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La linea rossa che unisce Bertinotti e Lafontaine

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Da quando "Oscar il rosso" è tornato sulla scena politica da leader del partito di estrema sinistra Die Linke, il populismo la fa da padrone nel sistema politico tedesco facendo dell’antipolitica la sua politica.

Nato in origine dall’unione di una costola delusa della SPD e dai post comunisti del Partito della sinistra (prima SED poi PDS) guidati da Gregor Gysi, il Die Linke é l’ultimo degli esperimenti politici guidati da Lafontaine insieme al regista Lothar Bisky già da tempo militante nel PDS.  Il 16 giugno scorso nuova linfa scorre nelle vene del Linkspartei PDS. Dall’unione del partito di protesta Arbeit & soziale Gerechtigkeit – Die Wahlalternative (WASG) con il partito di estrema sinistra – Linkspartei PDS – é (ri)nato – (o forse dovremmo dire che il Linkspartei PDS ne é uscito rafforzato grazie al WASG che dal 16 giugno a oggi gli ha portato ben 3000 nuovi iscritti) - rosso fiammante il Die Linke.

A fusione avvenuta manca solo il programma per il nuovo partito, un programma che sia per qualcosa e non solo contro l’attuale operato del governo di grande coalizione. Lafontaine uscito dalla SPD nel 1999, dopo aver ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze per un anno, dal 2005 fa parte del partito Linkspartei PDS e dal 16 giugno scorso guida le sorti del rinnovato Die Linke.

Da lì Oscar combatte, combatte ma non da solo, lo fa insieme a Lothar Bisky, come a voler dire che una poltrona per due é possibile anche tra i banchi dell’opposizione più estrema. I suoi avversari sono il suo passato: il governo di Lady Merkel e il suo vecchio partito, la SPD. Il suo esordio da leader nella estrema sinistra lascia intendere che Lafontaine lotta contro l’altra metà di se stesso essendo stato nel passato leader della SPD. Più che a favore o pro qualcosa, egli é "contro". Contro la Merkel, criticata per aver dimenticato le sorti della ex Germania dell’est, contro la la Harz IV di matrice schroderiana, contro la riforma delle pensioni, contro la missione in Afghanistan, che vede l’impegno costante della marina e dell’esercito tedesco, contro i tagli al sistema sociale, contro Kurt Beck, definito da Oscar prima "un uomo con un deficit intellettuale" poi per scongiurare una querela, uno "stratega senza strategie".

Oscar non risparmia nessuno e si schiera perfino contro il vice cancelliere Müntefering soprannominato "Großmaul". In pratica é solo contro tutti. Le sue posizioni controverse, le sue dichiarazioni populiste preoccupano più la SPD della CDU. Da leader del nuovo Die Linke non solo critica e attacca tutti, tanto da essere stato ribattezzato dalla stampa tedesca "cane rabbioso" ma promette una "nuova Gerusalemme", consapevole che non dovrà rispondere con i fatti alle sue parole lasciate in libertà.

E allora dal palco promette un mondo senza conflitti, senza globalizzazione, con meno Europa e perfino senza immigrati. Non stupisce sapere che chi ha espresso positivi apprezzamenti verso Lafontaine e chi guarda con simpatia ad una sinistra che illude é il Presidente della camera Bertinotti.

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