Home News La lunga notte del ristoratore e il rischio di un “esproprio criminale”

I rischi della crisi

La lunga notte del ristoratore e il rischio di un “esproprio criminale”

0
6

Ormai è ufficiale: le misure restrittive imposte dal governo si protrarranno fino al 13 aprile e il prolungamento per un ulteriore periodo seguente è pressoché scontato. Con diligenza ed osservanza delle norme impartite si resta a casa. 

La riapertura, quando avverrà, dovrà essere razionale e rispondere quanto meno a tre criteri, tra loro correlati: in primis il tipo di attività (uno studio ingegneristico non pone le stesse problematiche del campionato di calcio); in secondo luogo la zona del Paese coinvolta (Matera, dove il contagio è stato pressoché nullo, per molti aspetti non potrà esser posta sullo stesso piano di Bergamo); e, infine, il numero di persone che la riapertura mobilita (impossibile equiparare un negozio e uno stadio di calcio).

Comunque la si metta, è evidente che per quelle attività che hanno a che fare col pubblico – chioschi, bar, ristoranti, alberghi, pensioni – la notte sarà più lunga e più nera che per altri. E bisogna considerare, peraltro, che per queste attività la “crisi” è iniziata già prima del blocco totale dichiarato dal governo: da tempo il cliente avveduto evitava il posto di ristoro pubblico, e molti di loro avevano chiuso spontaneamente per buon senso e attenzione al bene comune, prim’ancora che per calcolo economico.

Non è dunque eccessivo affermare che quest’ambito dell’attività economica è ormai allo stremo. Si pensi a quanti esercizi dovranno fare a meno di comunioni, cresime e matrimoni, viatico naturale verso quel po’ di guadagno che giunge con la bella stagione. Si pensi alle piccole pensioni che sorgono nelle zone costiere dello Stivale che hanno perso gli acconti depositati dai clienti per una Pasqua turisticamente ormai saltata e per l’estate semmai inizierà… E in genere chi ha un albergo o una pensione utilizza il guadagno della stagione estiva per attutire le perdite che si hanno in inverno quando le strutture sono chiuse.

Va considerato un altro aspetto. Quest’ambito dell’economia è importante per tutta Italia. In alcune zone dello Stivale, però, esso rappresenta la struttura e non la sovrastruttura del tessuto economico. Perderlo vuol dire perdersi il territorio. Il grido d’allarme, in tal senso, lo ha lanciato il senatore Quagliariello: “Ristoranti, bar, chioschi e attività di questo tipo sono entrati in sofferenza ben prima dell’imposizione delle misure restrittive, e al lockdown sono arrivati già in condizioni di difficoltà. Le spese stanno diventando insostenibili, e si ha già notizia di attività di ristorazione che ritengono di non farcela a riaprire. Senza contare il rischio concreto che la criminalità organizzata approfitti della situazione per impossessarsi direttamente o indirettamente di queste aziende e allungare le mani sul settore”.

A questa vera e propria emergenza deve rispondere il cosiddetto “decreto d’Aprile”. Fin qui, infatti, tutti i provvedimenti varati – è il pensiero unanime di quanti vivono di ristorazione  – non hanno avuto un occhio di riguardo per i proprietari di locali, bar, alberghi. Se qualcosa c’è stato, è stata poca roba. Ora che però i termini del problema sono chiari, non provvedere in modo strutturale sarebbe demenziale ed equivarrebbe a trasformare una situazione di crisi in un vero e proprio dramma.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here