale segretario non accende certo l’entusiasmo.

  2. Occorrono programmi
    Sarà che sono, per struttura mentale e culturale, un elettore piuttosto “razionale”, ma non sento, nel PdL, la mancanza di un “leader carismatico”. Anzi, mi auguro che tale mancanza induca i candidati alle primarie a confrontarsi sui programmi e non a contendersi una “leadership” deatinata arimanere sulla carta. Occorrono programmi chiari, semplici (scritti in italiano, non in “politichese”!) e ispirati a quei valori eterni, come la vita e la famiglia, che distinguono, oggi, l’uomo di destra dall’uomo di sinistra. Ho saputo, da amici siciliani solitamente ben informati, che Musumeci si è alienato l’appoggio degli ambienti cattolico-conservatori dell’isola, infilando nella sua lista un attivista gay di primo piano come Mangano, ed assecondando un’incomprensibile apertura entusiastica del PdL alle unioni civili tra gay. Sono questi i temi su cui confrontarsi alle primarie, se si vorrà ricostituire un polo veramente conservatore. Se no, tanto varrà proseguire ad infinitum l’inciuciatissima maggioranza che sostiene Monti, e che piace tanto a Casini.

  3. I programmi ci sono. Manca un leader
    Manifesti e riflessioni di valore non mancano nel PdL. Il programma c’è ed è sempre lo stesso, condivisibilissimo, dal ’94. Il problema sono gli uomini e le donne in grado di fornite l’energia, anche morale, necessaria ad avviare la macchina. È a ciò che serve un leader. Oggi, in quel partito sono tenuti tutti in scacco da Monti e Napolitano (ed il codazzo di opportunisti capeggiati da Casini) che agitano lo spauracchio della crisi. Nessuno che trovi il coraggio di affrontare gli stregoni vudu e svelare l’inganno dello spread, con il quale tengono soggiogata l’intera nazione. Lo stesso Berlusconi tituba e si muove a scatti creando solo imbarazzo. Eppure basterebbe mettere a frutto la cultura liberale ed antistatalista che permea le menti migliori del partito per ritrovare la sintonia con l’elettorato di riferimento. Nossignore, la cifra che di questi tempi caratterizza il PdL è una paura matta. Per questo ci vorrebbe una personalità carismatica.

  4. Ulisse, lo spread non è umorale
    Lo spread non è umorale: se l’Italia è solvibile, scende; se viceversa potrebbe non pagare, sale. Tutto qui. Del resto un anonimo Buttiglione profetò una discesa vertiginosa con l’uscita di Berlusconi e l’insediamento di Monti, ma ciò non avvenne poiché i mercati guardarono e guardano alle capacità di recupero del paese e non da quante tasse può pagare, poichè da ciò dipende la solvibilità e non da altro, il quale altro può interessare i soliti nostrani bolsi malpancisti giusto per sciaquarsi la bocca ed accreditarsi come novelli soloni di cui tener conto in future compagini; non si sa mai.

    Berlusconi. Quest’uomo non è riuscito totalmente nell’intento ma un magistrato ha anche detto che se gli mollliamo un ceffone un giorno si e l’altro pure! Quindi sarebbe bene prima di tutto non nascondersi dietro un velo d’ipocrisia con cui additare Berlusconi come un perenne e riottoso rinviato a giudizio “qualunque” e parimenti assolvere la magistratura: questo lo lasci a Bersani. E lei, liberale, dovrebbe per senso di equità mischiare anche un po’ di ciò alle reprimende a carico di Berlusconi tanto in voga in questo momento e come Cazzola, al quale ho già risposto, ha fatte proprie senza se e senza ma.
    Ed anche lui si professa liberale (con un bel trascorso in Cgil però). Per finire, vedo che lei chiama in causa la giornalista per quella sua “pimpante” descrizione dell’articolo e badi che non intendo affatto prendere le difese di Lucia Bigozzi la quale sa ben farlo da sola, quanto notare che ciò che non è più sostenibile da lei, Ulisse, diviene automaticamente oggetto di scherno, o di un sarcasmo di sapore quasi vendicativo e giammai di critica perché vede deridere qualcuno, a parte l’encomio di altri come lei, non produce nei fatti alcunché. Viceversa, proponga oltrechè demolire ed affronti la critica ed in tal caso avrà degli interlocutori con cui confrontarsi e guardi che ciò sarebbe ben più gratificante, anche se talvolta in disaccordo, che non sparare al moribondo. E già che mi sovviene: noi confidiamo attualmente in un quasi nonagenario con in mano le sorti di 60 milioni di italiani! E sarà però il futuro, non proprio prossimo, a dirci se nella scelta di Monti in ossequio alla Merkel, ci fossero obbligatorietà e senilità insieme. Stia bene.

  5. errato invio
    Mi sono accorto ad invio avvenuto che l’articolo al quale mi riferivo era si a firma Lucia Bigozzi ma non questo, bensì un altro del quale ho però perso traccia. La mia era difatti una risposta al lettore Ulisse ed in contesto ovviamente diverso. Mi scuso nuovamente e nel caso che non sia più abbinabile come commento all’articolo in questione potete senz’altro decidere di non pubblicarlo. Grazie per la cortesia.

