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Le prime elezioni libere nel post-Gheddafi

La Libia vota per una Costituzione: resta il nodo dell’unità territoriale

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Finalmente le prime elezioni. Da questa mattina, i libici vanno al voto, in quelle che sono in tutto e per tutto le prime elezioni libere da 43 anni a questa parte. Quasi tre milioni di libici, in tutto l’80% degli aventi diritto, saranno chiamati a eleggere un’Assemblea costituente che scriva una Costituzione libica

Val la pena ricordare che tra il 1969 e il 2011, ovvero dalla presa di potere di Muammar Gheddafi all’intervento Nato che ha condotto il raìs alla morte per linciaggio, l’unico testo pubblico di riferimento per i libici era appunto il ‘libretto verde’ gheddafiano.  Una volta approvata, gli eletti saranno chiamati poi a risottometterla al popolo libico con un referendum approvativo.  

Più di 4000 candidati competono oggi per i 200 seggi in palio, 120 dei quali saranno riservati a candidati indipendenti - per permettere alla comunità locali di essere rappresentate - e i rimanenti 80 andranno invece ai partiti politici in corsa, i quali sono più di 130.

L’Assemblea costituente, che ufficialmente si chiamerà Conferenza pubblica nazionale libica, oltre a redigere la Carta fondamentale della Libia post gheddafiana – operazione che presumibilmente richiederà almeno sei mesi di tempo – dovrà anche vigilare sulla gestione delle risorse petrolifere del paese, le infrastrutture, la politica estera e di sicurezza.  

Una tornata elettorale che sarà caratterizzata da un braccio di ferro da una parte tra il partiti liberali dell’Alleanza delle forze nazionali (Tahalouf al-quwwa al-wataniyya), federate da Mohamud Jibril, l’ex primo ministro libico nel Consiglio nazionale di transizione presieduto da Mustafa Abdul Jalil e dall’altra dal partito islamista della Fratellanza musulmana, il partito “Giustizia e sviluppo” (Hizb al-adala wal-bina), affermatisi anche in Egitto, Tunisia e Marocco in questo ultimo anno di rivolte arabe. Una ‘tenzone’ politica sul ruolo della religione nella sfera pubblica, in un paese al 96% di religione musulmana.

Ma solo in apparenza le elezioni di oggi si muovono sulla linea di faglia ‘ruolo della religione’. In realtà, la grande sfida che attende l’Assemblea è tenere insieme un paese ancora fortemente caratterizzato da forti identità locali tribali che corrispondono spesso alle divisioni esistenti tra le tre regioni che compongono la Libia: la Cirenaica, la Tripolitania e la regione meridionale del Fezzan.

Dalla capacità dell’Assemblea costituente nel riuscire ad approvare un testo costituzionale in grado di trovare un equilibrio duraturo tra le necessarie funzionalità del governo centrale e il riconoscimento delle identità e di poteri ai gruppi tribali locali, dipenderà il futuro della ‘Nuova Libia’ nata dal ‘regicidio’ di Muammar Gheddafi.

 

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