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La libertà d’espressione gira poco anche su YouTube

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La giunta militare thailandese, al potere dopo il golpe del 2006, nei giorni scorsi ha oscurato il famoso sito web di condivisione gratuita di immagini YouTube. Il motivo? Il filmato di un utente che oltre a ritoccare le foto del volto del re con nasi da clown e rossetto vi sovrappone parzialmente delle immagini di piedi, in un accostamento considerato blasfemo dal buddismo che ritiene la testa la parte più sacra del corpo ed i piedi quella più infima. Questa semplice carnevalata è stata considerata un oltraggio al sovrano Bhumibol Adulyadej dalle autorità thailandesi, che non prendono alla leggera queste cose: offendere i componenti della famiglia reale costituisce un reato, punibile con la galera da tre a quindici anni. E la legge non è come quella sul vilipendio al Tricolore in vigore in Italia, scritta solo sulla carta: settimane fa il cittadino svizzero Oliver Rudolf Jufer è stato condannato a vent'anni di galera per aver ritoccato satiricamente cinque immagini del re, pena ridotta poi a “soli” dieci anni in seguito alle scuse di Jufer. Perciò quando Google, che gestisce YouTube, si è rifiutato di togliere il video, è scattato l’oscuramento.

Oltre al giusto sdegno di fronte a fatti del genere, che dimostrano come la libertà d’espressione sia ancora un traguardo lontano in troppe parti del mondo, in un osservatore italiano non può non sorgere il sorriso. Da tredici anni, comici, artisti, giornalisti, semplici cittadini di sinistra si sono lanciati in un linciaggio satirico e mediatico di Berlusconi che non ha eguali negli altri paesi europei. Tanto per darne un’idea rimanendo in rete, se si va sul motore di ricerca Google e si cercano immagini per la parola “Berlusconi”, le prime venti trovate automaticamente dal server sono fotomontaggi o vignette di Berlusconi che lo ritraggono nudo, in pose porno, o nei panni di Hitler. E pensare che in Thailandia se la prendono per un po’ di rossetto: se quella legge fosse applicata da noi andrebbero in galera migliaia di cittadini politically correct.

Casualmente negli stessi giorni YouTube ha incrociato la politica italiana per un altro caso. Il Consiglio Nazionale del Nuovo PSI ha visto la discussione tra la corrente di De Michelis, pro Unione, e quella di Caldoro, pro CDL, degenerare prima in urla e poi in spintoni tra i seguaci dei due leader che affollavano la sala. Non poteva mancare qualcuno che con un cellulare riprendesse il tutto e lo mettesse online, su YouTube appunto. A parte la facile ironia sui partitini eredi del glorioso Partito Socialista Italiano, che raccolgono ciascuno a stento l’1,4% dei voti e riescono a spaccarsi in correnti come quando Craxi prendeva il 14%, non si tratta certo di un bel messaggio trasmesso dalla politica. Ma non è solo la politica a dare il peggio di sé su internet.

YouTube sembra essere diventato il canale attraverso il quale si diffondono, oltre naturalmente a tantissimi contenuti che hanno un loro valore o che sono semplicemente innocui, tutti i frutti peggiori di un Paese che ha fatto dei reality show i programmi più seguiti dell’ultimo decennio. E se il video della propria moglie che si cambia in camera da letto, girato di nascosto dal marito, può restare tutto sommato una squallida idiozia di lui, assumono una certa gravita i molti filmati girati coi cellulari dagli alunni delle scuole italiane finiti su YouTube. Video di ragazzi che chiedono alle compagne del sesso orale, che palpeggiano o fingono di palpeggiare una giovane professoressa, o che chiedono ad un'altra se non guadagnerebbe di più facendo la puttana.

Se è questo quello che succede nelle aule italiane senza che né presidi, né insegnanti, né genitori facciano nulla, non si può non preoccuparsi. Nella scuola si sciopera per ogni minimo motivo, ma nessuno incrocia le braccia e protesta per come l’insegnamento è umiliato proprio da chi dovrebbe riceverlo. Galli Della Loggia parla non a torto sul Corriere della “morte dei padri”, intesa come crisi della capacità degli adulti di trasmettere ai figli i valori e i modelli comportamentali basilari per il vivere sociale. Ma oltre a incolpare i postumi del ’68, il politically correct e la scalcinata scuola italiana, bisognerebbe considerare anche le colpe dei singoli, e più che di morte dei padri si tratta forse del loro suicidio: un genitore che invece di prendere a schiaffi un dodicenne viziato gli regala un videofonino di ultima generazione è la prima causa del suo male, e non può che piangere se stesso. Tra gli arresti della giunta militare tailandese e la degenerazione degli adolescenti italiani, il buonsenso di un educatore potrebbe trovare molte ragionevoli vie di mezzo.

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