  6. La sinistra ha vinto con il
    La sinistra ha vinto con il 15% degli elettori.E sarebbe una vittoria storica!Con l’astensione è ovvio che si avvantaggi la sinistra.Miccichè,dopo le vittorie strepitose,è quello che ha diviso il pdl e portato Lombardo.Faide che nel pdl abbondano.Un leader carismatico non lo si compra al mercato e di leader carismatici non ne vedo da nessuna parte,salvo l’istrionismo di Grillo,che si avvantaggia di chi segue qualche banale slogan a quello che effettivamente dice sulle varie questioni su cui ha aperto bocca.Berlusconi,con tutto il suo carisma,non è che abbia poi fatto granché.Ci vogliono programmi e gente credibile per attuarli.Berlusconi avrebbe fatto meglio a far crescere una effettiva nuova classe dirigente,invece delle mummie ricevute dai vecchi partiti.Ma lui amava l’anarchia nel pdl.Si vedono le conseguenze.E,visto anche che gli elettori,come in tutto il mondo,hanno la memoria corta e non si ricordano delle prodezze della sinistra,fosse Alfano fosse pincopallino,alle prossime elezioni il pdl avrà la batosta più che annunciata.

  7. E chi,anche fra gli elettori
    E chi,anche fra gli elettori di destra,smania tanto per Grillo,si legga quello che pensa.Compreso l’ “onesto” Di Pietro al quirinale.Va bene detestare questi politici,ma andare fuori di testa…..

  8. Caro Tortoli
    Gentilissimo Giancarlo,
    le rispondo anch’io su questo forum, anche perché credo che ci sia stato un qualche ‘sovvertimento’ in quello originale
    Sono d’accordo con lei: la collega Bigozzi non ha bisogno di avvocati d’ufficio. Ma, che sia una ‘berlusconiana’ doc…non credo sia smentibile. Non è reato come ho avuto occasione di scrivere in un altro forum. Io sono un liberal e rispetto le idee degli altri, ma quando ci si confronta e si disputa sulle idee bisogna stare alle regole del gioco e se queste portano a qualche colpo di fioretto, tra ironia e sarcasmo, purchè nei limiti della correttezza, bisogna starci.
    .Tengo inoltre a precisare che non è costume del sottoscritto ‘sparare sulla Croce Rossa’ o al ‘moribondo’ come più crudamente scrive lei. E’ un esercizio che non mi appassiona. Non godo delle sconfitte altrui, penso che siamo entrati tutti, noi italiani, dentro un vortice di follia e questo non mi fa stare tranquillo. Tortoli, che lo spread non sia umorale, lo so anch’io, ma i mercati votano sulle persone e sui loro comportamenti. Persone e comportamenti, leggi politici e loro azioni, a prescindere da Berlusconi,non sono tranquillizzanti per il futuro. Comunque, visto che lei lo ha citato, credo che che Cazzola abbia ragione quando dice che per rimediare ai suoi problemi, Berlusconi , non esita a trascinare il paese in una tragedia greca, con dichiarazioni non è in linea con la personalità di uno statista serio, quale dice, da sempre, di essre, ma piuttosto con un personaggio wagneriano da ‘Caduta degli Dei’. Il ‘muoia Sansone con tutti i Filistei…” è una vecchia pratica di questo paese…e, questo glielo concedo, non è una pratica cominciata da Berlusconi.
    Non credo, inoltre, che la Germania della Merkel sia la causa dei nostri mali. Caro Tortoli, qui c’è un paese fermo da vent’anni, nel corso dei quali ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità: aziende decotte salvate dallo Stato, un welfare che ha aiutato solo i parassiti, calamità naturali, come l’Irpinia, trasformate in idrovore che ingoiavano soldi dei contribuenti. Finanziamenti a pioggia, spese elettorali a la carte….che c’entra la Germania con questi comportamenti da dissipatori folli?

  9. Gentile Ulisse,
    vedo che continua a ‘etichettare’ il mio lavoro. Liberissimo di farlo, come io di smentirlo semplicemente perchè non è così. Da giornalista seguo le vicende del centrodestra e in particolare del Pdl da molti anni: si può criticare ciò che scrivo, confutarlo o condividerlo ma sempre stando ai fatti. Trovo ingiusto e scorretto bollare il mio lavoro come quello di una ‘berlusconiana doc’, perché ciò che cerco di analizzare è quanto accade dentro un partito al termine di un ciclo storico-politico, non certo propalare posizioni personali. Le mie idee politiche – che lei peraltro non conosce – le tengo doverosamente fuori dalla mia professione. Per deontologia professionale e per correttezza nei confronti di chi ha la pazienza e la cortesia di leggere i miei articoli.

  10. Bertolt Brecht
    Ho capito, gentile collega, ho torto io, ragione lei.
    Farò come in quell’aforisma di Bertolt Brecht:”
    Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”.

  11. Una domanda per Marco
    Marco dice che il centro-destra il programma ce l’ha già, quello del 1994. Gli faccio una domanda: forse che di quel programma facevano parte le unipni civili fra gay, “appoggiate”, alle ultime elezioni, dal PdL siciliano? Non mi sembra proprio. Questo solo fatto dimostra che nel PdL d’oggi le idee non sono più quelle, poche ma chiare, del 1994, ma, invece, molte e confuse.

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