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Le sfide della Repubblica governata da Gruevski

La Macedonia compie 20 anni, ma l’Europa resta ancora un miraggio

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La Macedonia ha festeggiato in questi giorni, precisamente l’8 settembre, i vent’anni di indipendenza. La giovane Repubblica era l’estrema periferia meridionale della Iugoslavia di Tito. Il Maresciallo Josif Broz, alias Tito, era riuscito per quarant’anni a garantire un miracoloso equilibrio al miscuglio multietnico. Nell’estate del 1991 la polveriera stava scoppiando. La Macedonia riuscì a uscirne in tempo per evitare la guerra fratricida. L’indipendenza fu proclamata in modo pacifico l’8 settembre 1991.

Oggi, vent’anni dopo dal quel settembre fatidico, la Macedonia, paese con due milioni di abitanti, è governato da Nikola Gruevski, primo ministro giovane, intraprendente e cinico, un personaggio "amato e odiato nella stessa misura dai suoi cittadini". Di lui ha scritto l’Economist.

Per il governo di Gruevski, come per la maggior parte dei governi dei Balcani occidentali, l’obiettivo principale è quello dell'integrazione euro-atlantica. Ma per la Macedonia questa sembra essere però un’ impresa molto difficile, poiché sono ormai tanti anni che il Paese si trova davanti alle porte della Nato e in attesa dei negoziati di adesione, ma tutto è sospeso a causa della disputa filologica sul nome con la Grecia.

Si discute del passato, ma non si vede che il presente sfugge come se fosse il bilancio statale della Grecia. La questione macedone iniziò quel giorno di vent’anni fa e dura ancora oggi. Al referendum dell'8 settembre 1991 i cittadini macedoni, con una vastissima maggioranza (quasi il 98%), confermarono la loro volontà  dell'indipendenza della Macedonia dopo lo scioglimento dell'ex Iugoslavia. Nell'aprile 1993 la Macedonia entrò alle Nazioni Unite con il nome Fyrom (acronimo in inglese che sta per Repubblica Ex-Iugoslava di Macedonia), poiché la Grecia si oppose subito all'utilizzo del nome “Macedonia”.

Il cammino del paese indipendente fu difficoltoso a causa delle conseguenze economiche della guerra e dei due embarghi, quello internazionale contro la Serbia e quello unilaterale imposto dalla Grecia. Va sottolineato che durante la guerra in Kosovo la Macedonia accolse circa 300.000 profughi e nel 2001 si trovò lei stessa alle soglie di una guerra civile. Dieci anni fa si sfiorò la guerra civile, poi la situazione fu risolta dalla Nato. Il conflitto scoppiò all'inizio del 2001 e durò otto mesi prima che il fattore internazionale, mediante l'esercizio di una forte pressione e attraverso un'intensa attività  diplomatica, portasse le parti al tavolo negoziale. La Macedonia registrò 60 vittime, mentre è tuttora sconosciuto il numero di quelle albanesi. L' Accordo di Ohrid modificò l'organizzazione costituzionale e politica del paese, cercando di garantire standard elevati per i diritti delle comunità di minoranza presenti nel Paese.

Ma si sa, i Balcani non hanno memoria. Oggi il ministro della Difesa macedone Fatmir Besimi è di etnia albanese e l’ex leader della guerriglia Ali Ahmeti è l’alleato di governo della maggioranza parlamentare. 
La politica e la società macedoni sono sempre stati uniti nel raggiungere l’obiettivo dell'ingresso nella Nato e nell'UE. La Macedonia ottenne lo status di candidato all'adesione nell'ormai lontano 2005, ma tutt'oggi è in attesa della data dell'inizio dei negoziati con Bruxelles. Nel 2008 la Nato constatò che lo stato macedone, insieme alla Croazia e all'Albania, soddisfaceva le condizioni per l'ingresso nell'Alleanza Atlantica, ma sempre a causa del veto greco, a differenza degli altri due che ne sono diventati membri a pieno titolo, è rimasta fuori dalla ‘porta’. 

 

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